Primo teorema sull’editoria

Date: 30 aprile, 2011  |  Posted By: Andrea  |  Category: Scrivere  |  Comment: 1

Spesso vengo contattato da aspiranti autori che mi chiedono “come fare per pubblicare un libro“. Trovo sempre maggiori difficoltà a rispondere, vuoi perché il mercato editoriale sta diventando sempre più caotico (ed uso un eufemismo), vuoi perché è sempre inutile generalizzare. Di una cosa però sono sicuro: che se si vuole pubblicare un romanzo horror, occorre essere consapevoli di quello che è lo stato delle cose. Non serve a nulla frignare e lamentarsi, occorre conoscere. Le cose stanno come stanno. Punto. Visto che mi ritrovo a ripetere sempre le stesse cose, ho deciso quindi di fare questo schemino semiserio da poter linkare ogni volta che mi fosse posta la fatidica domanda. Credo che valga più di mille discorsi.

A questo punto, se l’aspirante autore, presa visione della situazione, vorrà proseguire testardamente seguendo la sua sacrosanta ispirazione, sarà tempo di formulare il secondo principio. Prima o poi avrò il tempo per fare anche questo, ma non oggi.

Update: visto il grafico, credo che sarebbe più opportuno definire S come un coefficiente, piuttosto che una costante. E dire che ho pure fatto Analisi II in un’altra vita… Come rimuovere dalla propria mente ogni traccia di sapere e vivere felici e contenti.

E quasi tre anni dopo…

Date: 25 aprile, 2011  |  Posted By: Andrea  |  Category: Immagini e Foto  |  Comments: 0

Comunque fa piacere che qualcuno giri ancora per le edicole in cerca della rivista… ;)

 

Jack Torrance

Date: 24 aprile, 2011  |  Posted By: Andrea  |  Category: Immagini e Foto  |  Comments: 0

Oggi, per ottenere le stesse sopracciglia, adotterebbero la CGI…

Separati dalla nascita

Date: 16 aprile, 2011  |  Posted By: Andrea  |  Category: Cinema, Immagini e Foto  |  Comments: 0

Danny Trejo (Machete) e Mu’ammar Gheddafi (Prova a prendermi)

 

L’evoluzione della specie

Date: 12 aprile, 2011  |  Posted By: Andrea  |  Category: Immagini e Foto  |  Comments: 0

E’ un po’ che non parlo di architettura, una delle mie passioni (ehi, dovrei pure viverci…), ma visto che oggi mi è capitata sotto mano un’immagine interessante, che ne ha richiamata alla memoria un’altra e questa ne ha chiamata un’altra ancora… beh, non mi resta che parlarne.

In architettura, come forse in nessun’altra forma di espressione artistica, uno dei motori primi del processo creativo consiste nel basarsi su esempi del passato, migliorarli o citarli decomponendoli e ricomponendoli in formati e forme diverse. Anche il solo riproporre un elemento classico, ma con i materiali moderni è un atto creativo. L’originalità non è un dogma, in fondo. Le Corbusier, il sostanziale creatore dell’architettura moderna, in fondo ha sempre visto il bello nella funzionalità, non nel decoro. Oggi ci si è un po’ liberati dai dogmi del Grande vecchio, ma gli architetti, seppur visionari e sognatori, in fondo sono dei pragmatici.

Almeno quelli con un minimo di sale in zucca.

Se c’è qualcosa che funziona, non lo negano, ma lo metabolizzano e lo inglobano facendolo loro. Un po’ è come nella scrittura, e non a caso molti architetti o studenti di architettura, sono poi diventati anche scrittori.

Ecco allora only for your eyes, l’evoluzione della specie.

Il Dolmen

Il dolmen è un tipo di tomba preistorica, collocabile tra la fine del V millennio a.C. e la fine del III millennio a.C.
I Dolmen sono costituiti da due o più piedritti verticali che sorreggono uno o più lastroni orizzontali. E’ l’inizio dell’architettura, potremmo dire. Un monumento funebre complesso, che sfrutta le basilari regole della statica: per sorreggere il lastrone orizzontale, ci vogliono dei pilastri. Costruiamo ancora così, settemila anni dopo.

