Happy Halloween

Date: 31 ottobre, 2008  |  Posted By: Andrea  |  Category: Riflessioni  |  Comments: 0

Sto preparando una cosuccia da pubblicare su Horror.it stasera sul tardi. Purtroppo, a causa del fatto che ci ho pensato tardissimo (due gg fa) non ho potuto coinvolgere tutte le persone che avrei voluto, ma se la cosa piace, prometto che l’anno prossimo partirò molto prima.
Approfitto per fare a tutti gli auguri di Halloween.

UPDATE: ecco qui la cosuccia pubblicata. Una antgologia VIRTUALE di racconti horror. NOn è completa. Domani dovrei aggiungere un altro paio di racconti. Provatelo a fare con una antologia cartacea… ;-)

Un segno del tempo che passa…

Date: 29 ottobre, 2008  |  Posted By: Andrea  |  Category: Nostalgia canaglia, Riflessioni  |  Comments: 2

Da piccolo, sei/sette anni, fu il Judo.
Poi venne l’era del Kung Fu, più precisamente lo stile Tanglang (“pugilato della mantide religiosa”), per diversi anni. Sempre più pesante, sempre più il tempo dedicato agli incontri. Roba che si rompeva (roba mia), che si usurava (sempre roba mia), che si strappava (vedi sopra). A un tratto una botta di (autentica) follia e la decisione di lasciare il Kung Fu – dopo averne fatto una pelle di combattimenti a mani nude – per provare a vedere com’era un’arte marziale ancora più estrema. Così fu la volta del Muay thai (o Boxe Thailandese), ma mica fatto dove capitava. No, son dovuto andare a beccare quella palestra lontanissima dove c’era il campione e l’ambiente giusto. Allenamenti sfiancanti fatti tutti con gente che usava la Thai per lavoro (poliziotti) o per far danno (tre teste rasate). In un anno di Thai, ho dato fondo a tutto quello che mi era rimasto, quindi ho detto basta.

Dopo anni, la passione per le arti marziali ha bussato di nuovo alla mia porta. Ma in maniera  delt utto inaspettata e che qualche anno fa non avrei creduto possibile. Da martedì prossimo, infatti, sarà ora del Thai Chi Chuan. E se avete idea di cosa si tratta, forse potrete capire il titolo del post.
Un velo di tristezza scende sul mio volto…

Sullo scrivere e sul pubblicare #2

Date: 27 ottobre, 2008  |  Posted By: Andrea  |  Category: Riflessioni, Scrivere  |  Comments: 0

Sapevo che i miei interventi sull’editoria (questo e anche questo) avrebbero solleticato o urtato la sensibilità altrui. Mi aspettavo anche che alcune cose scritte venissero travisate (a volte perché estrapolate dal contesto), quindi oggi torno sul pezzo per chiarire alcuni concetti.

Ho ricevuto un paio di mail un po’ piccate che criticavano le mie considerazioni sulla piccola editoria. In particolare, il passaggio del mio intervento che ha fatto saltare la mosca al naso ad alcuni autori e a un piccolo editore è stato il seguente:

Evitate gli editori a pagamento, date credito ai piccoli e sparate la vostra prima cartuccia. Non diventerete né ricchi né famosi col vostro primo libro. Servirà solo per presentarvi la volta dopo a un editore un po’ più grande con un nuovo romanzo. Non sarete più dei signori nessuno che cercano di far spendere tempo e denaro altrui. Sarete degli aspiranti autori con alle spalle un po’ di esperienza.

Non capisco come si possa travisare il senso di quanto scritto sopra, né come si possa anche lontanamente intravvedere un tono ostile versola piccola editoria, ma prendo atto che il fraintendimento sia possibile e cerco di chiarire. Con la mia frase “Non diventerete né ricchi né famosi col vostro primo libro. Servirà solo per presentarvi la volta dopo a un editore un po’ più grande con un nuovo romanzo. ” non ho in alcun modo voluto dire che l’autore deve pubblicare e fregarsene del proprio libro un attimo dopo l’uscita in libreria, “correndo a cercare un nuovo editore” (cito testuali parole tratte dalla mail ricevuta), o di sminuire il preziosissimo lavoro svolto dagli editori.
Ho solo fatto notare come in realtà, il libro che esce per un piccolo editore non ha la forza per imporsi sul mercato. Se anche l’autore si affannasse (come è giusto e sacrosanto, peraltro) a farlo recensire, e commentare, c’è sempre il maledetto collo di bottiglia della distribuzione: se il libro non si trova, la gente non lo compra. Sono pochi quelli disposti a comprare on line, sobbarcandosi tempi di attesa e costi in più. L’acquisto del libro è un acquisto d’impulso. E questo sega le gambe ai piccoli editori.

