Inferno di (acqua) cristallo

Date: 27 agosto, 2010  |  Posted By: Andrea  |  Category: Roba mia

Amo i miei vicini. Pur di non farmi sentire nostalgia del mare, hanno deciso di trasformare casa loro in una piscina organizzando una serata di giochi con animazione da spiaggia. Il programma è stato più o meno questo:

Ore 19.45: Sorpresa!

Torno a casa dall’ufficio e sto per buttarmi sotto una doccia benedetta quando sento suonare alla porta. Tiro saracche che mi costeranno 3000 anni di lavori forzati nelle miniere di guano infernali e apro la porta accogliendo l’aspirante suicida con indosso un elegante accapatoio color sabbia che bene s’intona al rivestimento in gress del mio bagno e all’atmosfera balneare che mi appresto a vivere.

<Non hai sentito?>, dice il ragazzo del primo piano. <Piove dal quarto piano!>

Lo guardo cercando di decidere se sfancularlo o dargli retta, poi il soave rumore di un cascata d’acqua mi fa propendere per la seconda. Torno dentro e mi metto addosso maglietta bianca e calzoncini corti che uso per correre. La  raccapricciante mise da straccione, unita al fatto che sono scalzo, mi farà perdere parecchi punti alla prossima assemblea di condominio. Sono sempre scalzo in casa. Odio le ciabatte, le ritengo, dopo i calzini corti e la famosa <em>mamma dei cretini sempreincinta</em>, uno dei peggiori mali dell’umanità.

Una volta al piano piloties, mi trovo di fronte alla coreografia ideata da quei tesori dei miei vicini: scrosci d’acqua alti 4 piani che corrono lungo la facciata di marmo bianco, il sole ormai al tramonto si riflette sulle lacrime del mio vicino, che abita tre piani sotto al centro balneare.

Quanta poesia…

Ore 19:55: La festa comincia.

Il palazzo è mezzo vuoto, poca brigata vita beata! Non c’è nessuno sotto l’appartamento allagato (il primo appartamento a subire danni sarà il loro e non sappiamo come avvisarli), nessuno conosce le persone che stanno dentro a quella piscina pensile (il palazzo è nuovo, non ci si saluta tra vicini, io odio chiunque, quindi…).

Vengono chiamati nell’ordine: pompieri, vigili urbani, amministratore del condominio (ha il cellulare spento). I pompieri li ha chiamati il vicino di prima, e vuole che si abbata la porta dell’appartamento allagato.

Insiste.

I vigili del fuoco sono i primi ad arrivare, ma non fanno altro che guardare verso l’alto, annoiati. Eccheccazzo, dov’è l’incendio! Non c’è nemmeno un gattino in trappola, o una ventenne pettoruta da salvare. Solo una cazzo di piscina pensile. Sono in cinque e tutti guardano verso l’alto…

L’appartamento non è accessibile dalla strada, c’è una vietta laterale privata, di fianco alla chiesa, ma ci sono dei dissuasori di metallo.

Li portiamo dentro, in spiaggia.

La sciura del quarto piano che abita vicino all’appartamento allagato vede l’acqua che si avvicina a casa sua.

Io le dico: <Guarda che ti conviene mettere sul pavimento dei salviettoni per fermare l’acqua…>

La sua risposta: <Dici?> Lo dice coi piedini abbronzati poggiati su uno splendido e assetato parquet in rovere…

<Sì, dico>.

Ore 20:30: I soliti imbucati.

Mentre la sciura del quarto piano sta fissa davanti al suo appartamento osservando con orrore crescente l’acqua che avanza e i suoi salviettoni inzuppati d’acqua che ormai non trattengono più nulla, alcuni volenterosi dal secondo piano cercano di scopare via l’acqua per salvarle il parquet.

Io scendo coi pompieri in strada: sono arrivati i vigili.

Siamo in una botte di ferro.

Che affonda.

Son tutti professionisti, ma quello che fanno è grattarsi la testa e chiedersi “Che si fa?”.

Il mio vicino continua a dire: <Ma non la abbattiamo la porta?>

Il boss dei pompieri: <Senza permesso dei proprietari preferirei di no>.

Il vigile: <Ma non li avete chiamati?>

Io e il vicino, in coro: <Ma chi li conosce!>

Intanto dal condominio di fronte si affaccia sempre più gente. Arriva un secondo camion dei pompieri. Sul marciapiede di fronte al condominio ci sono adesso un totale di 10 vigili del fuoco che guardano verso l’alto e non fanno un cazzo, ma lo fanno con stile.

E l’acqua continua a uscire da ogni pertugio…

Ore 20:40: Gesto eroico!