Arco di Costantino – Roma

L’arco di Costantino è un arco trionfale a tre fornici inaugurato ufficialmente nel 315 d.C. Avrei potuto indicarvi l’arco di Tito, precedente a quest’opera, ma non sto facendo una disamina precisa, mi interessa solo suggerirvi il cammino di un “motivo” che torna e ritorna nei secoli. Abbiamo sempre pilastri e trave, ma qui c’è la grande novità dell’arco. Sono consapevole del fatto di non aver minimamente degnato di un cenno tutta l’architettura classica greca. Suvvia, non siamo a un corso para-universitario.

Arco di Trionfo – Parigi

L’Arco di Trionfo si trova all’inizio del viale degli Champs-Élysées, commissionato da Napoleone Bonaparte nel 1806, versione neoclassica degli antichi archi di trionfo dell’Impero Romano. I francesi ci invidiano da una vita, lo sappiamo…
Ne sono stati costruiti altri assai simili, un po’ in tutto il mondo. Ma indico questo per il motivo che adesso capirete.

Arco de La Défense – Parigi

Progettato nel 1983 come versione moderna dell’Arco di Trionfo, l’Arco de La Défense risiede sullo stesso asse che passa dall’Arco di Trionfo (con una deviazione di qualche grado per via della metropolitana). Le dimensioni sono colossali (alto 110 m, largo 112 m e profondo 108 m) e ospita al suo interno alcuni uffici e un centro congressi. Ma non è finita qui, perché…

China Central Television

Questo mostro di acciaio e vetro è un grattacielo alto 234 mt, costruito nel 2004 a Pechino. Come intuirete dal nome, è il nuovo quartier generale della China Central Television. In buona sostanza si tratta di due L rovesciate e unite, come se avessero preso un arco e piegato al suo centro. Una sfida architettonica, costruita in una zona sismica.

Gli eBook e il suicidio preteso…

Date: 11 aprile, 2011  |  Posted By: Andrea  |  Category: Libri  |  Comment: 1

Le discussioni attorno al mio articolo precedente proseguono, segno che l’attenzione per l’eBook è massima, ma c’è ancora qualcos’altro da dire. I conti continuano a non tornare per me. Scusate, ma sono una testa dura.

In queste ore, ho avuto modo di parlare con tante persone sicuramente più preparate di me a proposito di quello che tecnicamente significa il passaggio dal libro all’eBook. E’ ovvio che chi se ne occupa professionalmente abbia più fiducia ed entusiasmo nel nuovo mezzo di quanta possa averne io, legato al libro di carta ma al contempo entusiasta davanti a ogni innovazione tecnologica. Mi permetto comunque di ricordare come fui uno tra i primi (non di certo il primo) a occuparmi di eBook una decina d’anni fa. Il primo romanzo di Danilo Arona (ROCK), lo pubblicai io, in eBook, distribuendolo su Horror.it.

Era l’anno 2000, e all’epoca per gli autori italiani che scrivevano horror, di spazio nell’editoria tradizionale, non ce n’era. E’ forse grazie a iniziative come questa (e all’intensa attività in rete) se oggi, undici anni dopo, qualcosa è cambiato, nonostante ci si ritrovi ancora a elemosinare visibilità e si veda nell’eBook un’opportunità per degli outsider costretti a  destreggiarsi in un mercato da sempre ostile. Questo per dirvi che sebbene il mio amore per la carta sia grande, non mi è impossibile scorgere le potenzialità dell’eBook.

Però.

Però continuo a pensare che questo “ricambio generazionale” sia gestito da cani. E che si continuino a pretendere “gesti di distensione” dai protagonisti sbagliati. Come ho già scrittodovrebbero essere per primi i soggetti che hanno investito e credono nell’eBook a prendere coraggio e a dare uno scossone all’ambiente“, anziché aspettare siano gli editori a farlo. Anche perché (e adesso vengo a spiegarvi il titolo del mio pezzo) gli addetti ai lavori che operano nell’editoria elettronica, dovrebbero mettersi nei panni di un qualsiasi operatore dell’editoria tradizionale, che sentendo parlare di eBook, decida di fare una ricerca con Google. Cosa troverebbe il nostro editore “giurassico”? Che da più parti non si fa che ripetere che gli editori spariranno nel giro di una generazione per mano dell’eBook. E a volte, a dirlo sono addirittura gli operatori stessi. Lo si dice e a volte ce lo si augura.

Certo, qualcuno spiega che SE le case editrici si adegueranno, allora potranno trovare un modo per sopravvivere. Altri però non fanno che ripetere come un domani ci saranno autori che pubblicheranno direttamente, qualche agenzia di editing, e tanti saluti.

