Qualche numero sugli eBook e una sola provocazione

Date: 09 aprile, 2011  |  Posted By: Andrea  |  Category: Libri

Il 2010 si è chiuso da tempo ed è il momento di bilanci, anche per gli eBook. Visto che se n’è fatto (e se ne fa) un gran parlare, ero curioso di sapere quanto effettivamente avessero raccolto dopo aver così tanto seminato. Su Simplicissimus (una delle principali piattaforme dedicate alla vendita di eBook) ho trovato un articolo interessante.

ecco i numeri: 65mila, nel 2010 (che poi vuol dire tra ottobre e dicembre del 2010) si sono venduti sui 65mila ebook in Italia, per un fatturato complessivo pari a circa 700mila euro. Ovvero lo 0,05% del mercato del libro (che vale circa 1,350 miliardi di Euro)

Faccio un altro conticino. Quanti eBook ci sono sul mercato? Butto lì una stima, leggendo le varie dichiarazioni degli editori: 5.000 titoli. Ora, messa così la faccenda, potremmo fare una media e dire che ogni titolo abbia venduto 13 copie.

Le medie sono ingannevoli, si sa, ma questo vuol dire che allo stato delle cose, trasformare un libro in eBook non vuol dire investire ma spendere soldi e si è ben lungi dal vedere affacciarsi all’orizzonte almeno il pareggio. Quando dico “spendere” mi riferisco ai costi per trasformare un libro in formato ePub e dare al portale di vendita degli eBook il fisso che esso chiede per poter accedere al loro servizio.

Ma non è tutto.

Ho trovato un altro articolo, che è un po’ strano. In questo articolo, si legge che di questi 65 mila eBook venduti nel 2010, ben 52.659 siano di un unico editore. Bruno editore, per l’esattezza. La dichiarazione proviene dall’editore stesso, ma al momento non ho visto smentite, quindi la prendo per buona. Se così fosse, dobbiamo rifare i conti. Bruno editore, vende solo manualistica e vende solo tramite il suo store online. Il prezzo medio a cui vende gli eBook è 7,99 euro. Quindi se questo dato ha un senso, il mercato dell’eBook al netto delle quote di Bruno editore (e del suo singolo store) in realtà per il 2010 ammonterebbe a poco più di 12 mila copie.

Che equivarrebbe a dire che ogni titolo attualmente disponibile sui vari eBook store (escluso quello di Bruno editore) avrebbe venduto solo 2 copie. E’ ovvio che le medie matematiche ingannano, magari c’è un bestseller tra gli eBook che ha venduto 200 copie. Ma questo significherebbe solo che ci sarebbero altri 99 titoli che non ne hanno venduta nemmeno una di copia. E non è bello, no?

Sarebbe interessante a questo punto sapere se Bruno editore ha fatto una sparata oppure se le cose stanno davvero così, ma in ogni caso, non possiamo non notare come i numeri in ballo siano davvero trascurabili. A questo punto andrebbe fatta un’analisi seria. Continuo a vedere scritto da più parti che il problema degli eBook sia il prezzo alto. Farlo pagare la stessa cifra di un libro cartaceo, ne rende difficile la distribuzione. Innegabile verità. Ma…

Ecco che arriva la provocazione di cui sopra: se i numeri sono davvero questi, mi chiedo, come possono gli editori essere invogliati a investire sull’eBook? In un mercato che è già sofferente per la crisi e povero di suo, si introduce un nuovo fattore che “si dice” possa essere risolutivo, “si dice” che cambierà tutto, “si dice” sia un treno che è meglio non perdere per non rimanere indietro. Poi, quando gli editori mettono mano al portafoglio, i numeri sono questi. Per quanto possiamo essere diffidenti verso i grandi gruppi editoriali, dobbiamo ammettere che nessuno al loro posto vedrebbe questo grande business in uno scenario del genere.

Aggiungete poi che quando si ripete ossessivamente che “non va perso il treno”, che occorre sbrigarsi prima che tutto decolli, scusate, ma lo si dice alle persone sbagliate. Questa frase non va detta agli editori per convincerli a investire, ma va detta proprio a chi adesso la va ripetendo. Vale a dire, proprio ai titolari delle piattaforme distributive.

Quale treno volete che perda una Mondadori o una Rizzoli? Loro hanno tutto l’interesse ad andarci cauti, perché sanno che nel nostro mercato editoriale sono i marchi che si vendono, non i supporti. Oppure volete davvero dirmi che credete alla panzana che i fan di Dan Brown, se non troveranno gli eBook del loro beniamino, smetteranno di leggerlo per sempre? Non è che FORSE, una volta che gli eBook arriveranno, anche in ritardo, li compreranno lo stesso?

Se l’editore di Fabio Volo, editerà i suoi eBook tre mesi dopo il boom degli eBook, mi volete davvero dire che non li venderà? E per quale strano motivo? Chi leggeva Volo prima, lo farà poi, anche con sei mesi di ritardo.