Se state pensando che l’editoria elettronica e gli eBook risolveranno questo problema, temo stiate mal riponendo le vostre speranze… ne riparlaremo, presto. Vi basti sapere per il momento che non sono più molto fiducioso sull’argomento. Anzi.

Occorre essere davvero determinati per acquistare un libro on line e difficilmente questo accade per un esordiente sconosciuto che pubblica per un piccolo editore. Questo non significa che non vale la pena farsi recensire, far parlare del proprio libro, anzi, una carriera si costruisce anche su questo, ma cercate di seguire il mio discorso: tutto questo non cambierà lo stato delle cose perché comunque, le cifre di vendita resteranno inchiodate sotto le mille copie. Quando va bene. Perché quando l’editore è micro, il numero di copie vendute non passa le 500. E il fatto che qualcuno si risenta se RIVELO lo stato delle cose, dimostra come permenga soffocante sull’ambiente una incomprensibile ipocrisia di fondo.

Quindi, per tornare al mio discorso iniziale, nessun autore esordiente che pubblichi con Pincopallo Editore di Pinerolo (spero non ne esista uno chiamato davvero così, o sarò costretto a profondermi in milioni di scuse domani…) potrà sentirsi appagato o arrivato. Nè potrà sperare che la sua vita cambi radicalmente. Dovrà intendere questo come un primo passo da compiere. Primo passo da farsi con la dovuta attenzione e cura, dedicando a esso tutte le proprie energie.

Piccola parentesi prima di chiudere.
I piccoli editori hanno in Italia la funzione di talent scout. Scovano autori interessanti che i grandi editori non possono/vogliono prendere in esame. Cercano di promuoverli e aiutarli con i mezzi limitati in loro possesso. Immaginate se Gargoyle avesse le risorse di una Mondadori… Adesso non staremmo tutti qui a piangere addolorati.
Alla fine è solo una questione di possibilità di investimento. L’horror presso i grandi editori non è mai stato considerato degno di investimenti in termini di pubblicità (fatta eccezione per King). La pretesa dei grandi editori è che l’horror si venda da solo, senza rompere troppole scatole.
Vi sembra una cosa plausibile?
Così succede che l’horror, da sempre, in Italia resta confinato nella piccola cerchia degli appassionati. Il grande pubblico nemmeno sa dell’uscita di certi libri. E le cifre importanti si fanno solo andando a titillare tutta la massa di potenziali lettori.
Guardate cosa è successo con Joe R. Lansdale. Prima era considerato solo un autore di nicchia. Non dico snobbato, ma considerato poco. Poi (grazie a un lavoro dal basso, del quale scusate ma mi prendo una briciola del merito e se volete vi spiego il perchè…) è diventato un autore di culto. Oggi gli editori sie lo contendono. Eppure Joe è lo stesso di prima. La verità è che diventando popolare, gli editori hanno investito sul suo nome e più investivano sul suo nome, più diventava popolare… Un “circolo virtuoso” per dirla come qualcuno che ci è fin troppo noto.

Ora, non dico che questo sia un caso ripetibile all’infinito, ma potrei citarvene molti altri in cui grazie a un lavoro serio e a un impegno adeguato, i libri e gli autori sono letteralmente esplosi.  L’autore, senza il prezioso lavoro dell’editore, non va molto lontano. Peccato che – appunto – per l’horror questo si faccia pochissimo e malissimo. Questa cronica mancanza di linfa immessa nel circuito orrorifico, ha finito con l’erodere il bacino degli utenti, lasciando solo intatto quello zoccolo duro di patiti duri e puri che sanno sempre come cavarsela. Ma che sono purtroppo ben lontani (numericamente parlando) dal raggiungimento di quella massa critica fondamentale per smuovere l’interesse dei Big.

Che poi siano un pubblico meraviglioso, folle e idealista, beh, questo lo sappiamo noi e voi.
Il problema è farlo capire a loro. Gli Editori.
E mi dispiace, ma si può farlo in un solo modo… comprando libri.

