Samara: ieri e oggi

Date: 30 novembre, 2010  |  Posted By: Andrea  |  Category: Cinema, Immagini e Foto  |  Comments: 2

E’ sempre da paura… ma in un altro senso.

Di nuovo, l’horror italico

Date: 29 novembre, 2010  |  Posted By: Andrea  |  Category: Diacono, Riflessioni, Scrivere  |  Comments: 0
Di nuovo horror italiano. Questa volta è Danilo Arona che ne parla in un (dottissimo) commento al mio romanzo, che vi consiglio di non lasciarvi scappare (parlo del commento).
(Però pure il romanzo…)
L’introduzione al pezzo insiste sul discorso che ho già affrontato io stesso in alcune interviste rilasciate in questi giorni, come vi ho già riportato in articoli come questo oppure quest’altro.
Danilo, che ha un’invidiabile memoria storica, torna sulla faccenda degli autori italiani, con quelle che in un processo all’americana, definiremmo prove chiave.

L’horror italiano da anni è impegnato in un’ardua e difficile tenzone. Conquistare quella sostanziosa fetta di pubblico che non compera il genere per partito preso se l’autore esibisce nel cognome i suoi normali ascendenti nazionali. Non è storia nuova. Se qualcuno in età avanzata si ricorda di come nacque al cinema l’imprescindibile filone del western all’italiana, si rammenterà forse che Sergio Leone firmò Per un pugno di dollari come “Bob Robertson”, non certo per vergogna ma per favorire il destino commerciale di un film, sulla carta, considerato anomalo.
O, andando ancora indietro nel tempo, si potrebbero citare tornando all’horror letterario i leggendari “Racconti di Dracula”, pubblicazione da edicola di Farolfi Editore, dove i vari autori anglosassoni erano tutti straordinari professionisti della parola di nostrana ascendenza. O, venendo più in qua, potremmo menzionare i pochi numeri della collana, sempre da edicola, chiamata “Maniac”, in cui certi autori che si presentavano come Steven H. Farmer e Frank Crawford erano in realtà gli amici, antesignani per il genere, Massaron e Nerozzi. Senza dimenticare un certo Frederick Kaman, ovvero l’incommensurabile uomo dai mille volti, Stefano Di Marino.

Sì, ho capito. Sto già scantonando. Ma l’antifona è chiara. L’horror italiano ha sempre dovuto fare i conti con dei problemi d’identità. Nonché una storia alle spalle di “tentativi”. Qui, dove sto scrivendo, possiedo una biblioteca sul punto di accartocciarsi su sé stessa soltanto formata da tentativi italici. Editoria alta e, per capirci, underground. Quasi tutti tentativi con un seguito editoriale – i famosi numeri che “contano” – dal fiato cortissimo. E dentro ci stanno cose straordinarie che non inizio neppure a citare, perché poi giustizia imporrebbe di citare tutti. Però, a volo radente sui marchi editoriali, leggo: Camunia, ACME, Addictions, Larcher, ADNKronos, Tranchida, Il Foglio Letterario, Flaccovio e altri ancora. Senza ignorare che sono usciti sporadici horror italiani, anche presso le cosiddette major. Una situazione, a dir poco, instabile almeno sino all’avvento di Gargoyle Books, inizialmente deputata a pubblicare solo autori stranieri, ma poi apertasi per assoluta convinzione al nostro mercato interno forte di autori di notevole prestigio (Dimitri, Manfredi, Vergnani e il duo Pezzini/Tintori sul fronte saggistico). Fermi restando che un autore italiano nell’identico catalogo è destinato a vendere di meno di un suo collega americano per il pregiudizio di cui sopra, la politica della casa editrice romana ha di fatto inaugurato un percorso nel quale è legittimo intravedere qualche barlume di stabilità e di allargamento di confini editoriali: da Einaudi a Marsilio, da Salani alla Nord, si sono riscontrate uscite non di poco conto nel genere praticato dai “nostri”. Senza dimenticare quella perla d’eccellenza che risponde al nome di Edizioni XII, che ha concesso all’horror e al fantastico italiano tutto lo spazio possibile, e il generosissimo tentativo, ancora da edicola, messo in piedi da Alan D. Altieri con la collana ibridante EPIX nella quale gli autori italiani hanno avuto grande vetrina, ma – a parere esclusivo di chi scrive – sono stati ingenerosamente ripagati.

