Il 2010 si è chiuso da tempo ed è il momento di bilanci, anche per gli eBook. Visto che se n’è fatto (e se ne fa) un gran parlare, ero curioso di sapere quanto effettivamente avessero raccolto dopo aver così tanto seminato. Su Simplicissimus (una delle principali piattaforme dedicate alla vendita di eBook) ho trovato un articolo interessante.
ecco i numeri: 65mila, nel 2010 (che poi vuol dire tra ottobre e dicembre del 2010) si sono venduti sui 65mila ebook in Italia, per un fatturato complessivo pari a circa 700mila euro. Ovvero lo 0,05% del mercato del libro (che vale circa 1,350 miliardi di Euro)
Faccio un altro conticino. Quanti eBook ci sono sul mercato? Butto lì una stima, leggendo le varie dichiarazioni degli editori: 5.000 titoli. Ora, messa così la faccenda, potremmo fare una media e dire che ogni titolo abbia venduto 13 copie.
Le medie sono ingannevoli, si sa, ma questo vuol dire che allo stato delle cose, trasformare un libro in eBook non vuol dire investire ma spendere soldi e si è ben lungi dal vedere affacciarsi all’orizzonte almeno il pareggio. Quando dico “spendere” mi riferisco ai costi per trasformare un libro in formato ePub e dare al portale di vendita degli eBook il fisso che esso chiede per poter accedere al loro servizio.
Ma non è tutto.
Ho trovato un altro articolo, che è un po’ strano. In questo articolo, si legge che di questi 65 mila eBook venduti nel 2010, ben 52.659 siano di un unico editore. Bruno editore, per l’esattezza. La dichiarazione proviene dall’editore stesso, ma al momento non ho visto smentite, quindi la prendo per buona. Se così fosse, dobbiamo rifare i conti. Bruno editore, vende solo manualistica e vende solo tramite il suo store online. Il prezzo medio a cui vende gli eBook è 7,99 euro. Quindi se questo dato ha un senso, il mercato dell’eBook al netto delle quote di Bruno editore (e del suo singolo store) in realtà per il 2010 ammonterebbe a poco più di 12 mila copie.
Che equivarrebbe a dire che ogni titolo attualmente disponibile sui vari eBook store (escluso quello di Bruno editore) avrebbe venduto solo 2 copie. E’ ovvio che le medie matematiche ingannano, magari c’è un bestseller tra gli eBook che ha venduto 200 copie. Ma questo significherebbe solo che ci sarebbero altri 99 titoli che non ne hanno venduta nemmeno una di copia. E non è bello, no?
Sarebbe interessante a questo punto sapere se Bruno editore ha fatto una sparata oppure se le cose stanno davvero così, ma in ogni caso, non possiamo non notare come i numeri in ballo siano davvero trascurabili. A questo punto andrebbe fatta un’analisi seria. Continuo a vedere scritto da più parti che il problema degli eBook sia il prezzo alto. Farlo pagare la stessa cifra di un libro cartaceo, ne rende difficile la distribuzione. Innegabile verità. Ma…
Ecco che arriva la provocazione di cui sopra: se i numeri sono davvero questi, mi chiedo, come possono gli editori essere invogliati a investire sull’eBook? In un mercato che è già sofferente per la crisi e povero di suo, si introduce un nuovo fattore che “si dice” possa essere risolutivo, “si dice” che cambierà tutto, “si dice” sia un treno che è meglio non perdere per non rimanere indietro. Poi, quando gli editori mettono mano al portafoglio, i numeri sono questi. Per quanto possiamo essere diffidenti verso i grandi gruppi editoriali, dobbiamo ammettere che nessuno al loro posto vedrebbe questo grande business in uno scenario del genere.
Aggiungete poi che quando si ripete ossessivamente che “non va perso il treno”, che occorre sbrigarsi prima che tutto decolli, scusate, ma lo si dice alle persone sbagliate. Questa frase non va detta agli editori per convincerli a investire, ma va detta proprio a chi adesso la va ripetendo. Vale a dire, proprio ai titolari delle piattaforme distributive.