Ancora Happy “allowin”

Date: 24 ottobre, 2008  |  Posted By: Andrea  |  Category: Riflessioni  |  Comment: 1

L’anno scorso, in occasione di Halloween, per fare gli auguri ai lettori di Horror.it scrissi un articolo intitolato Happy “allowin” che prendeva un po’ in giro l’utilizzo “scriteriato” delle chiavi di ricerca su Google. Visto che fu tanto apprezzato dai lettori, e dato che si sono accumulate nuove fantastiche perle, a un anno di distanza, torno a proporvi un viaggio dietro le quinte della rete.

Piccola doverosa premessa: quelle che seguono sono le chiavi di ricerca, il testo, che alcuni utenti hanno inserito in Google. Alcune hanno pertinenza con l’horror, e si spiega il motivo per cui alla fine Google abbia catapultato il lettore su Horror.it, altre, invece ci pongono davanti a un quesito drammatico: ma Google si diverte a pigliarci per il culo?
Le chiavi di ricerca che ho esaminato sono quelle comprese da maggio a ottobre 2008 e parlo di quasi 26.000 voci differenti. Sotto ogni chiave, in grassetto, il mio commento in corsivo. Ho suddiviso le chiavi per categoria…

QUELLI CHE CI PROVANO…

  • yuo tube videi horror
    non credo…
  • yuotube horror
    un po’ meglio,ma non ci siamo…
  • uoy tube mostri umani
    cazzo c’eri quasi e hai rovinato tutto!
  • www.you tobe.it
    sì, vabbè…

CHIEDERE E’ LECITO…

  • voglio vedere il film final destination
    guardalo...
  • voglio vedere il film hallowen
    sentiti con quello di prima e trovatevi.
  • voi avete capito il finale di saw 4?
  • voglio fare la proiezionista
    stai aspettando il permesso da Google, scusa?
  • eli roth è pazzo?
    e se ti apparisse a tutto schermo la scritta: “SI, E STA VENENDO A CERCARTI”?
  • horror fa male?
    se Eli Roth ti piglia, poco ma sicuro.
  • quale sarà l’ultimo film di dario argento
    secondo me se la legge argento, questa, si tocca per scaramanzia.
  • le colline hanno gli occhi una parte del film
    dire QUALE maledetta parte, sembrava brutto, dannazione?

GLI ESAGERATI (Quelli che secondo loro Google si impressiona a calcare la mano)

  • un film davvero horror ke fa morire di paura
    ma davvero davvero paura…
  • video horror da far pisciare dalla paura
  • voglio un film che faccia cagare sotto dalla paura
    cacca e pipì fatte… adesso un bel ruttazzo e siete a posto.
  • video film più horror mai esistito
    di più…
  • il massimo del horror
    ancora di più!
  • i siti più horror del mondo
    oh sì! dimmi che sono la tua stronza!
  • video di grandissima paura
    sigarettina?

GLI INCOMPRENSIBILI (Quelli che ci vorrebbe il traduttore, più che il motore di ricerca)

  • una narrazione breve di una o mezzo di orrore
    non sei italiano, vero?
  • giò lo schiacciapassatelli
    sembra un tipo di pasta…
  • immagini horror e bip alla fine di un video di youtub
    ti censuri da solo? che bip…
  • scheletro di cui parlava film horror
    il mistero dello scheletro scomparso
  • la cosa di gomma horror
    parliamo di gadget erotico o cosa?
  • tutto l’horror che voglio
    in che senso?
  • torte di supereroi
    siediti, inspira e spiegati con calma

ERRORI DI BATTITURA?

  • disegni allowin
    BECCATO! TU SEI QUELLO DELL’ANNO SCORSO!
  • you tube fil dell’ orror
    con una chiave così, come ha fatto Google a mandarti da noi?
  • video scery movie di paura
  • maniac coop film
    un supermercato da paura…

POCHE IDEE, MA CONFUSE

  • un tranquillo pomeriggio di paura
    in tempo di crisi, tutto il week end sarebbe costato troppo…
  • un tranquillo da paura trama
    nemmeno un pomeriggio?
  • trama film horror un tranquillo weekend di terrore
    e dire che l’avevi quasi azzeccato…

IL SOLITO MANIACO (la vera domanda è: ma perché Google li manda da noi?)

