Il Diacono finalista al premio Massarosa

Date: 27 settembre, 2011  |  Posted By: Andrea  |  Category: Diacono, Libri, Roba mia  |  Comments: 0

Stamattina ho ricevuto una notizia inaspettata. Il mio romanzo è entrato a far parte della cinquina finalista dell’edizione 2011 del PLM Premio Letterario Massarosa, il premio letterario più antico d’Italia, dedicato alle opere prime. Ammetto che per un autore di horror questa è un’autentica sorpresa. L’anno scorso, questo premio se lo aggiudicò Donato Carrisi con “Il suggeritore“. Diciamo quindi che non ambisco certo alla vittoria, ma sarà bello esserci.

I cinque finalisti di questa edizione, dopo una selezione tra 52 case editrici, sono:

  1. Insolita storia di una vita normale” di Carlo Repetti, Einaudi
  2. La libraia di Orvieto” di Valentina Pattavina, Fanucci Editore
  3. Troppo umana speranza” di Alessandro Mari, Feltrinelli
  4. Elisabeth”, di Paolo Sortino, Einaudi
  5. Il Diacono”, di Andrea G. Colombo, Gargoyle Books

Fa un po’ effetto l’idea di trovarsi lì tra due Einaudi, un Feltrinelli e un Fanucci. Inutile girarci attorno, ragazzi, spicco come una mosca sopra la neve immacolata…

La serata finale si prospetta divertente. Mi è stato chiesto un estratto dal romanzo da far recitare a una compagnia teatrale e una brano musicale. Ora, vista la situazione, mi sono posto il dubbio se fosse il caso di non farmi “riconoscere” e andarci piano, magari con un elegante brano di musica classica e un estratto dal libro colto e raffinato (sì, vabbè, e dove lo trovo?). Alla fine non ho resistito e ho deciso che tanto vale presentarsi per quello che si è. Dritti e impavidi verso la catastrofe. Così, amici cari, questi saranno il brano musicale (che mi ha tenuto compagnia durante molte sessioni di scrittura del romanzo) e l’estratto che sarà messo in scena (ho fornito anche una seconda scelta riguardo all’estratto, di più facile realizzazione).

Buon divertimento.

 

IL DIACONO – ESTRATTO

<Aiutaci a trovarli>, gli stava chiedendo il vecchio monaco dal viso stanco, <racconta loro quale pericolo stanno correndo ed evita che vengano massacrati uno dopo l’altro>.

Un attimo di silenzio.

Si sentì ticchettare la pendola dimenticata nell’angolo, accanto alla finestra.

Cinque tic e altrettanti tac.

Il vescovo Xavier si alzò dalla poltrona, non riusciva più a rimanere seduto, anzi, non ne poteva più di stare in quell’edificio. <Padre, mi ha appena detto che non ha alcuna intenzione di arrendersi. A nessun costo, è esatto?>

Il monaco rispose con un cenno affermativo del capo.

A nessun costo.

<Ora però mi sta chiedendo di convincere tutti gli altri a gettare la spugna…> Il Vescovo, si avvicinò al davanzale. Sentiva addosso lo sguardo dei cinque monaci. Gli scavavano dentro, occhi come cucchiai dai bordi affilati. Cercò sollievo osservando il panorama, ma non gli fu di alcun aiuto, con quel cielo nero e la pioggia battente.

Non aveva scampo.

Un brivido lo percorse da capo a piedi, e in quel momento seppe con assoluta certezza che nulla sarebbe mai più stato come prima. Finiva tutto lì, in quel momento preciso, un istante di lucidità e consapevolezza tali da mozzargli il fiato in gola. Dovette appoggiarsi alla finestra per combattere un capogiro.

<Hai sentito quello che ha urlato il tuo esorcista mentre era steso sul pavimento?>, lo incalzò padre Valdés.

<Ne avrei volentieri fatto a meno>.

<Il messaggio era chiaro>, Valdés ignorò il suo commento, <sono tutti in pericolo e lo sono da ormai mesi>.