L’horror in Italia

Date: 26 novembre, 2010  |  Posted By: Andrea  |  Category: Diacono, Libri, Riflessioni  |  Comments: 2

In questi giorni, sto rispondendo a diverse interviste per via del mio libro (ve ne ho parlato vero? Mi pare di sì…) e ricorre spesso una domanda sullo stato di salute dell’horror italiano. Sono occasioni ghiotte, per me, perché da tempo mi ripropongo di scrivere qualcosa a proposito e non ne ho mai avuto il tempo/voglia, ma con la scusa delle interviste sono obbligato a stare sul pezzo, ed ecco che il discorso prende corpo. Ne ho già parlato in un’altra intervista, e adesso vi riporto uno stralcio da quella che mi ha fatto qualche giorno fa Nicola Lombardi:

[LTN]: Collane editoriali e riviste di genere, in Italia, continuano a sorgere e a tramontare, in un susseguirsi di proposte che comunque denunciano un fermento e un interesse che non conoscono pace. Le generazioni di appassionati lettori – e di scrittori – si susseguono, si accavallano, si passano il testimone. Come vedi, in prospettiva, il fenomeno “horror letterario nostrano”?
[AGC]: Come ben sai, la situazione attuale è enormemente cambiata rispetto a 15 anni fa, quando iniziai a muovere i primi passi in questo ambiente. E’ innegabile che oggi ci sia più attenzione verso l’horror da parte di pubblico e critica, ed è ovviamente merito del paziente lavoro di tutti. La costanza (testardaggine) di tutti quanti noi ha iniziato a scalfire la lapide di pietra che ci avevano calato addosso per seppellirci sotto terra. Però dobbiamo lavorare ancora parecchio prima di riuscirci a issare fuori dalla fossa in cui ci hanno ficcati a forza. L’ambiente è ancora troppo giovane e fragile. Tutti quanti, in molti modi differenti, stiamo gettando le basi per quello che potrebbe essere il futuro horror italiano, giorno per giorno, però se e come questo evolverà, davvero non lo so.
Ci sono ancora molte problematiche, alcune debolezze e diffidenze congenite che si stenta a risolvere e che costituiscono un’enorme zavorra. Più appassionati si daranno da fare, meglio sarà, questo è evidente, ma è anche vero che l’ambiente editoriale ha bisogno di numeri per sopravvivere, la buona volontà non basta. Oggi questi numeri non ci sono, salvo in rarissimi casi. E non è un problema di qualità: c’è talmente tanta robaccia che arriva dagli USA – scritta male, tradotta peggio e con idee ridicole – che mi sembra quantomeno ingeneroso fare una questione di qualità solo per gli italiani.
Il fatto è (lo sappiamo da sempre) che in Italia a parità di escrementi, con un nome straniero i tuoi puzzeranno di meno. E’ un mercato talmente delirante che quando in Italia iniziarono a pubblicare i romanzi thriller di David Baldacci, decisero (solo in Italia) di dargli un nome più americano per evitare che vendesse poco. Da lì, ecco nascere il fantastico David Baldacci Ford. Geniale non credi?
Negli anni 80/90, molti autori italiani presero a pubblicare (horror e non) sotto pseudonimo.
La gente li leggeva senza fiatare. Poi se gli stessi autori uscivano col nome in Italiano ecco calare le vendite e le prime critiche. Un vero delirio. Non ci sono soluzioni rapide, solo la qualità della scrittura. E’ solo con la qualità e un’infinita pazienza che si potranno riparare i danni enormi che le generazioni passate hanno inflitto all’horror nostrano.

Perseguitato da uno spettro…

Date: 25 novembre, 2010  |  Posted By: Andrea  |  Category: Metafisica, Stuzzicante  |  Comments: 0

Vero o falso che sia, non è niente male.

Vampiri

Date: 20 novembre, 2010  |  Posted By: Andrea  |  Category: Ciarpame  |  Comments: 3

A proposito di horror, Diacono e libri…

Date: 12 novembre, 2010  |  Posted By: Andrea  |  Category: Diacono, Riflessioni, Scrivere  |  Comment: 1

E’ appena uscita su Liberi di Scrivere una mia intervista sul Diacono, sull’horror e sul rapporto tra cinema e letteratura. Son cose delle quali avrei voluto parlarvi da tempo qui sul blog, quindi approfitto della bella (e impegnativa) intervista di Valentino G. Colapinto e vi propongo un estratto della rivista. A questo indirizzo il testo completo dell’intervista.

Dopo aver letto Il Diacono, la domanda sorge spontanea: credi nel Diavolo o in altre forze maligne soprannaturali? Sei cristiano? In ogni caso, immagino che l’Esorcista sia uno dei tuoi film preferiti.