Gli editori hanno un catalogo composto di nomi che sono marchi e valgono soldi solo per il fatto di esistere, non di pubblicare in un formato piuttosto che un altro. I soldi veri oggi si fanno coi bestellers, e per quelli non c’è alcun treno da prendere o perdere. Lo ripeto: non esiste alcun treno! Quando il mercato decollerà, e solo allora, Mondadori o chi per esso, saranno i primi a buttarsi a peso morto e mostrando i muscoli (cosa che oggi non fanno, e chiamali scemi), e potranno farlo con tutta calma perché sono LORO ad avere i titoli in mano,  non Amazon, non IBS, e quei titoli faranno gola a molti, distributori di eBook per primi, perché tutti avranno interesse ad avere in catalogo un bestseller.

Se è vero che per gli editori non c’è nessuna fretta, è anche vero che chi ne ha davvero, sono i soggetti che hanno investito somme ingenti nel “fenomeno” eBook, coloro che hanno costruito gli eReader, coloro che hanno realizzato store online e ci hanno speso tempo ed energie.  Sono loro a essere esposti economicamente, non gli editori, giurassici e lenti. Finché questi signori  della “new economy” non capiranno che sono loro i primi a dover fare sacrifici e a sputare sangue per fare decollare il mercato, quel mercato che vede loro come protagonisti e nel quale vogliono poter operare, assisteremo a questa manfrina, aspettando che anche qui in Italia qualcosa succeda.

Per questo ritengo assurdo che oggi a un editore si chiedano soldi per riversare i propri libri in formato eBook e ancora più assurdo che gli si chieda il pagamento di una quota fissa per entrare nel sistema. Perché finché le cifre di vendita sono quelle che vediamo, chi potrà pensare di ammortizzare le spese sostenute? Non dico guadagnarci, ma almeno limitare le perdite! Dovrebbero essere per primi i soggetti che hanno investito e credono nell’eBook a prendere coraggio e a dare uno scossone all’ambiente, perché quando sento che a un editore medio piccolo, si chiedano 1.500 euro di fisso per entrare nel sistema, che vanno sommate alle centaiana di euro chieste per convertire i libri in formato ePub, a me sembra chiaro che non ci sia alcuna voglia di scommettere sulle percentuali sul venduto, ma mi pare solo un modo per fare business con le conversioni e intascare soldi sicuri PRIMA che il libro arrivi nello store.

Cari gestori di piattaforme distributive, abolite i costi fissi, almeno provateci per i picccoli, medi e medio grandi editori. E in cambio pretendete prezzi bassi, che non superino i 4,99 euro. Attirate lettori e interesse con una proposta varia e a basso prezzo, scommettendo su voi stessi,  investendo in pubblicità per il grande pubblico (sino a oggi del tutto assente) anziché chiedere agli editori di scommettere su un mercato in cui non credono e che temono, ma nel quale voi siete i primi a credere.

Se voi per primi non dimostrate di crederci, a dispetto delle cifre di vendita ridicole, come potete sperare che ci credano gli altri? Investiteci ancora di più.

Quindi, in definitiva: no ai costi fissi per l’eBook.
Provateci e vedete se funziona. Se nemmeno così decolla, signori miei, vi suggerirei di lasciar perdere.

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6 Responses to “Qualche numero sugli eBook e una sola provocazione”

  1. Silvio Sosio Says:

    Non so a chi ti riferisci con questa cosa dei 1500 euro; per farsi distribuire da Simplicissimus o da Book Republic non si paga nessuna entrata. Non so Edigita, ma è meglio starne alla larga, a mio avviso, già per altri motivi.

    Numeri di Bruno Editore: Bruno editore pubblica ebook da tempo e attraverso molti canali che Tombolini dubito prendesse in considerazione, come le “app” per iPhone, per esempio. Per dare un’idea, noi nel 2010 abbiamo venduto un migliaio di epub, ma abbiamo venduto anche qualche centinaio di “app”, sebbene ormai non ne facciamo più; Bruno ne ha una quantità enorme, vende su Amazon.com e altri siti americani e chissà dove ancora.

    Prezzi: allora, l’editore è quello che vende i libri. Sarà anche il caso che chi fa un lavoro diverso la smettesse di cercare di imporre all’editore come lo deve fare. Tu vorresti che ci si mettessero anche le librerie, stiamo freschi; già hanno imposto i prezzi “,99″ prevenendo una futura imposizione da parte di Apple, la quale per quanto ne sappiamo potrebbe non aprire mai l’iBookStore ai libri italiani. Il grosso problema sono gli agenti, soprattutto quelli grossi, che ti dicono: il prezzo deve essere almeno il 60% del prezzo della copia stampata iva esclusa (e ti impongono anche il DRM). Non sei d’accordo? Pazienza. Fagli capire che con l’iva al 20 invece che al 4 e col 35% di sconto che fa Amazon alla fine la carta costa meno.

