Boxed
In queste settimane sono impegnato con la stesura di un nuovo racconto, il cui titolo (provvisorio) è BOXED. Mi è stato commissionato per una antologia che finirà in edicola per il Giallo Mondadori, composta da 4/5 racconti piuttosto lunghi (tutti sulle 50 pagine circa). Racconto lungo o romanzo breve, vedete voi. Non vi anticipo altro, prima fatemi finire il racconto. Questo post, tuttavia, dovrebbe farvi capire il motivo per cui latito un po’ qui sul blog.
Il fatto è che di solito, quando mi metto a scrivere narrativa, smetto di fare qualsiasi altra cosa. Scrivere, per me, è un’esperienza totalizzante: ho bisogno di immergermi completamente nel mondo che sto creando e i suoi personaggi me li porto dietro, ogni minuto della mia giornata. Spesso i personaggi dei miei racconti non sono compagnie piacevoli, visto il genere che bazzico, e non se ne vanno finché il racconto non è finito. La cosa mi porta, nelle settimane in cui dura la stesura del racconto, a essere piuttosto “assente”. Mangio, respiro, cammino, ma in realtà non sono realmente qui e adesso.
Questo mi obbliga a girare sempre con una fidata moleskine, autentico feticcio (compro solo il modello taccuino a pagine bianche con copertina nera) e una penna, per fermare su carta appunti spesso utili, a volte del tutto inservibili. Capisco King quando ironizza un po’ sulle fisime di chi scrive, sui rituali a cui ci si sottopone. Io cerco di non diventarne schiavo, ma a volte prendono la mano senza che ce ne si renda conto. Grazie al cielo scrivo poco, per mancanza di tempo, altrimenti la schiavitù sarebbe inevitabile.
Sapete dove sono finito, insomma. Ci sono ma non sono esattamente qui…