Ci ho creduto ciecamente, finché non ho messo la parola “fine” in fondo al manoscritto. Non puoi pretendere di riuscire a sospendere l’incredulità del lettore, se tu per primo non ti metti in gioco. Per quasi due anni ho cercato di essere assolutamente ricettivo, ho alzato le antenne e ho lasciato che i personaggi del romanzo (dei sociopatici, lasciamelo dire) fossero per me reali, persone fisiche delle quali mi limitavo a raccontare la storia, senza inventare nulla. Molte delle scelte operate in corso d’opera sono state del tutto inaspettate e dettate solo dal susseguirsi degli eventi e dal profilo psicologico dei personaggi. In poche parole, sono stato un biografo, niente di più.

Sul fatto che io creda o no nel diavolo, posso solo dirti che ho appena preso un micino tenerissimo, che adoro da morire: è nero, ha gli occhi gialli e l’ho chiamato Lucifero. I casi sono due: o sono un insidioso adoratore del demonio, o non me ne può fregare di meno…

Del resto la Chiesa stessa non ha ancora deciso se credere o no a Satana. Gli insegnamenti ai sacerdoti sono all’insegna del razionalismo, e Satana è stato declassato allo status di allegoria delle umane debolezze. Che fine ingloriosa per il Principe delle Tenebre. Posso solo immaginare quanto starà rosicando.

Detto questo, lasciami aggiungere che – a mio avviso – le tematiche affrontate dalla religione sono il materiale più interessante in assoluto per un autore di horror. Per me l’horror teologico/apocalittico è l’horror tout court, non faccio distinzioni. Parliamo di anima, di bene e male, di vita dopo la morte, di lotta per la salvezza del genere umano o della sua dannazione, di creature soprannaturali terrificanti, di metafisica, vita e morte… Si può chiedere di più?

Com’è nato il personaggio del Diacono? In qualche misura ritieni che ti rispecchi?

Devo andare indietro di almeno venticinque anni. L’idea mi venne mentre ero in vacanza, sulla riviera romagnola. C’era un tempo schifosissimo, ma andai lo stesso in spiaggia: mi piacciono i temporali e vederli scatenarsi sul mare è uno spettacolo unico. I fulmini che scoccano tra un mare di piombo e il cielo di ardesia… i tuoni che ti vibrano dentro da tanto sono forti e vicini. Era uno scenario potente, esaltante e oscuro. Immaginai lì l’idea alla base del romanzo, la rivelazione finale. Per questo ne Il Diacono piove sempre.

Sul come e perché mi venne quell’idea, però, non ho spiegazioni. Arrivò e basta. Spesso succede così. Davanti a quel mare in tempesta mi venne un pensiero lucido: “Cosa succederebbe se…”

Da lì in poi ho continuato a modificare, aggiungere, ripensare, cancellare e rifare daccapo, ma non mi sentivo pronto ad affrontare l’impresa del romanzo. Così ho iniziato a scrivere e pubblicare racconti, considerandoli una palestra per arrivare ad acquisire la “resistenza” necessaria a calarmi nell’universo che avevo creato senza venirne spappolato. Non volevo sprecare l’occasione, così ho lavorato a testa bassa fino a quando decisi di testare il personaggio su Horror Mania. Dovetti modificare un po’ di cose per renderlo più semplice e gestibile dai lettori, e non svelai mai il segreto custodito alla base della storia. Segreto che, ovviamente, nel romanzo diventa il fulcro centrale della vicenda.

Ho aspettato che Horror Mania chiudesse, ho lasciato decantare un po’ le cose e quando Paolo De Crescenzo mi ha convinto che era tempo di buttarsi, mi sono buttato. Ritengo che scrivere un romanzo debba essere un atto consapevole, e volevo che tutto fosse pronto per quello che considero un “evento” nella mia vita. Sapevo che scrivere questa storia mi avrebbe provato e così è stato. Però sono sopravvissuto ed è quello che conta, no?

Riguardo alla seconda parte della tua domanda, credo che ci sia qualcosa di me in ogni personaggio. Magari solo un granello di sabbia, ma buoni o cattivi che siano, c’è. Forse io sono tutti loro, mentre nessuno di loro è me. Quindi, da oggi, puoi chiamarmi Legione.

Non è molto rassicurante come risposta, vero? Come puoi vedere, quando poco fa ti dicevo che scrivere Il Diacono mi ha provato, non scherzavo.

Come scrive giustamente Paolo De Crescenzo nella prefazione al Diacono, hai uno stile molto cinematografico ed essenziale, privo sbavature e inutili fronzoli e degno di un autore maturo. Quali ritieni essere i tuoi modelli e maestri, se ce ne sono?

