Bad Prisma a Milano

Date: 29 settembre, 2009  |  Posted By: Andrea  |  Category: Libri, Roba mia  |  Comments: 0

Se non mi viene l’influenza prima (sento già la maiala che si insinua nel mio corpo, e non sto parlando di una velina qualsiasi) giovedì 1° ottobre alle ore 19.00 dovrei essere a Milano, alla libreria MURSIA di Via Galvani, 24. Verrà presentato BAD PRISMA all’interno dello Spazio MilanoNera con l’intervento di DANILO ARONA e ALAN D. ALTIERI. Ci sarà un po’ di gente, diversi autori. Un po’ di cazzeggio. Io farò una toccata e fuga, influenza permettendo.

Originalità nell’horror #2

Date: 23 settembre, 2009  |  Posted By: Andrea  |  Category: Libri, Riflessioni, Scrivere  |  Comments: 4

Il mio post sull’originalità dell’horror (e di tutta la letteratura di genere) ha fatto nascere una discussione che ho portato avanti via mail e su Facebook (dove i post del mio blog sono ripubblicati in automatico ed è più semplice commentare). Credo che Danilo Arona abbia centrato perfettamente il mio pensiero scrivendomi:

Il mio nipotino ha visto “The Mist” e mi ha detto “che idea figa quella della nebbia“. Gi à, lo dicemmo anche nel 1980 quando uscì Fog di Carpenter. Peccato che James Herbert avesse già scritto “The Fog” nel ’75 e Michael Carreras avesse girato “La nebbia degli orrori” dieci anni prima. Infine, nella mia assurda biblioteca, fa mostra di sé un Weird Tales del 1926 con dentro il racconto di tal H.F. Arnold, “The Night Wire“: una nebbia assassina, con dentro fantasmi incazzati, attacca il villaggio costiero di Xebico… 1926, repetita iuvant!

Capite dove voglio arrivare? Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma. Asserire di aver inventato qualcosa di completamente originale è un azzardo ad altissimo rischio di smentita. Del resto, accusare qualcuno di non essere originale è quantomai inutile. Parlando di narrativa di genere, l’originalità non può più risiedere nel soggetto (un serial killer furbissimo, un mostro sanguinario, una casa stregata, un vampiro seduttore), ma andrà piuttosto ricercata nel modo in cui le cose succedono. E forse nello stile, nel linguaggio, nell’intreccio.

Casi eccezionali ci sono e saranno sempre, ma non si può fare letteratura coi soli casi eccezionali. A meno che non vogliate leggere un libro ogni 10 anni (e con le medie italiane, forse forse…).

Stephen King non ha mai fatto mistero di essere un grande “reinterpretatore” di spunti altrui. Ha ribadito più volte che il suo Le notti di Salem (Salem’s Lot) fu una “partita a ping pong” con il Dracula di Bram Stoker. King avrebbe plagiato Stoker? Ogni romanzo di vampiri da allora in poi sarebbe un plagio di Stoker? Ridicolo.
Forse la soluzione sarebbe non scrivere mai più di vampiri (o di zombie). Eppure i libri sui vampiri si vendono come il pane. Un duro colpo per chi, come me, non ha mai nemmeno scritto un racconto sui succhiasangue e non ha alcuna intenzione di mettersi a farlo. Eppure le cose stanno così.

Motivo? Piacciono. Punto. Ci infastidisce la cosa? Può essere. Ma se qualcuno li legge, ha senso dirgli che non deve più farlo perché a noi i vampiri hanno fracassato i gioielli? La domanda, va da sè, è retorica.

Non discuto, in casi come quello dei vampiri si sta effettivamente sfiorando la saturazione, come argomenta anche Neil Gaiman. Del resto, Loredana Lipperini riflette proprio su questo argomento:

Mi verrebbe da implorare anch’io una moratoria sui vampiri, come Neil Gaiman: ma a quel punto anche sui romanzi con manoscritti misteriosi o sui precari infelici o sulle adolescenti inquiete. Sarebbe ingiusto, però, perchè in questo modo si rischierebbe di stroncare sul nascere libri di valore che utilizzano gli stessi scenari.  Quel che ci vorrebbe è attenzione al testo, più che al filone, da parte delle case editrici.