<Voi per primi…>

<Noi sappiamo a cosa andiamo incontro. È il nostro compito e lo è da sempre. Voi non siete preparati, vi massacreranno…>

Il viso di Valdés era una maschera di pietra. Dura e fredda, senza emozioni, nessuna esitazione. Xavier ne fu quasi intimorito. Cosa spingeva quel vecchio? Una vita di trame oscure e terrificanti, dolori e malvagità da combattere giorno dopo giorno, anno dopo anno… Che effetto poteva avere tutto quell’orrore sulla mente e sul cuore di un uomo?

Quello che hai sotto gli occhi, si disse.

Fissò il monaco e capì che non si sarebbe arreso.

Di nuovo, gli tornò in mente quell’aggettivo.

Inamovibile.

<Come posso trovarli tutti?>, cercò di protestare fra un respiro profondo e un altro, <è una impresa titanica. È vero, per gli esorcisti che controllo direttamente e gli ex allievi della scuola, non ci sono grossi problemi. Ma gli altri? Padre, mi ascolti: ci sono vecchi sacerdoti nominati esorcisti che non hanno mai nemmeno praticato, diocesi sparse ovunque, spesso minuscole e tagliate fuori dal mondo… È al di sopra delle mie possibilità. E potrebbe essere fatica sprecata, perché tutto quello che ha a che fare con il sacramentale dell’esorcismo, da domani alle 15.00 sarà solo storia>, concluse Xavier sfregandosi le dita sulla fronte, come se cercasse di alleviare un forte mal di testa.

<L’annuncio di Deveraux fermerà solo gli esorcisti, non chi dà loro la caccia>. La voce di padre Valdés era il rintocco a morto di una campana. <Se questo è il suo disegno, non si fermerà finché non l’avrà compiuto.>

<Crede davvero che sia in atto una simile caccia all’uomo?>

<Cos’altro ti serve ancora per credere?>, replicò Valdés.

Io-non-voglio-credere! stava per sbottare, ma riuscì a tenere per sé quel commento. Il monaco non sapeva quello che lui aveva scoperto. Se lo avesse saputo, forse, nemmeno lui avrebbe avuto il coraggio di credere.

Sospirò appoggiando la fronte al vetro freddo.

Si sentiva come se avesse la febbre, era stanco e gli facevano male le ossa. Aveva dato la sua massima disponibilità a Valdés, ma era terrorizzato all’idea di sconvolgere la propria vita. Sino ad allora la sua missione era stata tutto sommato semplice: educare i sacerdoti a riconoscere il male e a combatterlo con la preghiera e la forza della fede. Ma mai, in tanti anni, aveva pensato che questo facesse di lui e dei suoi allievi delle vittime potenziali. Non si combatteva più per la salvezza dell’anima immortale, ma per la mera sopravvivenza del corpo.

Questo faceva la differenza.

Altroché se la faceva.

Sospirò e si allontanò dal vetro lasciando una piccola nube di condensa lì dove si era appoggiato. Intravide appena la colonna di fumo sopra la chiesa, ma non ci fece troppo caso. Aveva altro a cui pensare. Valdés lo aspettava al varco. Però quando scorse il riflesso arancione dietro a una delle vetrate, una decina di metri più in basso, si soffermò a osservare meglio. Quello era davvero strano. Non poté fare a meno di chiedersi quale fosse la fonte del bagliore.

Fu allora che padre Valdés cominciò a tossire.

Xavier si voltò.

Il volto del monaco era rosso per lo sforzo, gli occhi pieni di lacrime.

<State bene padre?>, domandò.

<F-fumo…>, riuscì a pronunciare il vecchio monaco.

<Fumo? Io non sento…> Si interruppe, sgranò gli occhi e tornò a guardare al di là del vetro.

Fumo.

Dalla chiesa.

La porta si spalancò. Nello studio fece irruzione Guillermo, scarmigliato e sconvolto. Aveva la tonaca fradicia, i capelli appiccicati alla fronte. Doveva essere andato là fuori, sotto al diluvio. Aveva gli occhi rossi di pianto.

<Eccellenza>, urlò ansimando, <bruciano!>

<Bruciano? Di chi stai parlando?> Il Vescovo gli andò incontro aggirando la scrivania. Padre Valdés continuava a tossire, sorretto da fratello Simone.

<Un incendio, in chiesa!> Guillermo lo afferrò per un braccio e iniziò a tirarlo via con sé, fuori dallo studio.