Certo che ce ne sono, e ce ne sono tanti, perché da ogni autore si può imparare qualcosa. Si deve leggere tantissimo, autori diversi e non solo autori tradotti. La maturazione di uno stile è un processo lungo e difficile; sono solo all’inizio del mio percorso, un viaggio che credo non debba finire mai, perché quando ci si ferma, quando si smette di studiare e imparare, allora tanto vale smettere. Tutti i grandi della narrativa horror e thriller contemporanea mi hanno dato qualcosa; chi in termini di stile, chi per il ritmo o per l’uso dei dialoghi, ma sto cercando di metabolizzare ogni spunto per proporlo seguendo la mia sensibilità, lasciando a briglia sciolta la mia creatività per ottenere un unico risultato: prendere alla gola il lettore sin dalla prima riga e non mollarlo finché non scrivo la parola fine.

Non può esserci altro modo di scrivere per me. Impatto diretto, velocità e ritmo, nessuno sconto, nessuna censura, ma nemmeno nessun compiacimento per inutili scene di bassa macelleria. Per ottenere questo risultato, ne Il Diacono ho fatto diverse scelte “drastiche”.

Mi piace rischiare.

Sei uno dei maggiori esperti italiani di horror. Secondo te, è ancora possibile riuscire a spaventare un lettore smaliziato con un romanzo dell’orrore, dopo tutta l’abbuffata di splatter e horror più o meno estremo che abbiamo assimilato in questi decenni al cinema, in tv, nei fumetti e nei videogiochi?

Credo che la narrativa non possa né debba inseguire il cinema nello spavento della porta che sbatte o dell’urlo improvviso. Si possono usare come espedienti – non dico di no – aggiungono un pizzico di sale, ma non reggono la distanza. Il cinema ne fa largo uso, perché non ha i mezzi della narrativa, mentre nel romanzo – viceversa – non hai colonna sonora né gli effetti speciali: gli unici effetti speciali sono la testa dello scrittore e quella del lettore. Si lavora in coppia, quindi non puoi barare, né lasciare che la tua vanità ti porti a mostrare quanto sei bravo perdendoti per strada il lettore. Se si accorge che reciti, sei fottuto e si distrae.

Per questo non amo i fronzoli, per questo detesto sentire la voce dell’autore. La lingua che si usa è importante. Mentre scrivo, io non esisto, ci sono solo loro, i miei personaggi. L’autore è un’inutile, noiosa zavorra; si deve levare di mezzo e lasciare che i personaggi volino, sfreccino come missili dritti al cervello e al cuore del lettore, o resteranno solo fantocci di carta. Quando in una pagina la voce dell’autore sovrasta quella dei personaggi, provo un senso di fastidio. La percentuale di libri che sto mollando a metà lettura a causa di questo vizio, si è alzata drasticamente.

La narrativa horror, oggi, deve fare i conti con cinema e videogame: montagne russe emotive che svezzano i ragazzini, creando macchine da guerra pronte a tutto. Se non si capisce questo, se si va avanti a scrivere horror come lo si faceva venti o trent’anni fa, la scommessa è persa. Tanti saluti, game over. I meccanismi della paura sono sempre gli stessi, ma sono cambiate le modalità per metterle in atto e ne Il Diacono ho provato a forzarne i limiti.

Credo che ci siano ancora margini per fare di peggio. Molto peggio. Vedremo col mio prossimo esperimento fin dove riuscirò a spingermi…

Passiamo all’horror cinematografico. Non ritieni altresì che i film dell’orrore – troppe volte, purtroppo, stereotipati e indirizzati a una platea di teenager – siano stati forse superati in “orrore” dalla realtà stessa, vedi l’11 settembre, le decapitazioni in diretta tv o le torture praticate dall’esercito americano? Qual è il senso dell’horror oggi e a quali obiettivi deve puntare?

Come sostengo da qualche tempo, l’horror cinematografico è schiavo del fardello del budget, per questo campa di remake o di teen movies. Una stanza, due personaggi e tanto sangue finto. Questo è il film che viene fatto e rifatto all’infinito, cambiando dettagli e riscaldando la minestra. L’horror al cinema è una macchina per soldi, perché con poco realizzi un film che puoi vendere in tutto il mondo. Però non significa che se incassi tanto hai fatto un bel film…

Poteva ancora funzionare nei gloriosi anni ’80, ma per la miseria son passati trent’anni: quanti Evil Dead, Chainsaw Massacre, Venerdì 13 e Amityville dovremo rifare, prima di capire che non si può stiracchiare all’infinito lo stesso canovaccio? L’ultimo vero evento di cui abbia memoria è stato il The Ring di Gore Verbinski.