Lo scenario è lo stesso, l’argomento pure. Quello che cambia deve essere altro. Continuare a stroncare ogni trama, ogni libro, ogni film, solo perché non sono originali è il rovescio della stessa ammuffita medaglia di quanti divorano un libro di vampiri dietro l’altro. Non c’è via di fuga, ma è bene esserne consapevoli anziché continuare a gridare al lupo.


Originalità nell’horror?

Date: 19 settembre, 2009  |  Posted By: Andrea  |  Category: Libri, Riflessioni, Scrivere  |  Comment: 1

Ogni tanto mi capita di leggere alcuni commenti che lanciano a un determinato autore accuse di scarsa originalità. Si fa notare al malcapitato di turno di essersi seduto sugli allori, oppure di essere troppo commerciale, o di non voler sperimentare. Di aver saccheggiato, plagiato, rapinato un altro autore più o meno noto. Di ripercorrere stancamente  strade fin troppo battute.

Quanti libri horror, gotici o thriller sono usciti fino a oggi? E non parlo di quello che è stato pubblicato in Italia, parlo di tutto il pianeta. Fino a che anno possiamo spingerci all’indietro per fare questo conto? Io direi di fermarci al massimo alla letteratura gotica del settecento, coi suoi castelli, i suoi spettri e le sue dame in pericolo. Partiamo quindi da Horace Walpole, con il suo Il castello di Otranto (1764).

Fanno 245 anni. Duecentoquarantacinque.

Da 245 anni, centinaia (migliaia) di scrittori in tutto il mondo scrivono senza sosta alcuna, a getto continuo, storie di spettri, mostri, demoni, assassini seriali e vampiri. Quando devo scrivere qualcosa e penso a una trama che mi sembra essere originale, mi chiedo: sicuro che non lo sia solo per te? Sì, perché nonostante nel mio studio io abbia le pareti tappezzate di centinaia di romanzi horror, io non ho letto tutto. Forse nessuno ha letto tutto. Quindi come posso sapere se quello che io immagino, sia originale oppure no? Come posso sapere se un altro autore, 50 anni fa, ha già detto la stessa cosa, magari in un modo leggermente diverso? Magari in Croazia o a Pechino?

E mi sono limitato ai libri. Ci sono i film, i telefilm, i fumetti… Una enormità di storie narrate, di spunti, di reinterpretazioni. Anno dopo anno. Da decenni. Davanti a tutta questa immensità per poco il cor non si spaura come diceva quella sagomaccia di Leopardi.

Alla luce di tutto questo, mi chiedo, è possibile essere davvero originali?
In linea teorica potrei anche dire che sì, qualcuno che inventa qualcosa di mai letto prima ci può anche essere. Ma sono quasi certo che  studiando attentamente quel fantomatico testo, non sarebbe arduo riscontrare tratti riconducibili a cose già note, ad archetipi più o meno abusati. L’universo di riferimento è sempre lo stesso. Quindi non sarebbe una cosa in tutto e per tutto originale, in realtà. Piuttosto un modo diverso di raccontare una cosa già nota, che è quello che facciamo tutti, da parecchi anni.

Invidio i narratori del passato, perché potevano spaziare inventando o reinterpretando per un pubblico che leggeva tutto con l’entusiasmo di chi legge di Dracula per la prima volta. Provateci voi oggi, parlando di vampiri.

Per quanto mi riguarda, pur non avendo mai scritto (o voluto scrivere) niente su vampiri, zombie o licantropi, non mi sono mai posto il problema se quello che scrivo o no sia qualcosa di mai raccontato prima, perché semplicemente questo è un non-problema. So di dovermi muovere in un campo minato assai piccolo nel quale da 245 anni, migliaia di persone disseminano ovunque ordigni di ogni tipo. Il mio compito è quello di cercare di non pestare nessuna mina, ma so che il percorso che intraprendo sarà per forza di cose influenzato da queste trappole.