  • voyeur mutandine estate 08
    esperto di lingerie?
  • vagina di laura freddi
    ginecologo dei vip?
  • vagine strane
    per farne cosa?
  • vecchia castratrice
    tu sei strano, amico… fidati
  • tua sorella fa film porno
    “tua” di chi?
  • trombate sataniche
    chissà i vicini…
  • togliti il reggiseno
    cazzo, almeno prima offrimi da bere!
  • tette da decima
    non stiamo esagerando un tantino?
  • tettone nere
    sì, inizio a pensare che si stia esagerando…
  • test masturbazione
    dopo tutte ‘ste tette, era inevitabile

Scrivi horror? Cambia genere!

Date: 23 ottobre, 2008  |  Posted By: Andrea  |  Category: Libri, Scrivere  |  Comments: 0

Due giorni fa, la mail di un lettore mi ha fornito una ghiotta occasione per affrontare diversi temi riguardanti l’editoria. Davide, questo il nome del lettore, mi ha scritto nuovamente aggiungendo altra  tenera carne al fuoco. Tralascio la prima parte della mail, squisitamente personale (grazie Davide) e vi riporto il passaggio che mi interessa di più:

[...] le voci che ho sentito, semplicemente mi dicevano di cambiare genere, ma vedi, è una cosa che non si può fare. E tu lo capisci bene.
C’è chi scrive perché non legge un tubo e scrive.
C’è chi scrive perché spera di finire in tv.
C’è chi scrive perchè gli hanno dato un paio di mani.
C’è chi scrive perché non ne può fare a meno.
In quest’ultimo caso, le cose che ti escono esprimono le tue paure, i tuoi No alla vita, così com’è.
E quale genere meglio dell’horror può farlo?
Perciò…..

Quale tra gli autori di horror italiani non si è sentito fare un’osservazione del genere?
“Cambia genere”… Sembra un esorcismo. E’ un po’ come tanti anni fa, quando a scuola, i bambini mancini li facevano diventare destri a furia di bacchettate sulle nocche. Noi siamo quei bimbi mancini. Il sistema editoriale è la maestra con la bacchetta. C’è chi si stufa di prendere bacchettate e prende in mano la penna con la destra, convertendosi al thriller o al noir, generi di maggior successo e diffusione. C’è chi non si piega e continua a brandire la penna con la sinistra. La mano del diavolo.

Non c’è niente di male a scrivere thriller, action o letteratura erotica, sia chiaro. Ma  solo se è quello che vuoi scrivere davvero, perché sentirsi dire che devi smettere di scrivere quello che più ti piace per accondiscendere alle esigenze del mercato, mette addosso una certa tristezza. Ricordate, però, che è sempre possibile fregarsene: scrivere è un piacere, è qualcosa che senti di dover fare, se non sei tra quelli il cui unico scopo è apparire e far parlare di sè, tanto vale affrontate le difficoltà e continuare a scrivere horror. Muoia Sansone con tutti i fottuti filistei, in poche parole.

Il mercato editoriale va ascoltato, va capito, perché se è con questo mercato che ci si vuole confrontare, occorre sapersi districare al suo interno. Però cambiare genere perché vi viene chiesto, va davvero oltre al lecito. Quello che occorre sapere – ad esempio – è che i racconti vendono meno dei romanzi. Che più sarete brutali e truculenti, meno incontrerete il favore degli editor. Che il romanzo di un esordiente difficilmente sarà accettato se va oltre le 300 pagine. Ma queste sono le regole del gioco, è naturale che ci siano dei requisiti da soddisfare. Tutto però ha un limite e questo limite si infrange quando vi viene chiesto di dedicarvi a tutto fuorché all’horror. In quel caso, sta a voi e a nessun altro.
Dovrete scegliere.
E non è detto che sarà una scelta facile.

Firma per Roberto Saviano: 87200

Date: 22 ottobre, 2008  |  Posted By: Andrea  |  Category: Riflessioni  |  Comments: 0

Non è granché, ne sono consapevole, ma mi sentivo di farlo. Potete pensarla come volete, ma l’idea che a un ragazzo di 28 anni stia capitando tutto quello che sta capitando a lui, mi sembra che debba toccarci in qualche modo. E non parlo del successo di vendita del libro o del film. Le polemiche attorno al suo successo mi sembrano stucchevoli. Cosa ve ne fate dei soldi se siete perennemente sotto scorta?

