Gli eBook e il suicidio preteso…

Date: 11 aprile, 2011  |  Posted By: Andrea  |  Category: Libri

Le discussioni attorno al mio articolo precedente proseguono, segno che l’attenzione per l’eBook è massima, ma c’è ancora qualcos’altro da dire. I conti continuano a non tornare per me. Scusate, ma sono una testa dura.

In queste ore, ho avuto modo di parlare con tante persone sicuramente più preparate di me a proposito di quello che tecnicamente significa il passaggio dal libro all’eBook. E’ ovvio che chi se ne occupa professionalmente abbia più fiducia ed entusiasmo nel nuovo mezzo di quanta possa averne io, legato al libro di carta ma al contempo entusiasta davanti a ogni innovazione tecnologica. Mi permetto comunque di ricordare come fui uno tra i primi (non di certo il primo) a occuparmi di eBook una decina d’anni fa. Il primo romanzo di Danilo Arona (ROCK), lo pubblicai io, in eBook, distribuendolo su Horror.it.

Era l’anno 2000, e all’epoca per gli autori italiani che scrivevano horror, di spazio nell’editoria tradizionale, non ce n’era. E’ forse grazie a iniziative come questa (e all’intensa attività in rete) se oggi, undici anni dopo, qualcosa è cambiato, nonostante ci si ritrovi ancora a elemosinare visibilità e si veda nell’eBook un’opportunità per degli outsider costretti a  destreggiarsi in un mercato da sempre ostile. Questo per dirvi che sebbene il mio amore per la carta sia grande, non mi è impossibile scorgere le potenzialità dell’eBook.

Però.

Però continuo a pensare che questo “ricambio generazionale” sia gestito da cani. E che si continuino a pretendere “gesti di distensione” dai protagonisti sbagliati. Come ho già scrittodovrebbero essere per primi i soggetti che hanno investito e credono nell’eBook a prendere coraggio e a dare uno scossone all’ambiente“, anziché aspettare siano gli editori a farlo. Anche perché (e adesso vengo a spiegarvi il titolo del mio pezzo) gli addetti ai lavori che operano nell’editoria elettronica, dovrebbero mettersi nei panni di un qualsiasi operatore dell’editoria tradizionale, che sentendo parlare di eBook, decida di fare una ricerca con Google. Cosa troverebbe il nostro editore “giurassico”? Che da più parti non si fa che ripetere che gli editori spariranno nel giro di una generazione per mano dell’eBook. E a volte, a dirlo sono addirittura gli operatori stessi. Lo si dice e a volte ce lo si augura.

Certo, qualcuno spiega che SE le case editrici si adegueranno, allora potranno trovare un modo per sopravvivere. Altri però non fanno che ripetere come un domani ci saranno autori che pubblicheranno direttamente, qualche agenzia di editing, e tanti saluti.

Che sia vero o no, nessuno può dirlo, però immaginate che effetto possano avere dichiarazioni simili. Come minimo, l’editore di turno fa ogni tipo di scongiuri possibili e inizia a sgranare il rosario. Per quanto possiamo pensare che gli editori siano “l’impero del male” è umano immaginare che non siano proprio entusiasti di questa prospettiva, no? Ecco, ora pensate quale possa essere la risposta di un editore (terrorizzato ad hoc da simili prospettive) davanti alle accuse di operatori del settore che affermano che se il mercato dell’eBook non decolla, è colpa degli editori che non mollano i libri.

Ad esempio, il direttore di Edigita, Renato Salvetti, si è lamentato con l’Adnkronos sostenendo che in generale sono troppo pochi i titoli convertiti in digitale e dichiarando: “Se gli editori continueranno ad attendere che il mercato parta da solo – aggiunge Salvetti – rischiamo di ritrovarci in una situazione di stallo“.

Adesso ditemi voi se un editore possa avere fretta di suicidarsi.  Secondo ragionamenti come questi, dovrebbero essere gli editori a fare il primo passo (non indolore né gratuito) per fare decollare un mercato che potrebbe avere come effetto ultimo la fine stessa dell’editoria così come la conosciamo.

Ma sono solo io a vedere l’assurdità di una situazione simile?

Se vi chiedessero di impiegare ore del vostro tempo libero (non retribuito) per approntare un sistema che una volta ultimato, con ogni probabilità vi priverà del lavoro, cosa rispondereste? D’accordo, magari i commenti nei blog sono esagerati, forse certe analisi sono inutilmente catastrofiche, nessuno ha la sfera di vetro e magari ci vorranno anni, ma nonostante tutto questo, credo che non sia questo  il modo per invogliare un editore a buttarsi nel nuovo mercato. La paura è tanta, le incognite tantissime e i costi non sono irrisori.

Ha davvero senso pretendere dagli editori che paghino per suicidarsi, oppure è il caso di pensare a strategie di approccio al problema leggermente diverse?

Tags:

One Response to “Gli eBook e il suicidio preteso…”

  1. lordmax Says:

    Il problema è che chi ha aperto uno store (amazon esclusa) e punta sugli editori vede gli editori come mucche da mungere e i lettori come mucche da mungere e… diciamo che siamo tutti mucche da mungere.
    Non a caso la conversione di un titolo cartaceo in digitale oggi costa dai 20 ai 50 centesimi a pagina solo che, facendolo regolarmente, ci vanno un paio di giorni per fare un buon epub (poco più poco meno dipende da molti fattori). Come pensate che un qualsiasi professionista possa vivere guadagnando (supponiamo un libro da 300 pagine) 150 euro per due giorni di lavoro (vi ricordo le tasse e le spese)?
    Semplice, non può.
    Ed ecco che tutti ricorrono all’India, l’Eldorado dell’informatica a prezzi stracciati.
    Solo che poi il risultato è penoso ed ecco che tutti a lamentarsi di come il mercato non decolla, i prodotti sono pochi e malfatti e via dicendo.
    Nessuno però si chiede come mai le case editrici non hanno al loro interno una persona (perché ne basta una) in grado di realizzare gli epub.
    Nessuno si chiede perché una casa editrice deve per forza passare dai vari store online quando con una spesa irrisoria (e siamo sull’ordine di qualche centinaio di euro) può agire direttamente (ed andare sui vari ibs, bol, etc).
    L’editoria è un mondo ben strano, tutto deve essere dato senza alcun rischio d’impresa.
    In tutti gli altri settori se qualcuno vuole realizzare qualcosa deve investire, nell’editoria no, guai, è una tragedia.
    Io non riesco proprio a capirlo.

Leave a Reply