Proviamo tutti a inventare qualcosa di nuovo o di raccontarlo in maniera diversa, ma è solo una presunzione quella di essere i primi o gli unici. Stephen King mente sapendo di mentire – e lo fa da anni – ogni volta che dice: “E’ la storia, non colui che la racconta…“. Perché in realtà, quello che ci affascina, è come ci viene raccontata una storia, piuttosto che la storia in sè.

Misteriosa creatura avvistata a Panama

Date: 19 settembre, 2009  |  Posted By: Andrea  |  Category: Ciarpame  |  Comments: 0

Paranormal Activity

Date: 18 settembre, 2009  |  Posted By: Andrea  |  Category: Cinema  |  Comments: 3

Lo hanno già definito il nuovo Blair Witch Project e il trailer qui sopra mi ha solleticato abbastanza da farmi venir voglia di andare a vederlo. Voglio essere privo di preconcetti, scevro da diffidenza e scetticismo. Se si rivelerà una bufala, amen. Ma basta, davvero basta, con l’atteggiamento disfattista di chi continua a menare il torrone stroncando a priori ogni benedetta (o maledetta) pellicola horror che si affaccia al botteghino.
Certo che però, a vedere come reagiscono, gli spettatori americani devono essere una autentica soddisfazione per i cineasti.

Bad Prisma

Date: 09 settembre, 2009  |  Posted By: Andrea  |  Category: Riflessioni, Roba mia  |  Comments: 0

Oggi mi arriva una mail, che con tre semplici link mi dà dimostrazione di come gli avvoltoi volino sempre in cerca di nuove carogne da smembrare. Non faccio a tempo a preoccuparmi di Faletti che mi ritrovo (anche se non direttamente, ma come autore di uno dei racconti di Bad Prisma) in mezzo a una caciara inspiegabile. C’è gente che si tira pugni (virtuali, si intende).
C’è gente (pochissimi, a dire il vero, uno solo) che ne tira a noi, inetti autori.
Non commento, non metto link, non partecipo alla rissa.
Sorvolo (essendo Colombo mi riesce piuttosto bene) perché mi conosco e so che poi trascendo quindi, ascetico e controllato, me ne resto a mormorare alle macchie di muffa nella mia caverna.
Dico solo: c’è modo e maniera, ragazzi.
C’è modo e maniera per dire le cose, per esprimere il proprio dissenso, per sostenere una tesi. E vale per tutti. Scioccamente, io mi illudo che tutti abbiano pari dignità e meritino il dovuto rispetto. Rispetto per chi lavora, rispetto per chi esprime le proprie opinioni. Rispetto.
E se non siete in grado di offrirne, non pretendetene quando verrà il momento.
Ho letto commenti su altri racconti della raccolta. Fossi nei panni dell’autore interessato mi irriterebbero parecchio. Non mi piace la cattiveria gratuita, il sarcasmo per far male, la prepotenza.
Vorrei solo che ciascuno avesse la possibilità di dire quello che pensa senza essere trattato da stronzo. Che sia un commento su un blog come un racconto pubblicato su un libro.
Sfogo finito.
Torno nella caverna a infastidire i pipistrelli.

Horror.it – attacco hacker

Date: 04 settembre, 2009  |  Posted By: Andrea  |  Category: Roba mia  |  Comments: 0

Come probabilmente vi sarete resi ben conto, Horror.it è down da ieri sera. Un maledetto bastardo è riuscito a bucare il server e si è infilato nel database, facendo danni incredibili. Grazie al cielo, avevamo un backup completo di tutto quanto al 31 agosto, o sarebbe stato un bagno di sangue.

Non che sia indolore quello che stiamo passando, ma poteva andare molto peggio. In questo momento stiamo tenendo il sito ancora down, in modo da vedere se il bastardo riesce a passare ancora oppure lo abbiamo stroncato come si conviene.