Che sia vero o no, nessuno può dirlo, però immaginate che effetto possano avere dichiarazioni simili. Come minimo, l’editore di turno fa ogni tipo di scongiuri possibili e inizia a sgranare il rosario. Per quanto possiamo pensare che gli editori siano “l’impero del male” è umano immaginare che non siano proprio entusiasti di questa prospettiva, no? Ecco, ora pensate quale possa essere la risposta di un editore (terrorizzato ad hoc da simili prospettive) davanti alle accuse di operatori del settore che affermano che se il mercato dell’eBook non decolla, è colpa degli editori che non mollano i libri.

Ad esempio, il direttore di Edigita, Renato Salvetti, si è lamentato con l’Adnkronos sostenendo che in generale sono troppo pochi i titoli convertiti in digitale e dichiarando: “Se gli editori continueranno ad attendere che il mercato parta da solo – aggiunge Salvetti – rischiamo di ritrovarci in una situazione di stallo“.

Adesso ditemi voi se un editore possa avere fretta di suicidarsi.  Secondo ragionamenti come questi, dovrebbero essere gli editori a fare il primo passo (non indolore né gratuito) per fare decollare un mercato che potrebbe avere come effetto ultimo la fine stessa dell’editoria così come la conosciamo.

Ma sono solo io a vedere l’assurdità di una situazione simile?

Se vi chiedessero di impiegare ore del vostro tempo libero (non retribuito) per approntare un sistema che una volta ultimato, con ogni probabilità vi priverà del lavoro, cosa rispondereste? D’accordo, magari i commenti nei blog sono esagerati, forse certe analisi sono inutilmente catastrofiche, nessuno ha la sfera di vetro e magari ci vorranno anni, ma nonostante tutto questo, credo che non sia questo  il modo per invogliare un editore a buttarsi nel nuovo mercato. La paura è tanta, le incognite tantissime e i costi non sono irrisori.

Ha davvero senso pretendere dagli editori che paghino per suicidarsi, oppure è il caso di pensare a strategie di approccio al problema leggermente diverse?

Qualche numero sugli eBook e una sola provocazione

Date: 09 aprile, 2011  |  Posted By: Andrea  |  Category: Libri  |  Comments: 6

Il 2010 si è chiuso da tempo ed è il momento di bilanci, anche per gli eBook. Visto che se n’è fatto (e se ne fa) un gran parlare, ero curioso di sapere quanto effettivamente avessero raccolto dopo aver così tanto seminato. Su Simplicissimus (una delle principali piattaforme dedicate alla vendita di eBook) ho trovato un articolo interessante.

ecco i numeri: 65mila, nel 2010 (che poi vuol dire tra ottobre e dicembre del 2010) si sono venduti sui 65mila ebook in Italia, per un fatturato complessivo pari a circa 700mila euro. Ovvero lo 0,05% del mercato del libro (che vale circa 1,350 miliardi di Euro)

Faccio un altro conticino. Quanti eBook ci sono sul mercato? Butto lì una stima, leggendo le varie dichiarazioni degli editori: 5.000 titoli. Ora, messa così la faccenda, potremmo fare una media e dire che ogni titolo abbia venduto 13 copie.

Le medie sono ingannevoli, si sa, ma questo vuol dire che allo stato delle cose, trasformare un libro in eBook non vuol dire investire ma spendere soldi e si è ben lungi dal vedere affacciarsi all’orizzonte almeno il pareggio. Quando dico “spendere” mi riferisco ai costi per trasformare un libro in formato ePub e dare al portale di vendita degli eBook il fisso che esso chiede per poter accedere al loro servizio.

Ma non è tutto.

Ho trovato un altro articolo, che è un po’ strano. In questo articolo, si legge che di questi 65 mila eBook venduti nel 2010, ben 52.659 siano di un unico editore. Bruno editore, per l’esattezza. La dichiarazione proviene dall’editore stesso, ma al momento non ho visto smentite, quindi la prendo per buona. Se così fosse, dobbiamo rifare i conti. Bruno editore, vende solo manualistica e vende solo tramite il suo store online. Il prezzo medio a cui vende gli eBook è 7,99 euro. Quindi se questo dato ha un senso, il mercato dell’eBook al netto delle quote di Bruno editore (e del suo singolo store) in realtà per il 2010 ammonterebbe a poco più di 12 mila copie.

