Sostegno incondizionato

Date: 30 agosto, 2010  |  Posted By: Andrea  |  Category: Stuzzicante, Umorismo macabro  |  Comments: 0

Niente accade per caso

Date: 28 agosto, 2010  |  Posted By: Andrea  |  Category: Diacono  |  Comment: 1

Questa frase la ritroverete spesso nel romanzoNiente accade per caso, è in buona sostanza la chiave di volta sulla quale ho basato la filosofia alla base della storia che ho narrato.

Bene, io sono convinto che sia davvero così, ma non voglio vendervi il cammello adesso. Piuttosto vi voglio mettere a conoscenza di una delle miriadi di eventi piuttosto insoliti che mi stanno succedendo da un anno a questa parte. Stavolta ho una “prova” concreta, ma sapeste quanti casi come questi sono accaduti durante la stesura del romanzo, quante cose sono andate incastrandosi come per magia, quasi fosse davvero tutto già definito e io lo stessi solo scoprendo, passo dopo passo.

Ma la faccio finita, perché non voglio apparire più fuori di testa di quanto già non appaia. Veniamo alla fredda cronaca dei fatti.

Sto ritoccando alcune cosucce del romanzo e come faccio da un anno a questa parte, cerco brani musicali tratti da soundtrack di film per aiutarmi nel lavoro. Uso le soundtrack perché spesso sono prive del cantato e si trovano molti brani evocativi. Ho da poco rivisto Avatar e cercavo un brano in particolare. Vado su Youtube e inserisco come chiave di ricerca: “avatar soundtrack“. Clicco sul primo link della pagina e nella colonna di destra noto un titolo tra i tanti. Corrisponde a questo video:

Il pezzo mi intriga molto, ma non mi ricordo affatto che ci sia un brano simile nel film. Così sbircio nelle note sotto al video. C’è un link.

http://erikarbores.hyves.nl/

Che porta a questo sito olandese…

Ma come, mi dico, questo pezzo lo avrebbe fatto un ragazzino? Pare di sì. Sbircio nella pagina che vedo per cercare informazioni su sto piccolo Mozart della techno e sgrano gli occhi vedendo la lista di amici del ragazzetto…

La vedete cerchiata in rosso.
Una delle amiche di Erik si chiama… Tessa.
Sto andando fuori di testa, lo so.
Lo so.
Ormai l’ho capito…

Il Diacono: secondo stralcio

Date: 27 agosto, 2010  |  Posted By: Andrea  |  Category: Diacono  |  Comments: 0

Dopo il primo stralcio scelto dall’editore per la quarta di copertina, vi propongo questo altro brano, tratto dal prologo. Mancano due mesi all’uscita del romanzo…

Brasile, favela di Santo Joao
Tre settimane prima dell’esplosione

Quando fratello Nathan si trovò alle porte di quell’assurdo cimitero, pensò subito a uno scherzo di cattivo gusto. Squadrò il ragazzino che lo aveva guidato sin lì, ma quello sostenne il suo sguardo. Che diavolo di problema hai, monaco?, sembravano dire quei due occhi scuri e sfrontati. Nathan aveva poca voglia di scherzare, specie dopo essersi arrampicato per quasi mezz’ora lungo i vicoli della favela, erti come mulattiere e abbastanza roventi da togliere il fiato.

<Carlito>, disse al quindicenne con un braccio rotto legato al collo e una canottiera blu e rossa di una squadra di basket USA, <ti ho chiesto di portarmi da fratello Geremia, ricordi?> Nathan era nato in una favela come quella, sapeva quale tono usare anche se indossava un saio. Nessuno lo avrebbe mai scortato sin nel cuore nero della baraccopoli se non fosse stato un confratello di Geremia, ma questo non significava essersi già meritato il loro rispetto. Quello andava conquistato.

Nathan non aveva alcuna intenzione di tirarsi indietro. Avevano perso ogni contatto con fratello Geremia ormai da settimane, e lui aveva il compito di riportarlo a Vallombrosa. Padre Valdés li rivoleva tutti al monastero, prima possibile. Stava per succedere qualcosa, diceva, ed era necessario che per allora fossero tutti al sicuro e pronti ad affrontare la minaccia.
Aveva una missione da compiere e sarebbe andato sino in fondo.

<Entende Carlito?>, insisté rivolto al ragazzo.

<Eu entendo>, rispose Carlito. Poi varcò la soglia del cimitero.