Purtroppo erano settimane che verificavo il ripetersi di decine e decine di tentativi di accessio quotidiani da parte di spammer russi e cinesi, alla fine qualcuno deve avercela fatta. Ce lo aspettavamo, purtroppo, visto che il nostro dominio è uno dei più vecchi della rete italiana e il sito, con le sue migliaia di utenti al giorno e i milioni di pagine visualizzate, è una preda succulenta per la feccia che cerca di piazzare virus e trojan.

Purtroppo questo campanello d’allarme ci ha fatto capire che alcune, dolorose, decisioni vanno prese quanto prima. Ho rimandato troppo a lungo, ma non posso più aspettare.

Faletti, l’inglese e gli avvoltoi

Date: 01 settembre, 2009  |  Posted By: Andrea  |  Category: Libri  |  Comments: 4

Polemica estiva, pelosa e pallosa, ma sintomatica di come in Italia vengano trattati gli scrittori. I fatti sono noti a tutti, ve li riposto in maniera sintetica:

Beppe Severgnini, il 22 luglio, riceve e pubblica sul suo blog una lettera nella quale, premettendo che non si vuole insinuare nulla – tutto in buona fede, per l’amor di Dio – si insinua qualcosa di pesante. Cioè che Giorgio Faletti non abbia scritto il suo libro. Motivo? Ci sono delle espressioni americane tradotte letteralmente. Cinque frasi, per l’esattezza. In poche parole: anziché usare la frase fatta italiana, Faletti usa una traduzione pedestre e letterale.

La cosa non passa inosservata. Il 3 agosto, sulla cosa si butta Il Giornale dove viene pubblicata l’opinione di una esperta traduttrice, che ribadisce gli errori fatti da Faletti. Leggendo il pezzo, viene un po’ da chiedersi se valga la pena scomodarsi per così poco, ma è agosto, i giornali non sanno cosa pubblicare e Faletti è un autoredi successo. Quindi perché no?

Appunto, perché no? E infatti sempre Il Giornale, bissa con l’articolo del 5 agosto. Questa volta, nel pezzo, si va giù pesanti. Si ironizza ipotizzando un Faletti che pensa in inglese e traduca in malo modo, ma la verità è che da qui in poi si diffonde il dubbio e qualcuno inizia a supporre, in giro per la rete, che Faletti non scriva i suoi libri e addirittura sia un americano a scriverli per lui. Da qui gli errori di traduzione.

Facciamo una piccola digressione. Nel XIV secolo, un frate francescano, Guglielmo di Ockham enunciò un principio metodologico che noi oggi chiamiamo molto semplicemente, rasoio di Occam:

“A parità di fattori la spiegazione più semplice tende a essere quella esatta”

Ora, io chiedo a voi, gente di buon senso, è più semplice che Giorgio Faletti, per il suo nuovo libro ambientato negli USA, abbia inserito frasi sentite pronunciare in qualche suo viaggio o in qualche film e  cialtronescamente (non dico di no) le abbia tradotte male, oppure che uno degli autori più venduti e letti nel nostro paese rischi la figuraccia coinvolgendo un ghost writer di lingua inglese e un traduttore (che traduce pure male) per non doversi sobbarcare la fatica di scrivere il libro?

La mia idea? Io ce lo vedo Faletti che si appunta una frase in inglese, dice: “Che modo di dire figo, lo uso nel mio libro per darmi un tono molto Made in USA” e poi combina un casino traducendola male. Un errore? Certo. Un errore grave? Magari. Un errore sufficiente a metterlo in croce sui giornali ipotizzando che non sia lui a scrivere i suoi romanzi? No. Così si comportano solo gli avvoltoi. E in Italia siamo pieni di gente che non vede l’ora di farti il mazzo appena tiri su la testa .

Del resto, sono anni che di Stephen King si dice che non scriva i suoi libri…