Carlos Xavier iniziò a sentire un fischio acuto.

<Gli allievi… sono chiusi là dentro!>, ansimò Guillermo. <Tutti quanti!>

Il fischio si fece assordante. Xavier si ritrovò a scendere le scale correndo, senza sapere di preciso dove stesse andando né perché.

Il fischio si tramutò in un grido.


Zombie Bin Landen… is back!

Date: 26 settembre, 2011  |  Posted By: Andrea  |  Category: Ciarpame, Cinema  |  Comments: 0

 

L’horror, il sushi e la pizza

Date: 22 settembre, 2011  |  Posted By: Andrea  |  Category: Libri, Riflessioni, Scrivere  |  Comments: 3

Oggi vi parlerò di Sushi. Perché? Perché il sushi è un’ottima metafora. A me piace il Sushi, ne vado pazzo. Vado pazzo per il sushi e per l’horror. Sono due gusti particolari, per palati fini, non tutti li capiscono e li amano. Per questo ho pensato di usare il sushi per parlarvi di horror e di generi letterari.

Allora, voi tutti saprete che in Italia, la pizza va alla grande. La pizza è buona, non si discute, è il piatto nazionale e tutti amano la pizza. Ma a qualcuno, chiamatelo pazzo, chiamatelo eccentrico, piace ogni tanto variare la dieta divorando qualche rotolino di riso e pesce crudo. Ha un ottimo gusto, fa bene alla salute e al morale. Non c’è nulla di sbagliato in questa cosa, non credete? Non faccio male a nessuno se mangio jappo qualche volta, siamo d’accordo?

Tuttavia, ci sono alcune persone che insinuano che dovrei mangiare solo pizza, perché il sushi non è proprio della mia cultura. E’ nato altrove e si sa, l’Italia è nazione solare, tutta pizza e mandolino. Quindi perché mangiare sushi? E poi non ci sono cuochi che lo sappiano preparare, non ci sono ristoranti all’altezza… All’estero sì che lo sanno fare, ma da noi… No, no, questa cosa proprio non va.

Il sushi insomma non fa per noi.

Eppure vi garantisco che adoro il sushi, conosco tre, quattro ristoranti divini frequentati da persone comuni, non da alieni. Anche a loro piace la cucina giapponese e ne mangiano senza sentirsi in colpa, senza pensare di infrangere chissà quale tabù o tradizione, senza commettere chissà quale tradimento.
Loro.
Gli altri invece…

Talvolta provo a convincere qualche amico a venire con me, ma se lo vedo storcere un po’ il naso non insisto. No problema, amigo. A me piace, ma capisco che possa non andarti a genio, quindi stai tranquillo: con te andrò in pizzeria e poi – da solo – andrò a strafarmi di sushi. Sono tollerante. Anzi, non mi pongo nemmeno il problema dell’esserlo o meno: abbiamo solo gusti diversi e non vedo dove stia il dramma. Non mi inalbero se a te non piace il sushi, non cerco di farti cambiare idea dicendoti che hai gusti provinciali o monotoni. Sarebbe quindi gradita la reciprocità: evita di dirmi che ho gusti strani. Evita di fissare il mio piatto chiadendomi: “Ma come fa a piacerti quella roba lì?

L’amante del sushi si sorprende a chiedersi cosa infastidisca il proprio prossimo: il fatto che egli mangi pesce crudo è un offesa per qualcuno? E’ un reato? Un danno per la cucina italiana?

E’ tutto molto strano. Ma c’è di più. Ci sono persone che arrivano a ipotizzare che ogni genere di cucina esotica sia figlia di un cuoco minore. Che solo la pizza abbia una dignità, e quindi mangiare giapponese, spagnolo, eritreo o thailandese, siano atteggiamenti eccentrici e degni di biasimo. Per questo guarderanno con disgusto e disprezzo i tavoli pieni nel ristorante esotico, additandoli al pubblico ludibrio.
Come se i dieci tavoli pieni nel ristorantino etnico siano un affronto alle diecimila pizzerie stracolme di avventori. Quei dieci tavoli vi danno tanto fastidio? Ma si può sapere perché?