Fratello Nathan si rassegnò e seguì il ragazzino.
Il cimitero sembrava una copia in miniatura della favela: aggrappato al dorso della collina con unghie di pietra spezzate e cotte dal sole, era disseminato di tumuli realizzati con materiali di risulta. Mattoni nudi, lastre di marmo sporco e lamiere ondulate. I sepolcri erano affastellati l’uno sull’altro, senza soluzione di continuità, come se ognuno di essi cercasse di conquistarsi un posto nell’aldilà a spese del vicino. Non c’erano croci o segni religiosi, solo nomi e date incisi. Il monaco seguì Carlito sino a una specie di slargo tra le tombe. Là in mezzo, come dimenticata nel terreno, era conficcata una croce di legno. Nathan sentì una morsa allo stomaco quando lesse il nome inciso sulla croce.

irmão geremia

In uscita a Ottobre 2010 per Gargoyle Books

Inferno di (acqua) cristallo

Date: 27 agosto, 2010  |  Posted By: Andrea  |  Category: Roba mia  |  Comments: 0

Amo i miei vicini. Pur di non farmi sentire nostalgia del mare, hanno deciso di trasformare casa loro in una piscina organizzando una serata di giochi con animazione da spiaggia. Il programma è stato più o meno questo:

Ore 19.45: Sorpresa!

Torno a casa dall’ufficio e sto per buttarmi sotto una doccia benedetta quando sento suonare alla porta. Tiro saracche che mi costeranno 3000 anni di lavori forzati nelle miniere di guano infernali e apro la porta accogliendo l’aspirante suicida con indosso un elegante accapatoio color sabbia che bene s’intona al rivestimento in gress del mio bagno e all’atmosfera balneare che mi appresto a vivere.

<Non hai sentito?>, dice il ragazzo del primo piano. <Piove dal quarto piano!>

Lo guardo cercando di decidere se sfancularlo o dargli retta, poi il soave rumore di un cascata d’acqua mi fa propendere per la seconda. Torno dentro e mi metto addosso maglietta bianca e calzoncini corti che uso per correre. La  raccapricciante mise da straccione, unita al fatto che sono scalzo, mi farà perdere parecchi punti alla prossima assemblea di condominio. Sono sempre scalzo in casa. Odio le ciabatte, le ritengo, dopo i calzini corti e la famosa <em>mamma dei cretini sempreincinta</em>, uno dei peggiori mali dell’umanità.

Una volta al piano piloties, mi trovo di fronte alla coreografia ideata da quei tesori dei miei vicini: scrosci d’acqua alti 4 piani che corrono lungo la facciata di marmo bianco, il sole ormai al tramonto si riflette sulle lacrime del mio vicino, che abita tre piani sotto al centro balneare.

Quanta poesia…

Ore 19:55: La festa comincia.

Il palazzo è mezzo vuoto, poca brigata vita beata! Non c’è nessuno sotto l’appartamento allagato (il primo appartamento a subire danni sarà il loro e non sappiamo come avvisarli), nessuno conosce le persone che stanno dentro a quella piscina pensile (il palazzo è nuovo, non ci si saluta tra vicini, io odio chiunque, quindi…).

Vengono chiamati nell’ordine: pompieri, vigili urbani, amministratore del condominio (ha il cellulare spento). I pompieri li ha chiamati il vicino di prima, e vuole che si abbata la porta dell’appartamento allagato.

Insiste.

I vigili del fuoco sono i primi ad arrivare, ma non fanno altro che guardare verso l’alto, annoiati. Eccheccazzo, dov’è l’incendio! Non c’è nemmeno un gattino in trappola, o una ventenne pettoruta da salvare. Solo una cazzo di piscina pensile. Sono in cinque e tutti guardano verso l’alto…

L’appartamento non è accessibile dalla strada, c’è una vietta laterale privata, di fianco alla chiesa, ma ci sono dei dissuasori di metallo.

Li portiamo dentro, in spiaggia.

La sciura del quarto piano che abita vicino all’appartamento allagato vede l’acqua che si avvicina a casa sua.

Io le dico: <Guarda che ti conviene mettere sul pavimento dei salviettoni per fermare l’acqua…>

La sua risposta: <Dici?> Lo dice coi piedini abbronzati poggiati su uno splendido e assetato parquet in rovere…

<Sì, dico>.

Ore 20:30: I soliti imbucati.

Mentre la sciura del quarto piano sta fissa davanti al suo appartamento osservando con orrore crescente l’acqua che avanza e i suoi salviettoni inzuppati d’acqua che ormai non trattengono più nulla, alcuni volenterosi dal secondo piano cercano di scopare via l’acqua per salvarle il parquet.

Io scendo coi pompieri in strada: sono arrivati i vigili.

Siamo in una botte di ferro.

Che affonda.

Son tutti professionisti, ma quello che fanno è grattarsi la testa e chiedersi “Che si fa?”.