Che equivarrebbe a dire che ogni titolo attualmente disponibile sui vari eBook store (escluso quello di Bruno editore) avrebbe venduto solo 2 copie. E’ ovvio che le medie matematiche ingannano, magari c’è un bestseller tra gli eBook che ha venduto 200 copie. Ma questo significherebbe solo che ci sarebbero altri 99 titoli che non ne hanno venduta nemmeno una di copia. E non è bello, no?

Sarebbe interessante a questo punto sapere se Bruno editore ha fatto una sparata oppure se le cose stanno davvero così, ma in ogni caso, non possiamo non notare come i numeri in ballo siano davvero trascurabili. A questo punto andrebbe fatta un’analisi seria. Continuo a vedere scritto da più parti che il problema degli eBook sia il prezzo alto. Farlo pagare la stessa cifra di un libro cartaceo, ne rende difficile la distribuzione. Innegabile verità. Ma…

Ecco che arriva la provocazione di cui sopra: se i numeri sono davvero questi, mi chiedo, come possono gli editori essere invogliati a investire sull’eBook? In un mercato che è già sofferente per la crisi e povero di suo, si introduce un nuovo fattore che “si dice” possa essere risolutivo, “si dice” che cambierà tutto, “si dice” sia un treno che è meglio non perdere per non rimanere indietro. Poi, quando gli editori mettono mano al portafoglio, i numeri sono questi. Per quanto possiamo essere diffidenti verso i grandi gruppi editoriali, dobbiamo ammettere che nessuno al loro posto vedrebbe questo grande business in uno scenario del genere.

Aggiungete poi che quando si ripete ossessivamente che “non va perso il treno”, che occorre sbrigarsi prima che tutto decolli, scusate, ma lo si dice alle persone sbagliate. Questa frase non va detta agli editori per convincerli a investire, ma va detta proprio a chi adesso la va ripetendo. Vale a dire, proprio ai titolari delle piattaforme distributive.

Quale treno volete che perda una Mondadori o una Rizzoli? Loro hanno tutto l’interesse ad andarci cauti, perché sanno che nel nostro mercato editoriale sono i marchi che si vendono, non i supporti. Oppure volete davvero dirmi che credete alla panzana che i fan di Dan Brown, se non troveranno gli eBook del loro beniamino, smetteranno di leggerlo per sempre? Non è che FORSE, una volta che gli eBook arriveranno, anche in ritardo, li compreranno lo stesso?

Se l’editore di Fabio Volo, editerà i suoi eBook tre mesi dopo il boom degli eBook, mi volete davvero dire che non li venderà? E per quale strano motivo? Chi leggeva Volo prima, lo farà poi, anche con sei mesi di ritardo.

Gli editori hanno un catalogo composto di nomi che sono marchi e valgono soldi solo per il fatto di esistere, non di pubblicare in un formato piuttosto che un altro. I soldi veri oggi si fanno coi bestellers, e per quelli non c’è alcun treno da prendere o perdere. Lo ripeto: non esiste alcun treno! Quando il mercato decollerà, e solo allora, Mondadori o chi per esso, saranno i primi a buttarsi a peso morto e mostrando i muscoli (cosa che oggi non fanno, e chiamali scemi), e potranno farlo con tutta calma perché sono LORO ad avere i titoli in mano,  non Amazon, non IBS, e quei titoli faranno gola a molti, distributori di eBook per primi, perché tutti avranno interesse ad avere in catalogo un bestseller.

Se è vero che per gli editori non c’è nessuna fretta, è anche vero che chi ne ha davvero, sono i soggetti che hanno investito somme ingenti nel “fenomeno” eBook, coloro che hanno costruito gli eReader, coloro che hanno realizzato store online e ci hanno speso tempo ed energie.  Sono loro a essere esposti economicamente, non gli editori, giurassici e lenti. Finché questi signori  della “new economy” non capiranno che sono loro i primi a dover fare sacrifici e a sputare sangue per fare decollare il mercato, quel mercato che vede loro come protagonisti e nel quale vogliono poter operare, assisteremo a questa manfrina, aspettando che anche qui in Italia qualcosa succeda.

Per questo ritengo assurdo che oggi a un editore si chiedano soldi per riversare i propri libri in formato eBook e ancora più assurdo che gli si chieda il pagamento di una quota fissa per entrare nel sistema. Perché finché le cifre di vendita sono quelle che vediamo, chi potrà pensare di ammortizzare le spese sostenute? Non dico guadagnarci, ma almeno limitare le perdite! Dovrebbero essere per primi i soggetti che hanno investito e credono nell’eBook a prendere coraggio e a dare uno scossone all’ambiente, perché quando sento che a un editore medio piccolo, si chiedano 1.500 euro di fisso per entrare nel sistema, che vanno sommate alle centaiana di euro chieste per convertire i libri in formato ePub, a me sembra chiaro che non ci sia alcuna voglia di scommettere sulle percentuali sul venduto, ma mi pare solo un modo per fare business con le conversioni e intascare soldi sicuri PRIMA che il libro arrivi nello store.