Inevitabilmente, mangiando sushi e coltivando questa passione culinaria, si svilupperà un certo gusto. Si impara a conoscere i piatti, i nomi, i ristoranti migliori, insomma, si diventa un esperto.
E’ normale, no?

Anche i mangiatori di pizza avranno i loro ristoranti preferiti. Sono certo che se gli chiedeste consiglio, saranno solleciti nel dirvi: “Guarda, se vuoi mangiare la vera pizza, non andare da Gino. Vai da Pino!

Ecco, voi sushi dipendenti, questo non lo potete fare. Non si fa, brutti cattivi. Ai mangiatori di pizza questo non va bene, perché se vi azzardate a dire quale sushi sia DOC e quale invece paia fatto in un supermercato per essere venduto al bancone del pesce in vaschette di polistirolo, subito vi aposfroferanno con vari epiteti. Vi diranno che siete degli intransigenti, dei talebani, vi accuseranno di far parte di una cricca giappo-massonica e che per colpa vostra la diffusione della cucina giapponese stenta a prendere piede.

Ma come, vi chiederete voi un po’ mesti. Ma se sono anni che prendo calci nel culo a raffica solo perché vorrei papparmi i miei rotolini adorati, che faccio chilometri e chilometri alla ricerca del ristorantino giusto, che vengo sfottuto e denigrato da tutti… Adesso mi vengono a dire che avendo affinato il palato non ho nemmeno il diritto di dire se il sushi che mi propinano sia buono o meno? E che addirittura IO sia la causa della scarsa diffusione del sushi?

E’ così, rassegnatevi. Voi, che ne sapete di più di pesce crudo di chi fino a ieri ha sbafato solo pizza, voi che avete sempre cercato di portare gli amici al ristorante giapponese, voi che sapete distinguere se chi cuoce il riso è cinese o giapponese solo saggiando la compattezza del rotolino, proprio voi siete il problema da estirpare.

Quindi zitti e mosca.

E non lamentatevi se vedrete servire alla pizzeria più vicina una indegna pizza-sushi, una specie di chimera iperpubblicizzata cucinata dal pizzaiolo più famoso della città, deciso a cavalcare la moda e arraffare altri avventori pasticciando con un ibrido con poco sapore, che nulla ha a che spartire con l’originale e che viene spacciato dal suo pizzaiolo come la vera essenza del sushi. Perché lui ne sa. Lui è famoso. E quindi il sushi, alla faccia di quei quattro maledetti giapponesi, ve lo dice lui come si fa.
Nel forno, sopra un bel disco di pasta croccante.

E ‘fanculo il pesce crudo.

Il Diacono a GialloLuna NeroNotte

Date: 09 settembre, 2011  |  Posted By: Andrea  |  Category: Diacono, Roba mia  |  Comments: 0

Il 7 ottobre sono stato invitato alla manifestazione GialloLuna NeroNotte, festival del giallo e del noir italiano che si tiene a Ravenna. Terrò un incontro intitolato “Investigatori per volontà di Dio”, insieme a Roberto Costantini, autore di Tu sei il male (Marsilio). Il festival inizia il 30 settembre e prosegue fino al al 9 ottobre ed è ormai alla sua nona edizione. Qui di seguito, troverete l’intero comuncato ufficiale. Se siete in zona, as usual, mi farà piacere scambiare quattro chiacchiere con voi.

Nelle prime otto edizioni il festival “GialloLuna NeroNotte” ha proposto una lunga serie di incontri letterari, scegliendo temi che hanno caratterizzato l’evoluzione del “genere” e invitando autori che, a proprio modo, ne erano la migliore rappresentazione.

Il 2011 è anno di grandi anniversari che “ci interessano”; per citarne solo alcuni: i cent’anni della nascita di Giorgio Scerbanenco, il secolo di “vita” dei personaggi Fantomas e Padre Brown . Senza dimenticare i 150 anni dell’Unità d’Italia.

Così, senza scegliere un unico tema, la rassegna terrà conto di queste scadenze; e insieme rivolgerà i propri sforzi nella valorizzazione degli autori esordienti e nell’impegno di divulgare la lettura fra i giovani.

Il titolo generale potrà essere “Fantomas contro Padre Brown”, intendendo con questo l’eterno conflitto fra il male e il bene, in termini “assoluti”.