Il crepuscolo dell’horror?
Da qualche settimana sono perseguitato da Twilight. Il che è davvero un paradosso se si considera quanto io poco gradisca le storie sui succhiasangue e che la recente tempesta vampirica abbatutasi sulle libreria mi procuri sbadigli da lussazione della mandibola.
La mia idea su Twilight in formato romanzo o cinematografico che sia, è questa. Il mio interesse per la saga milionaria della Meyer è pari alla temperatura media del Polo Sud, quindi ne parlo con una certa insofferenza.
Però.
Ho letto un pezzo di Loredana Lipperini sul suo blog e mi sono posto qualche domanda. Davvero Twilight fa così male all’horror? Davvero parlarne è un peccato tanto osceno? Secondo me no.
O meglio, dipende in quali termini.
Ma non può essere sbagliato parlarne tout court.
Lungi da me cercare di convincere chi non la pensa come il sottoscritto, tantomeno un critico blasonato come la Lipperini. Sono un fruitore appassionato di horror da sempre e un divulgatore da almeno 15 anni, quindi non sono esattamente una fonte imparziale. E’ OVVIO che cercherei di vendervi il cammello. Un cammello nero e con le zanne. Diamolo pure per scontato, quindi.
Ma è anche vero che ho la mia idea sull’horror e su come se ne dovrebbe parlare, quindi perché non dovrei dirvi qualcosa a riguardo? Detesto chi si atteggia a guru di questo o quello (ce ne sono tanti on line, e fanno malissimo al genere, sono da evitarsi come la peste), quindi mi limiterò a questo piccolo aspetto della questione. Il resto me lo tengo per me, promesso.
Partiamo dalla osservazione più banale. La questione non è – e non può essere – se sia un male parlare di Twilight (o di altra porcheria a esso assimilabile), ma di come se ne parli.
Occorre sempre ricordarsi che ci si rivolge a un pubblico eterogeneo, non ai nostri quattro amichetti, e una volta chiaro questo, gli si racconta come la si pensa. Su tutto. O ci si impegna a farlo, per lo meno.
Anche sui maggiori siti horror americani, si è discusso se fosse o no il caso di parlare della saga romantica a base di canini. La decisione finale è stata: perché non dovremmo farlo? Già, perché no?
Non può essere un bene o un male parlarne. Ma deve essere chiaro a chi legge cosa se ne pensa. Altrimenti a cosa servirebbero le critiche negative? Basta che se ne parli? Noi non facciamo gossip.
Su Horror.it - a proposito del primo Twilight, si può leggere :
Tutto il resto, tutto quello che dovrebbe interessare gli appassionati di cinema, sgrossato delle implicazioni mediatiche, pseudo-sociologiche e di marketing, rientra a pieno diritto nel calderone di quanto di più classico, immobile e massivamente ingannevole il mondo cinematografico sia riuscito a propinarci negli ultimi anni. Il Twilight-tormentone consta di centoventidue minuti (122 minuti!) di profumato ed emozionale polpettone adolescenziale, sapientemente costruito da una regista che nei clichè della fanciullezza ha sempre allegramente sguazzato (Thirteen e il meno indigesto Lords of Dogtown), e dai quali è sempre riuscita a ricavare riconoscimenti ufficiali e non.
A questo indirizzo, la recensione originale.
Abbiamo parlato di Twilight. Lo abbiamo misurato, pesato e trovato insufficiente. Avremmo sbagliato se lo avessimo eletto a esempio di come si racconta una storia di vampiri… ma chi ha mai sostenuto questo sulle nostre pagine? Chi? Nessuno. Anche perché lo avrei preso a scappellotti.
Quello che dovrebbe fare ciascuna testata che si occupi di horror è non scartare mai nulla per pregiudizio. MAI.
E’ quello che io ripeto sempre ai miei collaboratori.
Ci sono cose che possono piacerci o piacerci di meno, ma MAI scartare nulla a priori. Anche se pensiamo che a quei quattro vampirelli adolescenti faremmo volentieri la festa a suon di testate…
E sapete perché dico questo ai miei?
Perché lo stesso horror è da sempre oggetto di pregiudizio. Da sempre. Sono anni che in Italia film e libri horror sono criticati senza nemmeno essere letti o visti, solo per l’appartenenza a un certo ambito del fantastico. Questa cosa ci fa andare in bestia, vero? A me sì, parecchio. Quindi perché NOI per primi dovremmo farlo? Saremmo degli ipocriti se ci lamentassimo di non avere la dovuta attenzione e poi ci atteggiassimo – noi per primi – a snob, non credete?