Cari gestori di piattaforme distributive, abolite i costi fissi, almeno provateci per i picccoli, medi e medio grandi editori. E in cambio pretendete prezzi bassi, che non superino i 4,99 euro. Attirate lettori e interesse con una proposta varia e a basso prezzo, scommettendo su voi stessi,  investendo in pubblicità per il grande pubblico (sino a oggi del tutto assente) anziché chiedere agli editori di scommettere su un mercato in cui non credono e che temono, ma nel quale voi siete i primi a credere.

Se voi per primi non dimostrate di crederci, a dispetto delle cifre di vendita ridicole, come potete sperare che ci credano gli altri? Investiteci ancora di più.

Quindi, in definitiva: no ai costi fissi per l’eBook.
Provateci e vedete se funziona. Se nemmeno così decolla, signori miei, vi suggerirei di lasciar perdere.

Di nuovo al numero 1

Date: 05 aprile, 2011  |  Posted By: Andrea  |  Category: Diacono  |  Comments: 0

Mi segnalano e più che volentieri segnalo a mia volta che di nuovo, oggi Il Diacono è saltato in testa alla classifica di Amazon.it (classifica fluida in costante evoluzione). Un paio di osservazioni: sono senza parole vedendo che viene addirittura venduto con lo sconto del 35%. Quindi acquistandolo su Amazon.it lo paghereste solo € 9,75 risparmiando ben € 5,25.

Fantastico per voi lettori, non credete? Però mi chiedo…  ma come diavolo fanno? Che razza di prezzi spuntano dai distributori? L’unica cosa che riesco a pensare, è che siano già diventati così “influenti” sul mercato italiano da poter fare questi prezzi, oppure che cerchino di ammazzare la concorrenza fregandosene dei guadagni. Tanto per farvi capire l’entità degli sconti, pensate che in questo momento, le offerte degli altri store online sono:

  1. IBS.it sconto del 5% (risparmio €0,75)
  2. BOL.it nessuno sconto
  3. laFeltrinelli.it nessuno sconto
  4. Webster.it nessuno sconto
  5. Unilibro.it nessuno sconto

Insomma, avete capito la solfa. A turno, probabilmente, scelgono dei titoli e picchiano duro. Scorrendo le prime venti posizioni della classifica, infatti, si nota che a tutti è stato applicato lo sconto del 35%.

L’altra osservazione riguarda le prime venti posizioni. Le prime cinque sono:

  1. Il Diacono (indovinate l’autore…)
  2. La contessa nera - Rebecca Johns
  3. Soulless. Il protettorato del parasole: 1 - Gail Carriger
  4. I racconti del Necronomicon – Howard P. Lovecraft
  5. Torment – Lauren Kate

Il resto della classifica è tutto occupato da libri su vampiri romantici di un’unica autrice (a parte un volume de La torre nera e un altro paio di titoli): Lisa J. Smith

Ora vi faccio un piccolo quiz: indovinate quanto mi sta simpatica questa donna da 1 a 10?

Dieas Irae

Date: 02 aprile, 2011  |  Posted By: Andrea  |  Category: Diacono, Musica  |  Comment: 1

Avrei tanto voluto intitolare il nuovo romanzo del Diacono in questo modo, ma alla fine ci ho rinunciato, perché ci sono altri libri col medesimo titolo e perché – in fondo – giudico talmente potente l’immagine evocata da questo componimento, che avrei rischiato di farmi fuorviare. Questo non vuol dire che ne risentirete parlare, ma che almeno per quanto riguarda il titolo, non ne farò menzione.

Oggi però vi vorrei proporre un percorso sonoro che spero possa essere suggestivo ed evocativo, partendo dal componimento originale (il canto gregoriano) per poi viaggiare nei secoli e vedere come il requiem sia stato interpretato. Non sono un musicista né un esperto di musica, quindi perdonate le castronerie che farò parlando dell’argomento. Partiamo ovviamente dall’origine.

Dies Irae, dies illa
solvet saeclum in favilla:
teste David cum Sybilla.