Quale treno volete che perda una Mondadori o una Rizzoli? Loro hanno tutto l’interesse ad andarci cauti, perché sanno che nel nostro mercato editoriale sono i marchi che si vendono, non i supporti. Oppure volete davvero dirmi che credete alla panzana che i fan di Dan Brown, se non troveranno gli eBook del loro beniamino, smetteranno di leggerlo per sempre? Non è che FORSE, una volta che gli eBook arriveranno, anche in ritardo, li compreranno lo stesso?
Se l’editore di Fabio Volo, editerà i suoi eBook tre mesi dopo il boom degli eBook, mi volete davvero dire che non li venderà? E per quale strano motivo? Chi leggeva Volo prima, lo farà poi, anche con sei mesi di ritardo.
Gli editori hanno un catalogo composto di nomi che sono marchi e valgono soldi solo per il fatto di esistere, non di pubblicare in un formato piuttosto che un altro. I soldi veri oggi si fanno coi bestellers, e per quelli non c’è alcun treno da prendere o perdere. Lo ripeto: non esiste alcun treno! Quando il mercato decollerà, e solo allora, Mondadori o chi per esso, saranno i primi a buttarsi a peso morto e mostrando i muscoli (cosa che oggi non fanno, e chiamali scemi), e potranno farlo con tutta calma perché sono LORO ad avere i titoli in mano, non Amazon, non IBS, e quei titoli faranno gola a molti, distributori di eBook per primi, perché tutti avranno interesse ad avere in catalogo un bestseller.
Se è vero che per gli editori non c’è nessuna fretta, è anche vero che chi ne ha davvero, sono i soggetti che hanno investito somme ingenti nel “fenomeno” eBook, coloro che hanno costruito gli eReader, coloro che hanno realizzato store online e ci hanno speso tempo ed energie. Sono loro a essere esposti economicamente, non gli editori, giurassici e lenti. Finché questi signori della “new economy” non capiranno che sono loro i primi a dover fare sacrifici e a sputare sangue per fare decollare il mercato, quel mercato che vede loro come protagonisti e nel quale vogliono poter operare, assisteremo a questa manfrina, aspettando che anche qui in Italia qualcosa succeda.
Per questo ritengo assurdo che oggi a un editore si chiedano soldi per riversare i propri libri in formato eBook e ancora più assurdo che gli si chieda il pagamento di una quota fissa per entrare nel sistema. Perché finché le cifre di vendita sono quelle che vediamo, chi potrà pensare di ammortizzare le spese sostenute? Non dico guadagnarci, ma almeno limitare le perdite! Dovrebbero essere per primi i soggetti che hanno investito e credono nell’eBook a prendere coraggio e a dare uno scossone all’ambiente, perché quando sento che a un editore medio piccolo, si chiedano 1.500 euro di fisso per entrare nel sistema, che vanno sommate alle centaiana di euro chieste per convertire i libri in formato ePub, a me sembra chiaro che non ci sia alcuna voglia di scommettere sulle percentuali sul venduto, ma mi pare solo un modo per fare business con le conversioni e intascare soldi sicuri PRIMA che il libro arrivi nello store.
Cari gestori di piattaforme distributive, abolite i costi fissi, almeno provateci per i picccoli, medi e medio grandi editori. E in cambio pretendete prezzi bassi, che non superino i 4,99 euro. Attirate lettori e interesse con una proposta varia e a basso prezzo, scommettendo su voi stessi, investendo in pubblicità per il grande pubblico (sino a oggi del tutto assente) anziché chiedere agli editori di scommettere su un mercato in cui non credono e che temono, ma nel quale voi siete i primi a credere.
Se voi per primi non dimostrate di crederci, a dispetto delle cifre di vendita ridicole, come potete sperare che ci credano gli altri? Investiteci ancora di più.
Quindi, in definitiva: no ai costi fissi per l’eBook.
Provateci e vedete se funziona. Se nemmeno così decolla, signori miei, vi suggerirei di lasciar perdere.