Purtroppo il fandom è pieno di snob. Ci sono blogger abituati a campare solo grazie al loro snobismo di ritorno. Ce n’è uno in particolare che io chiamo RINGHIO (tu lo sai chi sei, vero?) che ne ha fatto un marchio di fabbrica: criticare a prescindere, per principio. E’ tutto cacca. Gli scrittori italiani sono cacca. Le cose che piacciono alla gente comune sono cacca.
Un enorme cumulo di guano.
Ma allora cosa è cambiato dall’atteggiamento spocchioso dei critici di una ventina d’anni fa, quei Grandi Vecchi che hanno praticamente affossato l’horror? Nulla, a sentire questi patetici ringhiatori di professione.
E noi dovremmo diventare come questa gente? Come quelli che più disprezziamo e che tanti danni hanno fatto al genere che amiamo?
No, mai.
Per questo (e lo dico a una professionista come Loredana Lipperini che stimo e seguo da tempo, considerandola uno dei pochi critici in grado di comprendere le profondità e peculiarità della narrativa fantastica) noi cresciuti a pane e horror, in questa palude maleodorante, non possiamo né vogliamo voltarci dall’altra parte. Non è nel nostro DNA. Non dovrebbe esserlo, per lo meno.
Noi il mostro lo dobbiamo guardare in faccia. E se si rivela un pacco clamoroso, allora lo facciamo a pezzi. Ma preferiamo prima studiarlo. Abbiamo memoria lunga, sappiamo quanto sia brutto essere scartati ancora prima dell’esame. Quindi cerchiamo di dare una possibilità a chiunque.
Questo è l’horror.





dicembre 22nd, 2009 at 12:02
E’il problema del web 2.0. Con l’avvento dei Blog molti si sono “autoinvestiti” a (re)censori di tutto lo scibile umano: dall’attualità, alla letteratura, passando per la politica, il cinema e la musica. Il che non è affatto un male ma bisogna comunque “scremare” la blogosfera da tutti quelli che lasciano da parte l’obiettività per un fanatismo post-adolescenziale che non giova affatto alla causa (in questo caso all’horror). C’è chi parla male di un prodotto mainstream a priori perché pervaso dal sacro fuoco dell’underground o anche solo perché se qualcosa ha successo bisogna parlarne male per uscire dal coro (e farsi notare).
Twilight può far bene all’horror perché, a suo modo, lo sdogana alle masse. E forse ci potrà essere qualcuno che vorrà approfondire e passerà da Stephenie Meyer a Skipp & Spector. Per quanto riguarda una presunta “pericolosità” ritengo che un qualunque sequel di Venerdì 13 o Halloween sia molto più dannoso degli amori adolescenziali di un vampiro….
dicembre 22nd, 2009 at 12:33
Il tuo discorso, tra tanti che sto leggendo in questi giorni nel web, mi piace e mi trova d’accordo. Soprattutto sulla questione: “non scartare mai nulla per pregiudizio. MAI.” In passato ho commesso clamorosi errori di valutazione su autori e libri, solo per il loro eccessivo successo commerciale. Non sempre il successo planetario di un libro comporta il fatto che sia per forza un “monnezzone” (cito dalla Lipperini). Spesso è vero, niente da dire, ma altre volte il successo coincide con la bontà, l’originalità, etc, dell’opera.
Il romanzo di genere – horror, fantasy, giallo, noir – viene troppo spesso giudicato solo per pre-giudizio. Non commettiamo anche noi lo stesso errore.
Andrea
dicembre 22nd, 2009 at 16:46
Il pregiudizio è una brutta bestia.
Il pregiudizio applicato da chi lavora all’interno del genere è una ipocrisia.
Possiamo cantarcela come vogliamo, ma le cose stanno così.
dicembre 22nd, 2009 at 17:16
…ma non è che, per gli addetti ai lavori, il pregiudizio è la maschera sotto cui si nascondono invidia e/o gelosia?
dicembre 22nd, 2009 at 18:51
Quanto hai ragione.
Per diventare scrittori o registi, degi “esami” bisogna passarli. Arrivare alla pubblicazione di un romanzo o alla realizzazione di un film è un esame e questi esami non finiscono mai. Una volta anche per fare il critico era così: se volevi scrivere per una testata, comunque dovevi dimostrare un certo valore.
Adesso questo non vale più. Apri un blog e ti senti investito da una autorità divina. Mi può anche stare bene, ma come diceva Peter Parker, da un grande potere derivano grandi responsabilità. E chi scrive DEVE pensare anche a questo. Ma in fondo è più facile sputare sentenze e giocare a smontare ogni giocattolo, che ci vuole? Siamo capaci tutti a disfare.