Se volete firmare anche voi, questa è la pagina su Repubblica dove potrete farlo. Non servirà a nulla, ma male di sicuro non fa. E’ come una virtuale pacca sulla spalla, un modo, per noi che non conosciamo Roberto, di dirgli: “Coraggio…”

A volte basta e avanza.

Sullo scrivere e sul pubblicare

Date: 21 ottobre, 2008  |  Posted By: Andrea  |  Category: Libri, Riflessioni, Scrivere  |  Comment: 1

Ricevo e pubblico la mail di Davide, perché – come si dice in questi casi – casca proprio a fagiolo. Erano giorni che rimuginavo sullo scrivere e sul mondo dell’editoria più in generale, cercando di capire da dove avrei voluto (o dovuto) iniziare ad affrontare l’argomento. Davide mi dà una indicazione precisa. Quindi si parte da qui. Dove arriveremo ancora non so, ma credo sarà una strada piuttosto lunga e non priva di ostacoli…

Caro Andrea,
mi chiamo Davide Lorenzelli
e sono uno dei tanti aspiranti scrittori che infettano il mondo attuale. Ho letto il tuo pezzo sugli editori a pagamento e, ovviamente, concordo. Grazie anche per quello
che hai scritto dopo, sul fatto che oggi scriviamo tutti e leggiamo poco, ma ancora più vero è che commentiamo sempre quello che leggiamo e, spesso, ci sentiamo superiori.
L’umiltà, mi pare il sale del tuo discorso, quindi, grazie. Sono parole belle da leggere, fanno bene.
Volevo anche chiederti un’altra cosa.
Io scrivo horror (ho scritto sei romanzi in tutto) e non ho mai pubblicato.
Un rifiuto dietro l’altro.

Bene.
Forse sono uno di quelli che non vale granché, ma di sicuro non ho sbagliato ad inviare il manoscritto a case editrici poco adatte. Il problema è un altro: qui mi si dice che la maggior parte delle case editrici scartano l’horror a priori. Ho parlato con l’agenzia Santachiara, con Alessandro Perissinotto e dicono che le cose stanno così. La Gargoyle, a parte roba americana e Manfredi, non ti legge neanche. Conosci altre piccole case editrici che pubblicano roba di genere e non sono a pagamento? Addiction, Datanews, Larcher (fallita), Cooper… le conosco, senza contare quelle mediograndi che pubblicano qualcosa di genere. ma altre? Tu leggi qualcosa?….
Grazie e scusa se l’ho tirata per le lunghe.

Nella sua mail, Davide sottolinea quello che ho ripetuto a più riprese in tutti questi anni e che ogni aspirante autore farebbe bene a stamparsi bene in testa: gli editori italiani snobbano l’horror per partito preso e se lo pubblicano, evitano quello scritto da autori italiani. Se state leggendo questa frase e pensate: “Parla per te, io sono un novello King e per me si spalancheranno le porte del Paradiso,” fate prima a smettere di pestare tasti e a impiegare il vostro tempo per dare la caccia alla ragazza dei vostri sogni o qualsiasi altra attività ludica che vi possa saltare in mente.
Come dite? Sono cinico e crudele?
Tutt’altro, in questo momento sono il migliore amico che possiate mai desiderare di avere perché vi sto risparmiando anni di inutili frustrazioni… e sto evitando al mondo l’arrivo di un nuovo bilioso, rancoroso e insopportabile Aspirante Autore.
Se non vi convincerete da soli che in Italia un fenomeno come quello di Stephen King non vedrà mai la luce, onestamente non ho molto altro da dirvi. Attenzione: non sto parlando di talento. Non sto parlando di mostruosa abilità nel concepire storie o creare personaggi. Niente di tutto questo.
Sto parlando di opportunità. Di visibilità. Di maledetto spazio vitale. Di matematica.

Ormai sapete tutti che in Italia si legge poco. L’horror è per sua natura un genere di nicchia, spesso ostracizzato e demonizzato (per ignoranza, lo sappiamo bene, ma tant’è…) quindi la sua fetta di mercato non sarà che una modesta percentuale sul già modesto totale dei lettori italiani. Fossimo cinesi, potremmo accontentarci di questa piccola percentuale, ma sfiga vuole che l’Italia sia una piccola nazione. Abbiamo un quinto degli abitanti degli USA. Aggiungete che la lingua italiana è parlata quasi esclusivamente entro i nostri confini mentre Inglese, Spagnolo e Francese hanno un bacino sicuramente più ampio. Risulta chiaro allora che stiamo parlando di cifre modeste che fanno sì che nessun autore italiano potrà mai pensare di campare solo scrivendo horror.