Il mio vicino continua a dire: <Ma non la abbattiamo la porta?>

Il boss dei pompieri: <Senza permesso dei proprietari preferirei di no>.

Il vigile: <Ma non li avete chiamati?>

Io e il vicino, in coro: <Ma chi li conosce!>

Intanto dal condominio di fronte si affaccia sempre più gente. Arriva un secondo camion dei pompieri. Sul marciapiede di fronte al condominio ci sono adesso un totale di 10 vigili del fuoco che guardano verso l’alto e non fanno un cazzo, ma lo fanno con stile.

E l’acqua continua a uscire da ogni pertugio…

Ore 20:40: Gesto eroico!

Sono tornato dentro al palazzo e vedo che al piano terra, scende acqua sulla porta dell’ascensore. Torno su e al terzo piano (ci abito io!) vedo che l’acqua sta colando dal controsoffitto in cartongesso, gocciolando persino dalle plafoniere. Si sta infilando nei tubi dell’impianto elettrico. Non facciamo in tempo a chiederci se sia il caso di staccare la corrente (il vicino, quello che vuole abbattere la porta, inizia a ipotizzare incendi causati da cortocircuiti… gli faccio notare che stiamo annegando) che le luci lampeggiano e saltano.

Siamo al buio.

Scendo verso il locale dei contatori.

La vecchina del primo piano, terrorizzata, esce a chiedere cosa succeda, poi ne aprofitta per lamentarsi (come sempre) dell’amministratore. Scappo prima che attacchi bottone abbandolandola al suo triste destino (bastardo!) e approdo al locale contatori.

E’ saltata solo la luce delle scale.

Per un istante, breve ma intenso, anni di filmacci horror mi fanno pensare a quanto segue: alzo gli interruttori che danno corrente alle scale e tutti quelli che si trovano coi piedi a mollo sui pianerottoli muoiono folgorati in un’esplosione di scintille. Valuto che l’assicurazione non coprirebbe anche quello così rinuncio all’esperimento.

Torno sul marciapiede e informo i pompieri della cosa.

Non gliene può fottere di meno.

Il vigile urbano che comanda fiero la truppa, chiama il titolare dell’immobiliare che ha venduto gli appartamenti per sapere il nome e il telefono dei titolari del centro balneare. Mentre questo ci pensa, uno dei pompieri dice: <Ma non c’è un rubinetto d’intercettazione esterno per chiudere l’acqua?>

Io lo guardo con l’occhio pallato e – giuro – a voce troppo alta esclamo: <OH CAZZO!> poi lascio lì 10 pompieri e 3 vigili e – rigiuro – parto di corsa ributtandomi dentro nell’inferno di cristallo manco fossi Bruce Willis, ma mi sento troppo pirla per non averci pensato prima. Diciamo che corro perché mi sento un fottìo in colpa.

Faccio le scale di corsa, al buio e piombo sul pianerottolo al quarto piano dove il tempo semra essersi fermato: scopano via l’acqua alla luce delle torce elettriche, mentre la solita sciura è ferma sulla soglia di casa a guardare il suo parquet. Non fa un cazzo per aiutare gli altri, sta solo lì a guardare casa sua. Le chiedo quale sia il suo contatore dell’acqua, ma non lo sa.

Ci sono sei linee (tre per l’acqua calda e tre per la fredda) con altrettanti contatori e valvole, per tre appartamenti. Decido di chiuderle tutte. Le prime due linee vanno via lisce, le valvole della terza non si muovono. Arriva il vigile del fuoco che illumina il vano tecnico sul pianerottolo con la sua torcia e io – smadonnando e sudando – gli dico che le valvole non si chiudono.

Lui non si muove.

Torno fuori e prendo uno straccio per cercare di fare forza sulla valvola: niente da fare. Però sta volta il pompiere mi ha illuminato la valvola, vuoi mettere? A me pare comunque di sentire che la cascata sia un po’ diminuita. Mi viene il dubbio che io possa avere avuto culo e che la linea del centro balneare sia una delle due che son riuscito a chiudere.

Chiedo alla sciura sulla soglia di controllare se ci sia acqua a casa sua.

Controlla. Risposta: NO. Bene.

Faccio una prova aprendo una delle due valvole e alla fine trovo il suo contatore. Mi viene in mente di controllare i numerini di quelli che non riesco a chiudere. Fermi. Quindi non sono quelli. Resta solo una utenza, la prima che ho chiuso. Faccio la prova e apro l’acqua fredda: non si muove il contatore. La richiudo e ripeto l’operazione con l’acqua calda: il contatore inizia a girare come un forsennato. Beccato! Il pompiere tutto contento dice via radio al vigile che hanno chiuso l’acqua.