Sono tornato dentro al palazzo e vedo che al piano terra, scende acqua sulla porta dell’ascensore. Torno su e al terzo piano (ci abito io!) vedo che l’acqua sta colando dal controsoffitto in cartongesso, gocciolando persino dalle plafoniere. Si sta infilando nei tubi dell’impianto elettrico. Non facciamo in tempo a chiederci se sia il caso di staccare la corrente (il vicino, quello che vuole abbattere la porta, inizia a ipotizzare incendi causati da cortocircuiti… gli faccio notare che stiamo annegando) che le luci lampeggiano e saltano.

Siamo al buio.

Scendo verso il locale dei contatori.

La vecchina del primo piano, terrorizzata, esce a chiedere cosa succeda, poi ne aprofitta per lamentarsi (come sempre) dell’amministratore. Scappo prima che attacchi bottone abbandolandola al suo triste destino (bastardo!) e approdo al locale contatori.

E’ saltata solo la luce delle scale.

Per un istante, breve ma intenso, anni di filmacci horror mi fanno pensare a quanto segue: alzo gli interruttori che danno corrente alle scale e tutti quelli che si trovano coi piedi a mollo sui pianerottoli muoiono folgorati in un’esplosione di scintille. Valuto che l’assicurazione non coprirebbe anche quello così rinuncio all’esperimento.

Torno sul marciapiede e informo i pompieri della cosa.

Non gliene può fottere di meno.

Il vigile urbano che comanda fiero la truppa, chiama il titolare dell’immobiliare che ha venduto gli appartamenti per sapere il nome e il telefono dei titolari del centro balneare. Mentre questo ci pensa, uno dei pompieri dice: <Ma non c’è un rubinetto d’intercettazione esterno per chiudere l’acqua?>

Io lo guardo con l’occhio pallato e – giuro – a voce troppo alta esclamo: <OH CAZZO!> poi lascio lì 10 pompieri e 3 vigili e – rigiuro – parto di corsa ributtandomi dentro nell’inferno di cristallo manco fossi Bruce Willis, ma mi sento troppo pirla per non averci pensato prima. Diciamo che corro perché mi sento un fottìo in colpa.

Faccio le scale di corsa, al buio e piombo sul pianerottolo al quarto piano dove il tempo semra essersi fermato: scopano via l’acqua alla luce delle torce elettriche, mentre la solita sciura è ferma sulla soglia di casa a guardare il suo parquet. Non fa un cazzo per aiutare gli altri, sta solo lì a guardare casa sua. Le chiedo quale sia il suo contatore dell’acqua, ma non lo sa.

Ci sono sei linee (tre per l’acqua calda e tre per la fredda) con altrettanti contatori e valvole, per tre appartamenti. Decido di chiuderle tutte. Le prime due linee vanno via lisce, le valvole della terza non si muovono. Arriva il vigile del fuoco che illumina il vano tecnico sul pianerottolo con la sua torcia e io – smadonnando e sudando – gli dico che le valvole non si chiudono.

Lui non si muove.

Torno fuori e prendo uno straccio per cercare di fare forza sulla valvola: niente da fare. Però sta volta il pompiere mi ha illuminato la valvola, vuoi mettere? A me pare comunque di sentire che la cascata sia un po’ diminuita. Mi viene il dubbio che io possa avere avuto culo e che la linea del centro balneare sia una delle due che son riuscito a chiudere.

Chiedo alla sciura sulla soglia di controllare se ci sia acqua a casa sua.

Controlla. Risposta: NO. Bene.

Faccio una prova aprendo una delle due valvole e alla fine trovo il suo contatore. Mi viene in mente di controllare i numerini di quelli che non riesco a chiudere. Fermi. Quindi non sono quelli. Resta solo una utenza, la prima che ho chiuso. Faccio la prova e apro l’acqua fredda: non si muove il contatore. La richiudo e ripeto l’operazione con l’acqua calda: il contatore inizia a girare come un forsennato. Beccato! Il pompiere tutto contento dice via radio al vigile che hanno chiuso l’acqua.

Hanno chiuso? HO CHIUSO!

Ore 21:10: Quando il gatto non c’è…

Torno in strada. Il vigile urbano è finalmente al telefono coi padroni della piscina pensile. Sono in vacanza. A Pesaro. O Pescara. Non lo ricordo. Sento che li informa della cosa e li CONSIGLIA di tornare. E quelli nicchiano. <Signora, avete la casa ancora piena d’acqua!> dice allibito il vigile. Non paiono sconvolti dalla notizia. Mi chiedo se non coltivino alghe in soggiorno, a questo punto… Io francamente ne ho abbastanza. Torno a casa e come se non ne avessi abbastanza di acqua, decido di farmi una doccia. Amo i miei vicini, davvero…

One Response to “Inferno di (acqua) cristallo”

  1. Denis Says:

    Grandiosi ‘sti vigili!

    Non so se sono peggio questi, o quelli di quando ha preso fuoco la casa del vicino.

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