Gli editori sanno bene che pubblicando un romanzo di horror italiano non potranno certo sperare di fare il colpaccio vendendone 100 mila copie. Ma che dico 100 mila… 50 mila. Non sono io a essere pessimista, mi attengo semplicemente ai fatti: credo infatti che il massimo delle vendite mai raggiunto sul nostro mercato da un autore italiano sia intorno alle 15 mila copie (il romanzo di Chiara Palazzolo). Forse i numeri sarebbero diversi se includessimo Valerio Evangelisti, ma Evangelisti tocca diversi generi e sarebbe fuorviante includerlo in questa statistica. Le 15 mila copie della Palazzolo, però, sono una cifra maledettamente alta per il nostro mercato e non a caso la Palazzolo ha suscitato parecchio interesse e generato parecchio “rumore”.

Non è un problema solo dell’horror, intendiamoci. E’ che gli italiani, in Italia, vendono poco, salvo rare eccezioni. Questo è il mercato. Non è una bella situazione, e a raccontarla per intero fa pure un po’ incazzare, ma è con questo che dobbiamo confrontarci.

In un mercato di questo tipo, gli editori cosa fanno? Cercano di fare soldi. Alcuni cercano di farlo pubblicando quello che piace e interessa loro, altri se ne fregano di cosa pubblicano e pensano solo al bilancio di fine anno (e beninteso, in questo non vedo nulla di male essendo aziende private).
Quali tra questi soggetti potrebbe essere interessato all’horror? A quali il nostro amico Davide dovrebbe, o potrebbe, rivolgersi? Quale tra essi può solleticare il nostro interesse?
Non farò nomi, ma propongo un metodo.
Scartiamo gli editori che per motivi insondabili sono avversi per principio al nostro genere preferito. Hanno preconcetti che nulla hanno a che fare con le cifre del venduto, con loro è tempo sprecato, una battaglia persa in partenza. Se un editore non ha mai avuto in catalogo un horror – di qualsiasi genere – un motivo ci sarà e, detto tra noi, la vita non è lunga abbastanza per capire quale dannato motivo abbia.
Riga nera sulla lista e andiamo avanti.

La fetta di editori che in catalogo hanno romanzi horror (anche sotto mentite spoglie) non è piccola, ma si riduce drasticamente la porzione di essi che annovera tra i libri pubblicati un horror scritto da un italiano. E’ vero, c’è sempre una prima volta, ma qui si prospetta un altro problema: gli editori più grandi, di rado pubblicano esordienti italiani. Lo so, è un paradosso non da poco perché se nessuno vi fa esordire, come farete a essere pubblicati? La verità, vedete, è che non si “esordisce” una volta sola, ma si devono affrontare diverse tappe, come fossero i livelli di un videogame. In ciascuno ci troviamo di fronte a un avversario sempre più difficile da battere, ma solo battendoli tutti si potrà arrivare alla fine del gioco, l’agognata pubblicazione presso un grande editore, in lussuosa edizione hard cover finemente rilegata… (noi autori ci accontentiamo di poco, in effetti).

Occorre partire dai piccoli editori. Punto e basta. Non badate ai casi in cui l’esordiente viene dall’oggi al domani pubblicato da Mondadori, Einaudi o Longanesi. E’ come fare 6 al Superenalotto: una insana botta di culo. Mica vorrete sprecare il vostro tempo e i vostri soldi rincorrendo impossibili botte di culo, vero? E non sprecate nemmeno un istante del vostro tempo prezioso a provare invidia o rancore per chi ce la fa. E’ stupido e immaturo. Pensate a voi stessi, usate le vostre energie per voi stessi, non per fare la parte degli sfigati che sputano veleno su tutto e tutti. Ce ne sono già tanti e finiscono tutti alla stessa maniera.