L’errore madornale – più o meno incidentale – è stato quello di voler a tutti i costi proporre un horror sempre meno soprannaturale, sempre più concreto, ed è qui che iniziano i guai, perché sai che c’è? A me terrorizza di più un telegiornale che Saw. Saw mi diverte, il TG mi crea ansia.

Non potrai mai sorpassare le nefandezze della realtà, perché da una parte c’è gente che muore davvero, dall’altra no. Facile e terribile al tempo stesso, non credi?

Se la platea fa il tifo durante le torture degli sfigati di turno, come regista – mi spiace – ma hai fallito il tuo obiettivo. Stai mettendo in scena un Luna Park, non un horror movie. Solo che adesso si fanno film per far sghignazzare le platee… Io le voglio ammutolite dalla paura, agghiacciate di terrore, altro che sentire sgranocchiare il pop corn!

Il caso Halloween è per me emblematico: il cult di Carpenter, nelle mani del pur capacissimo Rob Zombie, è diventato uno slasher qualsiasi. Troppe spiegazioni, troppe giustificazioni, troppa macelleria, poco coraggio. Occorre lasciare zone oscure, parlare di cose che non potremo mai spiegare, creare il disagio, non spiegarlo! Il mostro deve restare mostro e non me lo devi psicanalizzare, sennò diventa un disadattato qualsiasi e bruci tutto il fascino dell’ignoto.

L’horror è buio e mistero, inspiegabile e sublime terrore. Se non lo capisci, se non lo accetti per quello che è, il thriller è il genere che fa per te allora. È un genere degno che funziona benissimo. Ma occorre decidere da che parte stare.

Scendendo più nei particolari, preferisci l’horror viscerale e materialistico del torture porn (Hostel, Martyrs, À l’intérieur…) oppure quello più sottile e psicologico dell’estremo oriente (The Ring, The Grudge, Two Sisters…)?

Non amo i torture porn, perché mi annoiano. L’idea del primo Hostel era stimolante, ma il seguito mi ha deluso. Vedere una sequenza di morti, più o meno creative, non mi trascina. Mi disgusta, magari, mi disturba, ma non colpisce la mia immaginazione e io sono uno che si stufa in fretta. Sono film “bidimensionali”: se ti occupi solo del mio stomaco e non del mio cervello, non stai facendo bene quello che fai. Vorrei vedere più film come The Ring (quello USA), come quelli di Carpenter (su tutti Il Signore del Male), oppure L’Esorcista (il primo), L’avvocato del Diavolo, Angel Heart, 30 giorni di buio, Alien, Punto di non ritorno, Hellraiser… Chiedo troppo?

Ciao Radio e altre interviste…

Date: 09 novembre, 2010  |  Posted By: Andrea  |  Category: Diacono, Roba mia  |  Comments: 0

In questi giorni, come immaginerete, sto parlando del mio libro con un sacco di persone interessanti. E’ bello vedere come soggetti diversi abbiano colto diversi spunti nel romanzo. Vi segnalo – a questo proposito – questa bella intervista fatta da Federica Federico per il settimanale online Fuorilemura.

Per i bolognesi, poi, la possibilità di ascoltare in diretta (sai che lusso…) il Colombo che blatera via etere del Diacono: venerdì 12 novembre, alle 18.15, su Ciao Radio (Bologna – FM 90.1 e 91.2).

Prima di lasciarvi, vi segnalo due recensioni più che lusinghiere: quella di Remainders, programma di Radio Città Fujiko a Bologna, di Liberi di Scrivere e delmagazine Cut-up. Ce ne sarebbero almeno un altro paio molto interessanti, ma con troppi spoiler e preferisco non rovinare la lettura a quanti tra voi ancora non hanno messo le grinfie sul romanzo.

Testimonials

Date: 06 novembre, 2010  |  Posted By: Andrea  |  Category: Ciarpame, Diacono  |  Comments: 0

Il Diacono a Milano

Date: 01 novembre, 2010  |  Posted By: Andrea  |  Category: Diacono  |  Comments: 0

A MILANO, Giovedì 11 Novembre alle ore 19.00 presso la Libreria MURSIA di via Galvani 24, il mio romanzo sarà presentato da un trio d’eccezione: ALAN D. ALTIERI (scrittore, traduttore, editor), STEFANO DI MARINO (scrittore e traduttore) e LUCA CROVI (critico e autore del programma di RADIO RAI 2 “Tutti i colori del giallo“).
Chiedetevi se potete mancare…