Il Diacono: secondo stralcio

Date: 27 agosto, 2010  |  Posted By: Andrea  |  Category: Diacono

Dopo il primo stralcio scelto dall’editore per la quarta di copertina, vi propongo questo altro brano, tratto dal prologo. Mancano due mesi all’uscita del romanzo…

Brasile, favela di Santo Joao
Tre settimane prima dell’esplosione

Quando fratello Nathan si trovò alle porte di quell’assurdo cimitero, pensò subito a uno scherzo di cattivo gusto. Squadrò il ragazzino che lo aveva guidato sin lì, ma quello sostenne il suo sguardo. Che diavolo di problema hai, monaco?, sembravano dire quei due occhi scuri e sfrontati. Nathan aveva poca voglia di scherzare, specie dopo essersi arrampicato per quasi mezz’ora lungo i vicoli della favela, erti come mulattiere e abbastanza roventi da togliere il fiato.

<Carlito>, disse al quindicenne con un braccio rotto legato al collo e una canottiera blu e rossa di una squadra di basket USA, <ti ho chiesto di portarmi da fratello Geremia, ricordi?> Nathan era nato in una favela come quella, sapeva quale tono usare anche se indossava un saio. Nessuno lo avrebbe mai scortato sin nel cuore nero della baraccopoli se non fosse stato un confratello di Geremia, ma questo non significava essersi già meritato il loro rispetto. Quello andava conquistato.

Nathan non aveva alcuna intenzione di tirarsi indietro. Avevano perso ogni contatto con fratello Geremia ormai da settimane, e lui aveva il compito di riportarlo a Vallombrosa. Padre Valdés li rivoleva tutti al monastero, prima possibile. Stava per succedere qualcosa, diceva, ed era necessario che per allora fossero tutti al sicuro e pronti ad affrontare la minaccia.
Aveva una missione da compiere e sarebbe andato sino in fondo.

<Entende Carlito?>, insisté rivolto al ragazzo.

<Eu entendo>, rispose Carlito. Poi varcò la soglia del cimitero.

Fratello Nathan si rassegnò e seguì il ragazzino.
Il cimitero sembrava una copia in miniatura della favela: aggrappato al dorso della collina con unghie di pietra spezzate e cotte dal sole, era disseminato di tumuli realizzati con materiali di risulta. Mattoni nudi, lastre di marmo sporco e lamiere ondulate. I sepolcri erano affastellati l’uno sull’altro, senza soluzione di continuità, come se ognuno di essi cercasse di conquistarsi un posto nell’aldilà a spese del vicino. Non c’erano croci o segni religiosi, solo nomi e date incisi. Il monaco seguì Carlito sino a una specie di slargo tra le tombe. Là in mezzo, come dimenticata nel terreno, era conficcata una croce di legno. Nathan sentì una morsa allo stomaco quando lesse il nome inciso sulla croce.

irmão geremia

In uscita a Ottobre 2010 per Gargoyle Books

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