Cercate invece di essere Zen.
Parecchio Zen.
Fregatevene del tempo che passa, dei soldi e delle frustrazioni. Avete scelto di fare gli scrittori, no? Quindi stringete i denti o fatevi da parte. Bene, dicevamo che occorre partire da un piccolo editore (ce ne sono a bizzeffe, basta usare Google e vedrete quanti risultati…), proporre un buon romanzo, scritto bene, senza errori o strafalcioni (rileggete fino alla nausea prima di spedire), con una storia solida e personaggi credibili. Evitate gli editori a pagamento, date credito ai piccoli e sparate la vostra prima cartuccia. Non diventerete né ricchi né famosi col vostro primo libro. Servirà solo per presentarvi la volta dopo a un editore un po’ più grande con un nuovo romanzo. Non sarete più dei signori nessuno che cercano di far spendere tempo e denaro altrui. Sarete degli aspiranti autori con alle spalle un po’ di esperienza.
Se qualcuno ha già creduto in voi, significa che forse ne valete la pena.
Trovare l’editore giusto richiede un po’ di lavoro, ma è un passo davvero importante. Quindi occorre evitare gli editori senza una distribuzione: le tipografie e chi fa stampa on demand, di solito non sono distribuiti e la cosa che conta di più è la presenza del libro in libreria, anche se in numero esiguo. Se poi l’editore partecipa a fiere ed eventi, allora diventa ancora più appetibile: vuol dire che ci tengono ai libri che fanno, che ci credono. Ed è cosa buona e giusta.

Infine… Se un libro viene rifiutato da un editore, forse era l’editore sbagliato. Ma se scegliete con cura gli editori a cui inviare il libro e il vostro testo viene rifiutato da tutti, forse dovreste lavorarci ancora un po’. Non c’è niente di male a riprendere in mano il proprio libro e lavorarci su, sapete?
Vi sembra una affermazione scontata?
A me non pare. Infatti a piede libero ci sono personaggi che hanno la convinzione di essere gli unici a capirci qualcosa (ovviamente geni incompresi perché non ancora baciati da un oceanico successo) e se osi dire loro qualcosa che non gli sconfiffera o non ti getti subito adorante ai loro piedi, ti giurano odio eterno. Io ne ho collezionati un buon numero ed è il motivo per cui (sorry Davide) non leggo più lavori di persone che non conosco. Non è per cattiveria, ma ne ho viste davvero troppe, sono un po’ stanco, e dato che non faccio l’editor di mestiere, passo la mano.
Quello al quale rifiuti un racconto e da allora ha un travaso di bile on line dietro l’altro. Quell’altro al quale suggerisci un minimo di editing e lo trovi poi che straparla su un forum manco fosse Dan Simmons e gli avessi stroncato l’opera omnia. Oppure, ancora, quello a cui non chiedi un racconto per una antologia e da allora ti giura odio eterno… Ne faccio volentieri a meno di ‘sta gente, credetemi.

Un caravanserraglio che mi ha così disgustato che ho deciso tempo fa di chiudere con le antologie e con la selezione di lavori di esordienti. Lo so, è terribile, ma ho già dato, abbiate pietà di me. E’ – tuttavia – un peccato, perché è proprio tramite i racconti che ho conosciuto alcuni degli amici ai quali tengo di più oggi a distanza di anni. Il destino fa di questi scherzi, sapete… Ora leggo solo quello che mi propongono persone che frequento da un po’ (anche se lo faccio sempre meno spesso vista la cronica mancanza di tempo). Il motivo è che se sei mio amico, uno che conosco bene, sai che se ti critico non lo faccio con cattiveria, ma perché a te ci tengo e se posso – nel mio piccolo – esserti di aiuto, allora ne sarò felice.  Se poi non mi dovesse piacere quello che scrivi, al massimo mi chiederai il perché, ma non andrai in giro a raccontar cazzate per vendetta. Claro?

Come avrete capito, la questione è un po’ ingarbugliata, siamo in uno strano mondo dove niente è come dovrebbe essere, dove il percorso migliore per congiungere il punto A con il punto B non è la linea retta, ma le montagne russe. Un ambiente che puoi dire di comprendere davvero solo se lo osservi da diversi punti di vista e non solo da quello che ti conviene di più. E’ una lotta per la sopravvivenza in cui il premio finale consiste in un mucchietto di pagine sopra un ripiano.
Poco, dite voi?
Può darsi… ma noi autori ci accontentiamo di poco.