Quantus tremor est futurus,
Quando judex est venturus,
Cuncta stricte discussurus.

Tuba, mirum spargens sonum
per sepulcra regionum
coget omnes ante thronum.

Mors stupebit et natura,
cum resurget creatura,
judicanti responsura.

Liber scriptus proferetur,
in quo totum continetur,
unde mundus judicetur.

Judex ergo cum sedebit,
quidquid latet, apparebit:
nil inultum remanebit.

Quid sum miser tunc dicturus?
quem patronum rogaturus,
cum vix justus sit securus?

Rex tremendae majestatis,
qui salvandos salvas gratis,
salva me, fons pietatis.

Recordare, Jesu pie,
quod sum causa tuae viae
ne me perdas illa die.

Quaerens me, sedisti lassus,
redemisti Crucem passus:
tantus labor non sit cassus.

Juste judex ultionis,
donum fac remissionis
ante diem rationis.

Ingemisco, tamquam reus,
culpa rubet vultus meus
supplicanti parce, Deus.

Qui Mariam absolvisti,
et latronem exaudisti,
mihi quoque spem dedisti.

Preces meae non sunt dignae,
sed tu bonus fac benigne,
ne perenni cremer igne.

Inter oves locum praesta,
et ab haedis me sequestra,
statuens in parte dextra.

Confutatis maledictis,
flammis acribus addictis,
voca me cum benedictis.

Oro supplex et acclinis,
cor contritum quasi cinis:
gere curam mei finis.

Lacrimosa dies illa,
qua resurget ex favilla

Judicandus homo reus.
huic ergo parce, Deus:

Pie Jesu Domine,
dona eis requiem. Amen.


Questo è il testo del canto gregoriano originale, composto da Tommaso da Celano intorno al 1200, e descrive il giorno del giudizio, quando i buoni saranno salvati e i cattivi condannati alla dannazione eterna. Leggendolo, avrete notato un verso che è stato ripreso da Valerio Evangelisti per il titolo del suo romanzo Rex tremendae majestatis. Ricordo di averla sentita quando ero molto piccolo, cantata in una chiesa: l’eco del canto gregoriano sotto le volte di una o di un monastero è qualcosa che fa venire la pelle d’oca. Non capivo una parola eppure non c’era verso di farmi allontanare da lì. Forse è stata in quell’occasione che ho sviluppato la (insana?) passione che ben sapete per monaci, monasteri e compagnia bella.

Non vi fa correre i brividi lungo la schiena? A me sì. Questo è il suono della fine. Un suono che torna e ritorna dal 1200 sino a oggi, in molte messe di requiem come quelle di Berlioz, Donizetti, Dvorak, o in opere classiche come quelle di Rachmaninov o Liszt. Personalmente, ho tre versioni che ritengo di culto. Le conoscerete di certo.

La prima è di quel genio di Wolfgang Amadeus Mozart. La messa di Requiem in re minore K 626, l’ultima sua composizione, mai completata…

 


Lo sentito il ritmo della fine? La disperazione, la magnificenza dell’Apocalisse, il tono melodrammatico della morte? Riuscite a vedere le immagini della disperazione dell’essere umano bersagliato da ogni parte da un mondo all’improvviso ostile? Si racconta che Mozart, malato e caduto in disgrazia, compose quest’opera per un misterioso committente, ma che non riuscì a completare perché morì prima di poterlo fare, stroncato da un’insufficienza renale. Sembra una trama degna di Faust. Ho un romanzo appena abbozzato (che resterà tale) su questa vicenda.
Davvero affascinante.

Il secondo brano è quello di Giuseppe Verdi, del 1974, contenuto nella messa di Requiem composta per la morte di Alessandro Manzoni, avvenuta l’anno prima.

Potentissimo, meno melodrammatico di quello di Mozart, ma ugualmente evocativo. Ha un’energia, nelle sue battute iniziali, assolutamente irresistibile.

Chiudo con un tocco di certo più leggero, citando un brano sfruttatissimo ma che non smette di piacermi, del britannico Karl Jenkis (nostro contemporaneo):

Come a dire… l’evoluzione della specie, no? Di strada, dal canto gregoriano, se n’è fatta tanta, eppure quando sento un brano che si rifà a quel componimento, mi scatta dentro qualcosa. E non c’è scampo per me: inizio ad ascoltarlo e riascoltarlo. Fatelo anche voi…

Preparatevi alla fine!