Scrivi horror? Cambia genere!
Due giorni fa, la mail di un lettore mi ha fornito una ghiotta occasione per affrontare diversi temi riguardanti l’editoria. Davide, questo il nome del lettore, mi ha scritto nuovamente aggiungendo altra tenera carne al fuoco. Tralascio la prima parte della mail, squisitamente personale (grazie Davide) e vi riporto il passaggio che mi interessa di più:
[...] le voci che ho sentito, semplicemente mi dicevano di cambiare genere, ma vedi, è una cosa che non si può fare. E tu lo capisci bene.
C’è chi scrive perché non legge un tubo e scrive.
C’è chi scrive perché spera di finire in tv.
C’è chi scrive perchè gli hanno dato un paio di mani.
C’è chi scrive perché non ne può fare a meno.
In quest’ultimo caso, le cose che ti escono esprimono le tue paure, i tuoi No alla vita, così com’è.
E quale genere meglio dell’horror può farlo?
Perciò…..
Quale tra gli autori di horror italiani non si è sentito fare un’osservazione del genere?
“Cambia genere”… Sembra un esorcismo. E’ un po’ come tanti anni fa, quando a scuola, i bambini mancini li facevano diventare destri a furia di bacchettate sulle nocche. Noi siamo quei bimbi mancini. Il sistema editoriale è la maestra con la bacchetta. C’è chi si stufa di prendere bacchettate e prende in mano la penna con la destra, convertendosi al thriller o al noir, generi di maggior successo e diffusione. C’è chi non si piega e continua a brandire la penna con la sinistra. La mano del diavolo.
Non c’è niente di male a scrivere thriller, action o letteratura erotica, sia chiaro. Ma solo se è quello che vuoi scrivere davvero, perché sentirsi dire che devi smettere di scrivere quello che più ti piace per accondiscendere alle esigenze del mercato, mette addosso una certa tristezza. Ricordate, però, che è sempre possibile fregarsene: scrivere è un piacere, è qualcosa che senti di dover fare, se non sei tra quelli il cui unico scopo è apparire e far parlare di sè, tanto vale affrontate le difficoltà e continuare a scrivere horror. Muoia Sansone con tutti i fottuti filistei, in poche parole.
Il mercato editoriale va ascoltato, va capito, perché se è con questo mercato che ci si vuole confrontare, occorre sapersi districare al suo interno. Però cambiare genere perché vi viene chiesto, va davvero oltre al lecito. Quello che occorre sapere – ad esempio – è che i racconti vendono meno dei romanzi. Che più sarete brutali e truculenti, meno incontrerete il favore degli editor. Che il romanzo di un esordiente difficilmente sarà accettato se va oltre le 300 pagine. Ma queste sono le regole del gioco, è naturale che ci siano dei requisiti da soddisfare. Tutto però ha un limite e questo limite si infrange quando vi viene chiesto di dedicarvi a tutto fuorché all’horror. In quel caso, sta a voi e a nessun altro.
Dovrete scegliere.
E non è detto che sarà una scelta facile.
Tags: mercato editoriale




