Ogni tanto mi capita di leggere alcuni commenti che lanciano a un determinato autore accuse di scarsa originalità. Si fa notare al malcapitato di turno di essersi seduto sugli allori, oppure di essere troppo commerciale, o di non voler sperimentare. Di aver saccheggiato, plagiato, rapinato un altro autore più o meno noto. Di ripercorrere stancamente strade fin troppo battute.
Quanti libri horror, gotici o thriller sono usciti fino a oggi? E non parlo di quello che è stato pubblicato in Italia, parlo di tutto il pianeta. Fino a che anno possiamo spingerci all’indietro per fare questo conto? Io direi di fermarci al massimo alla letteratura gotica del settecento, coi suoi castelli, i suoi spettri e le sue dame in pericolo. Partiamo quindi da Horace Walpole, con il suo Il castello di Otranto (1764).
Fanno 245 anni. Duecentoquarantacinque.
Da 245 anni, centinaia (migliaia) di scrittori in tutto il mondo scrivono senza sosta alcuna, a getto continuo, storie di spettri, mostri, demoni, assassini seriali e vampiri. Quando devo scrivere qualcosa e penso a una trama che mi sembra essere originale, mi chiedo: sicuro che non lo sia solo per te? Sì, perché nonostante nel mio studio io abbia le pareti tappezzate di centinaia di romanzi horror, io non ho letto tutto. Forse nessuno ha letto tutto. Quindi come posso sapere se quello che io immagino, sia originale oppure no? Come posso sapere se un altro autore, 50 anni fa, ha già detto la stessa cosa, magari in un modo leggermente diverso? Magari in Croazia o a Pechino?
E mi sono limitato ai libri. Ci sono i film, i telefilm, i fumetti… Una enormità di storie narrate, di spunti, di reinterpretazioni. Anno dopo anno. Da decenni. Davanti a tutta questa immensità per poco il cor non si spaura come diceva quella sagomaccia di Leopardi.
Alla luce di tutto questo, mi chiedo, è possibile essere davvero originali?
In linea teorica potrei anche dire che sì, qualcuno che inventa qualcosa di mai letto prima ci può anche essere. Ma sono quasi certo che studiando attentamente quel fantomatico testo, non sarebbe arduo riscontrare tratti riconducibili a cose già note, ad archetipi più o meno abusati. L’universo di riferimento è sempre lo stesso. Quindi non sarebbe una cosa in tutto e per tutto originale, in realtà. Piuttosto un modo diverso di raccontare una cosa già nota, che è quello che facciamo tutti, da parecchi anni.
Invidio i narratori del passato, perché potevano spaziare inventando o reinterpretando per un pubblico che leggeva tutto con l’entusiasmo di chi legge di Dracula per la prima volta. Provateci voi oggi, parlando di vampiri.
Per quanto mi riguarda, pur non avendo mai scritto (o voluto scrivere) niente su vampiri, zombie o licantropi, non mi sono mai posto il problema se quello che scrivo o no sia qualcosa di mai raccontato prima, perché semplicemente questo è un non-problema. So di dovermi muovere in un campo minato assai piccolo nel quale da 245 anni, migliaia di persone disseminano ovunque ordigni di ogni tipo. Il mio compito è quello di cercare di non pestare nessuna mina, ma so che il percorso che intraprendo sarà per forza di cose influenzato da queste trappole.
Proviamo tutti a inventare qualcosa di nuovo o di raccontarlo in maniera diversa, ma è solo una presunzione quella di essere i primi o gli unici. Stephen King mente sapendo di mentire – e lo fa da anni – ogni volta che dice: “E’ la storia, non colui che la racconta…“. Perché in realtà, quello che ci affascina, è come ci viene raccontata una storia, piuttosto che la storia in sè.