    Il mercato sta dimostrando, credo, che o un libro è davvero di grande interesse (che so, Follett) o è meglio che costi davvero poco se vuol vendere. Basta vedere la classifica dei più venduti su Biblet, dove il nostro Masali a un euro continua da mesi a stracciare i più rinomati bestseller internazionali.

    Tu dici che i soldi veri si fanno con i bestseller. Negli ebook è il contrario. Per un semplice motivo: i lettori sono numericamente pochi. Per cui l’editore fa numeri interessanti con la coda lunga, ma i titoli più venduti vendono cento, centocinquanta copie.

    S*

  2. Andrea Says:

    Il tuo appunto su Bruno editore, francamente mi è oscuro. Cosa vuoi dire? Non credi ai loro numeri o ci credi? A leggere quello che hai scritto, pare che tu avalli le stime che loro fanno sul venduto. E quindi?

    Sui prezzi: come ben sai, ho già bollato come delirante la pretesa che gli editori debbano pubblicare a 0,99. Sul prezzo imposto dalle librerie, se ti leggi bene il mio pezzo, era un do-ut-des. Loro la smettono di pretendere di far pagare per la conversione in ePub (poco che sia, cmq fanno pagare) e in cambio, gli editori cercano di abbassare i prezzi.
    Se poi come dici, gli agenti impongono un prezzo, è un altro paio di maniche e vorrà dire che in quei casi, l’eBook nemmeno conviene farlo. Punto. Ma non dirmi che TUTTI i testi pubblicati hanno di mezzo agenti così esosi.

    Riguardo al prezzo basso che fa vendere… E io che pensavo che la gente si accalcasse nei negozi durante i SALDI perché fa figo… Battute a parte, quando l’unica strategia di vendita possibile è puntare sul prezzo basso, dovresti sapere che si è già alla frutta.

    In definitiva, oggi come oggi, il mercato dell’eBook può sopravvivere perché siamo in un sistema ibrido sostenuto dalla carta. La carta, quella che si dice sia morta e che dovrebbe essere salvata dalla potenza dell’eBook, in realtà consente al libro elettronico di vivacchiare da almeno 10 anni in attesa di rivoluzioni di là da venire.

  3. Silvio Sosio Says:

    Chiarisco un paio di punti: Bruno Editore: non so se i loro numeri siano veri, quello che dico è che usano mercati (le app di iPhone, siti americani) che certamente non rientrano nella statistica di Tombolini, che era riferita agli store italiani che vendono epub. Insomma, gli eventuali 52000 probabilmente sono da togliere solo in piccola parte dai 65000.
    Per “,99″ non intendo “0,99″, intendo tutti i prezzi che seguono la formula del ,99: 0,99, 1,99, 2,99 eccetera.

    Non è questione di strategia del prezzo basso. È questione di capire qual è il prezzo che la gente è disposta a pagare volentieri, tenendo presente che oltre un certo prezzo subentra il concorrente oscuro, la pirateria, o quello chiaro, la carta.
    Internet invoglia all’acquisto d’impulso perché rende facile acquistare. Fino a 5,99 acquisti senza pensarci troppo. Oltre i 10 euro ci pensi quattro volte e prima cerchi altre strade.

    Sull’ultimo capoverso della tua risposta sono d’accordo; ma non credo che siano necessarie altre rivoluzioni, basterà una graduale evoluzione.

    S*

  4. Andrea Says:

    A prescindere dal fatto che con o senza le cifre di Bruno editore, la solfa non cambia poi di molto, è lo stesso Bruno editore ad affermare che di quei 65 mila, 52 mila sono suoi. Il dato, come hai letto nel mio pezzo, l’ho preso con le molle, ma sono loro stessi a dire che – a fronte di quei numeri – detengono l’81% del mercato!
    Che sia strano sono il primo a dirlo (tanto da averlo inserito nel mio commento), ma senza ulteriori commenti da parte di chi ha fornito questi numeri, difficile dal nostro punto di vista aggiungere altro.

    Detto questo, la faccenda dell’acquisto d’impulso è un po’ una trappola, perché con la scusa di combattere la pirateria, temo si imponga un prezzo privo di senso. Ma nella mia disamina, comunque, avevo ipotizzato un 4,99 come prezzo “aggressivo” per accontentare un po’ tutti. Per me, infatti, l’utilizzo più sensato dell’eBook è quello di andare a sostituire le edizioni economiche. Basso prezzo e uscita nel mercato quando il libro cartaceo nella sua prima edizione ha fatto il suo corso.
    In quel momento, credo che tutti i protagonisti della filiera siano un po’ più “rilassati” sia sul versante pirateria che percentuali di guadagno.

    Credo che un doppio binario “ibrido” di questo tipo, avrebbe anche senso. Il che non esclude di uscire in prima battuta in eBook, ma sarebbe come essere pubblicati oggi su un Urania o Segretissimo, venduti a meno di 5 euro in edicola.

  5. Antonio Tombolini Says:

    Non prendere per buono il dato di Bruno Editore: non lo è :)

  6. Andrea Says:

    Il sospetto c’era…

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