PS: Una piccola precisazione sulla Gargoyle. E’ vero, magari sembra non impazzisca per gli italiani a vedere il suo catalogo, ma non ha pubblicato solo Manfredi, c’è stato anche Francesco Dimitri e sta per pubblicarne un altro (mio amico, ma del quale non credo di poter rivelare il nome finché non diventerà ufficiale). Ovviamente il fatto che non abbiano ME in catalogo è una grande mancanza, ma io sono abituato a soffrire, quindi non ne faccio un dramma… ;-)

Testo unico e sconforto totale

Date: 17 ottobre, 2008  |  Posted By: Andrea  |  Category: Riflessioni  |  Comments: 0

Non bastava la Telecom per rendere le mie giornate un inferno. Ci voleva pure un nuovo moloch… la burocrazia. Questa volta è travestita da Testo Unico, una maschera che ad Halloween credo sopravanzerà di 13 lunghezze quella di Jason.

La solita puttanata all’italiana. C’è un problema, maledettamente serio: gli incidenti sul lavoro. Questo problema affligge industrie pesanti e cantieri edili.
Industrie e cantieri.
INDUSTRIE E CANTIERI!
Ovviamente per risolvere quel GRAVE problema cosa fanno? Tirano in piedi un casino inenarrabile coinvolgendo TUTTO e TUTTI. Centinaia di migliaia di italiani saranno costretti a gettare INUTILMENTE soldi e tempo prezioso in inutili corsi e pile di scartoffie, andando ad arricchire loschi “consulenti” che non aspettavano altro che l’ennesimo regalo da parte di uno stato cieco, sordo e troppo spesso pure muto. Dai, cerchiamo di essere seri: avete mai sentito di una commessa che muore schiacciata da una pila di maglioncini di kashmir? O di una impiegata che soccombe di fronte a un fax impazzito? Un architetto che si trafigge il lobo parietale con una matita e viene portato di corsa all’ospedale?

Sono stato a un seminario in cui si elencavano le nuove prescrizioni, i doveri di chi lavora, le decine di sanzioni, PENALI (mesi di galera, ragazzi… GALERA) e pecuniarie. Nella sala  del seminario, seduta alla mia destra, c’era una signora sulla sessantina, titolare di una cartoleria, con una sola commessa come dipendente. Questa signora – per colpa di uno stato imbelle, di una retorica insensata e di qualche criminale che manda a morire i suoi dipendenti – per quasi tre ore non ha fatto che ripetere terrorizzata e disperata (come tutti) “io domani chiudo baracca e burattini“. Anche se nel suo negozietto di 45 metri quadrati ha una sola dipendente, dovrà fare tre corsi differenti, mandare la commessa a fare lei stessa un corso, eleggere un “Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza”, fargli controfirmare il documento che lei stessa dovrà redigere sui rischi nel loro posto di lavoro (quali cazzo di rischi ci sono in una stramaledetta cartoleria? Non siamo in un racconto di Stephen King dove gli oggetti si animano per farci del male, per la miseria!), ricordarsi ogni anno di rinnovare la documentazione e fare gli aggiornamenti del caso, pena sanzioni pesanti.

Per farvi capire quanto tutto questo sia ridicolo, il corso che deve sostenere il Responsabile per la sicurezza, varia da 16 a 120 ore… Se è il titolare dell’azienda che sceglie di fare il Responsabile, il corso dura 16 ore. Se invece è un dipendente, allora si va dalle 90 alle 120 ore. Ma se l’azienda è la stessa, perché mai questa differenza? Di sciocchezze come questa, nel Testo Unico ce ne sono a bizzeffe.

Per risolvere un problema specifico, preciso, perfettamente identificabile, è stata scelta la peggior soluzione possibile. Gli ispettori del lavoro, anzichè presidiare in massa i cantieri dove la gente si fa male e muore, saranno costretti a controllare anche le sciura Maria delle cartolerie di tutta Italia, con l’ovvio risultato che nessuno avrà il tempo di controllare i cantieri e la gente continuerà a morire. Scommettiamo che multeranno a raffica bar e negozi di abbigliamento per ridicoli inadempimenti burocratici, ma che continueranno a succedere incidenti mortali nelle acciaierie e nei cantieri? Controllare una boutique è più comodo, un cantiere richiede lavoro e fatica…

Nel frattempo, società di consulenza e legali, faranno affari d’oro speculando su questi stupidissimi corsi.
Avanti così che andiamo alla grande.