E’ fare, è costruire, che costa molta più fatica.
dicembre 22nd, 2009 at 18:52
Ah, se la bile potesse parlare…
dicembre 22nd, 2009 at 20:27
Guarda, secondo me non è nemmeno bile. E’ pigrizia. Gratta sotto un razzista e troverai un pigro. Gratta sotto un… uhm, criticoblogghettaro?… e troverai uno che non legge.
dicembre 23rd, 2009 at 11:38
Sai chi mi fa ridere di più?
Il criticoblogghettaro con ambizioni letterarie che schifa la letteratura italiana e consiglia di leggere solo in lingua inglese. O solo libri di autori stranieri. Poi – com’è ovvio – pretende che di italiano si leggano solo le sue cose, ovviamente.
Quindi occorrerebbe leggere solo inglese e solo sranieri. Tranne lui.
Geniale!
Tempo fa sul forum di Horror.it arrivò un aspiramnte autore geniale: disse che tutto quello che si scriveva oggi era cacca, lui leggeva solo Stephen King perché era l’unico autore horror degno di essere letto. Poi propose dei suoi racconti in lettura.
Gli risposi: “Mi spiace, ma dopo il tuo suggerimento ho capito che ha senso leggere solo King, quindi non leggerò altro.”
Non capì.
Se la prese a male.
Dura la vita, eh?
dicembre 23rd, 2009 at 12:18
Andrea, non sono tipo da “autopromozione”, ma penso che il mio post di oggi ti possa interessare. E scusa se ti rubo spazio.
dicembre 23rd, 2009 at 13:37
Occhio però a non fare di tutta l’erba un fascio. Ci sono dei “criticiblogghettari” che non sono affatto male, soprattutto perché scevri da ogni sorta di pregiudizio e partigianeria. Anch’io mi permetto di recensire dischi e, a volte, qualche libro sul mio blog ma senza alcuna pretesa di essere definito il novello Lester Bangs. Mi piace ascoltare musica e mi piace scriverne, tutto qui. Logico che se parlo di qualcosa lo faccio solo DOPO aver letto/ascoltato l’oggetto in questione e cecando di rimanere il più obiettivo possibile a discapito dei miei gusti personali. Il Blog può essere un mero e sterile esercizio di onanismo oppure può diventare un utile strumento di crescita (e qui mi allargo!) “intellettuale” attraverso il confronto con i lettori e soprattutto facendo tesoro di eventuali critiche costruttive e dei commenti. Non so quali risultati sto ottenendo e non m’importa che mi si dica per forza “hai ragione”, ciò che scrivo sono delle opinioni e possono essere opinabili. Se anche solo un mio lettore grazie alle mie recensioni scopre un nuovo gruppo o un disco che gli piace il sottoscritto è contentissimo. So che la maggiornaza dei blogger è, in un modo o nell’altro, veramente fastidiosa, ma teniamoci stretta e incentiviamo “l’onesta minoranza”
dicembre 28th, 2009 at 05:19
Condivido in pieno il post e sottoscrivo ogni parola.
Lo affermo però con una punta di disagio e una non lieve sensazione di smarrimento. Qualcosa non torna.
Appurato che non si tratta di indigestioni natalizie (più volte fautrici, lo confesso, di vaneggiamenti e deliri, specie se accompagnate da lambrusco, vin santo e compagnia bella – tanto oltre un certo stadio non fa alcuna differenza) spendo qualche minuto di riflessione e cerco di risalire all’origine della mia inquietudine.
Le tue considerazioni, ineccepibili e facilmente condivisibili, dovrebbero apparire a chi legge addirittura pleonastiche.
“Ma non può essere sbagliato parlarne tout court”.
Appunto. Se esiste affermazione più inconfutabile di questa mi mangio il cappello. Ma una volta messo a nanna il cammello (in un’altra stanza, preferibilmente, ma è solo un consiglio), perdi due minuti su qualche vecchia news apparsa su Horror.it e vedi quanto mi sono affannato a ribadirlo.
E’ altrettanto chiaro (anche questa un’ovvietà, ma repetita iuvant e mai abbastanza) che il lettore si trova in una posizione completamente diversa da chi collabora per qualsivoglia testata, e a differenza del tracotante critico/blogghettaro può permettersi tutti i pregiudizi che vuole. Il mio esempio è calzante solo per la singolarità del caso, considerato che la discussione aveva raggiunto livelli paradossali: il suggerimento implicito, rivolto non solo al sottoscritto, era proprio quello di adottare quel pregiudizio che tanto prudentemente evitiamo.
“… lo stesso horror è da sempre oggetto di pregiudizio. Da sempre. Sono anni che in Italia film e libri horror sono criticati senza nemmeno essere letti o visti, solo per l’appartenenza a un certo ambito del fantastico. Questa cosa ci fa andare in bestia, vero?”.
Non poco. Anche perché denota un’ignoranza abissale.