Hanno chiuso? HO CHIUSO!

Ore 21:10: Quando il gatto non c’è…

Torno in strada. Il vigile urbano è finalmente al telefono coi padroni della piscina pensile. Sono in vacanza. A Pesaro. O Pescara. Non lo ricordo. Sento che li informa della cosa e li CONSIGLIA di tornare. E quelli nicchiano. <Signora, avete la casa ancora piena d’acqua!> dice allibito il vigile. Non paiono sconvolti dalla notizia. Mi chiedo se non coltivino alghe in soggiorno, a questo punto… Io francamente ne ho abbastanza. Torno a casa e come se non ne avessi abbastanza di acqua, decido di farmi una doccia. Amo i miei vicini, davvero…

zombie…

Date: 27 agosto, 2010  |  Posted By: Andrea  |  Category: Ciarpame  |  Comments: 0

Vamped Out

Date: 26 agosto, 2010  |  Posted By: Andrea  |  Category: Cinema, Stuzzicante  |  Comments: 0

Episodio 2: vamped-out-bad-blood-episode-2

Episodio 3: vamped-out-new-day-episode-3

Episodio 4: vamped-out-roof-with-view-episode-4

Episodio 5: vamped-out-billy-saves-elliot-episode-5

Episodio 6: vamped-out-hungry-hungry-episode-6

Superindiano

Date: 05 agosto, 2010  |  Posted By: Andrea  |  Category: Ciarpame  |  Comments: 0

Questo lo dovete proprio vedere, e se ne va dritto dritto nella sezione ciarpame.

Il portachiavi di Jack Torrance

Date: 03 agosto, 2010  |  Posted By: Andrea  |  Category: Stuzzicante  |  Comment: 1

Il regalo di compleanno

Date: 02 agosto, 2010  |  Posted By: Andrea  |  Category: Roba mia, Stuzzicante, Umorismo macabro  |  Comments: 0

(via)

Lacrime di coccodrillo

Date: 30 luglio, 2010  |  Posted By: Andrea  |  Category: Diacono, Roba mia  |  Comments: 4

E’ da un po’ che non scrivo qua sopra. Sto ultimando il romanzo, sistemando alcune cose, tirando le fila, sterminando cristiani. Molti cristiani. Davvero molti. Intesi sia come esseri umani che cristiani tout-court (Nota: il mio editore e un amico che leggono in real time il romanzo mentre lo scrivo, mi hanno chiesto se non sia impazzito o abbia tendenze suicide… Se all’improvviso dovessi scomparire, vi prego, mandate una task force a riprendermi in Vaticano. Ditegli di cercare nelle celle delle catacombe. Spero che dall’Inquisizione i sistemi siano un po’ cambiati o son volatili per diabetici).

Beh, vi scrivo solo per una cosa veloce: sono dispiaciuto da morire per aver fatto fuori uno dei personaggi. Lo so è stupido (chi scrive, forse mi capirà), ma dopo averlo eliminato molte pagine fa, l’ho ripreso per un ricordo ed è così struggente il suo sorriso che, vi giuro, mi sento in colpa. E’ un personaggio minore, che in quel momento doveva morire perché lo sapete, la storia va avanti da sola, io sono solo lo strumento, non decido un bel niente… Insomma sono innocente, ma mi dispiace davvero perché adesso sento di aver perso una bella persona.

I personaggi che inserisco nel romanzo, sono vivi nella mia testa e anche quelli minori che fanno solo sporadiche apparizioni, assumono nella mia immaginazione dimensioni e ruoli di tutt’altro spessore, perché devo sentirli vivi anche se poi li userò solo per i miei scopi, come burattini. Ecco, io a questo ragazzo mi ci ero affezionato, era simpatico, mi piaceva tanto. Gli ho dato anche il nome di un caro amico (a molti personaggi ho dato il nome di amici) e adesso che riparlo di questo ragazzo, che di nuovo vedo un suo gesto generoso…  mi si stringe il cuore perché non c’è più.

Soffro insieme all’amico che lo ricorda.
Lo so, sto lavorando troppo a questo romanzo, e spero di riuscire a scollarmelo di dosso molto presto perché altrimenti inizierò a indossare solo un saio…

Nota per sdrammatizzare un po’…
Le utlime scene di azione che sto rifinendo hanno come soundtrack questa canzone:

Che ho pescato guardando questro trailer. Il nuovo film di Zack “300″ Snyder, Sucker Punch, un film che voglio vedere nonostante le protagoniste mi suonino un po’ indigeste (spero non sia un teen movie, confido in Snyder).