Indian Robot Endhiran



Jessica Simpson nuda incinta sulla copertina della rivista Elle nell’edizione americana era evidentemente troppo per alcuni clienti di un negozio di Tucson in Arizona, dove un commesso ha coperto l’immagine con un cartone. Il numero di aprile presenta la foto della della cantante e attrice con una mano sul petto un’altra appoggiata sul suo ventre nudo. L’Arizona Daily Star riferisce che il direttore del negozio, della catena Safeway, ha ricevuto tante lamentele da spingere uno dei suoi dipendenti a mascherare il cartellone. Sopra lo Screen-Shot del manifesto


Appena ho visto questo libro, ho capito che non ce l’avrei fatta a trattenermi. I polpastrelli prudevano, scalpitavano in preda a un’urgenza che stentavo a contenere. Sarà stata la copertina, col maschione sadomaso probabilmente legato a qualche trave mentre, in basso, al riparo da sguardi indiscreti, qualche giovine e sinuosa felina si trastulla coi di lui gioielli. Sarà stato il titolo, così diretto, sfacciato, aggressivo (prendimi, sono tuo, fai di me ciò che vuoi). Sarà il nome dell’autrice, così maledettamente simile a un’eroina dei fumetti anni ’50 (o a quello di una pornostar anni ’90). Sarà quel che sarà, ma qualcosa mi ha spinto a cercare informazioni sul romanzo.
E mi si è aperto… un mondo.
Un mondo diverso, ma fatto di sesso (come cantava Rino Gaetano in Gianna)
Più che narrativa romantica si tratta davvero di romanzi erotici, perché le scene di sesso hanno un ruolo predominante. Le ho trovate anch’esse ripetitive e non tutte…come dire…di mio gusto. Certi elementi sono eccessivamente forti e non ne vedo l’utilità ai fini della narrazione. [tratto da un commento trovato in rete a proposito dei libri della Lora]
La storia è stuzzicante, fragrante, seducente:
Nelle loro vene scorre sangue animale, hanno i riflessi, la forza e la ferocia dei felini. Uomini e donne in balia delle menti perverse di chi ha deciso di sperimentare sulla loro pelle. Esseri feriti e indomabili alla ricerca di un posto nel mondo, e di un’anima gemella che restituisca loro una ragione di esistere. Entità perfette, dagli sguardi penetranti e infuocati, missioni delicate da portare a termine, e poi la sensualità che irrompe implacabile. Tutto questo e molto altro ancora per una serie che colpirà nel segno.
I grassetti sono miei. C’è questa razza di umani felini, strafichissimi, con grandi poteri e uno smisurato appetito sessuale, la cui sensualità irrompe implacabile. Hanno missioni da compiere e trombate da consumare ogni 10 pagine.
Niente potrà distoglierli dal loro compito: copulare.
Ma felinamente.
Arrampicati sulle tende di casa, avvinghiati sui tetti, nuvole di pelo che volano quando grossi maschi azzannano il collo di compiacenti e fertili femmine mentre le possiedono in preda alla sensualità (che irrompe implacabile).
Anche il titolo del romanzo è un chiaro invito a diffondere l’amore ovunque nel mondo. Immaginate la scena: la dolce signora che va in libreria e rivolgendosi al sordido libraio vagamente erotomane, gli sussurra: “Mi scusi, ma lei ce l’ha Istinto animale?”
“Certo che ce l’ho, bella smandrappona! Vieni qui dalla tua bestia mai sazia!”
Imbarazzante. Ma sexy.
Letto questo primo libro per curiosità sulla Leigh, è un erotico, la storia di contorno è inesistente. [tratto da un commento trovato in rete a proposito dei libri della Lora]
Lo so, anche voi starete morendo dalla curiosità, il fuoco della passione brucia nelle vostre vene, le sento pulsare al ritmo indiavolato dei vostri cuori e so che andranno avanti a pulsare ancora per molto dato che questo romanzo – tenetevi forte – fa parte di una serie sterminata di ben VENTISETTE romanzi, conosciuta come The Breeds series.
Ventisette romanzi.
Zeppi di scene di sesso.
Il Kamasutra, al confronto, è uno scialbo volantino di pubblicità del supermercato.
Il mio cuore ha un palpito se penso a tutto il sudore versato in questi ventisette romanzi: escogitare centinaia di situazioni ad alto voltaggio, sguardi ammiccanti, corpi levigati, muscoli che guizzano, lingue che cercano avide, labbra umide appena spalancate in un’orgia di sapori e gusti. E poi membri smisurati, seni turgidi, vogliosi, bramosi, setosi…
Tuttavia, trattandosi di felini, ci sarà anche qualche variazione sul tema che verrà in aiuto dell’autrice: pisciatine odorose in ogni angolo, risse tra maschi in calore, fastidiosi miagolii notturni, secchiate d’acqua gettate dai vicini che cercano disperatamente di dormire che domani bisogna alzarsi alle sei, cazzo, e questi gatti di merda che rompono le palle tutta la notte!
E’ un romanzo erotico e avendo già letto qualcosa della Leigh non mi sono meravigliata delle numerose e dettagliate scene di sesso ma in questo caso per i miei gusti, sono decisamente troppe e tolgono spazio alla trama orizzontale che, invece, mi aveva intrigato. [tratto da un commento trovato in rete a proposito dei libri della Lora]
Io so che molte lettrici saranno in trepidante attesa (e pure molti veterinari) e mi scuso se non sono riuscito a cogliere appieno i significati profondi di cui la saga sicuramente sarà pregna. Riguardo ai lettori, se vedrete qualche ragazza, sul treno o in metropolitana, con in mano il libro la di cui copertina è in testa a questo articolo, sorridetele. Poi alzatevi dal vostro posto, chinatevi appena e con voce calda e suadente, sussurratele all’orecchio: “Miao.”
I vaffanculo che vi bersaglieranno le spalle mentre vi allontanate solitari e fieri verso il tramonto, saranno un segno di stima e complicità nei vostri confronti. Perché voi sapete. Voi, adesso, capite. Voi.
Miao.

La stampa italiana è straordinaria. Si innamora di qualsiasi sciocchezza arrivi dagli USA o di qualsiasi pettegolezzo circolante sulla rete e lo spaccia come verità assoluta. Ne abbiamo esempi tutti i giorni, e oggi me n’è capitato sotto mano uno nuovo: l’esplosione di Betelgeuse, una supergigante rossa della costellazione di Orione.
La notizia sta rimbalzando (di nuovo) sui social network all’urlo di “La terra avrà due soli!” riprendendo una news battuta da Affaritaliani.it proprio stamattina:
Secondo lo scienziato australiano Brad Carter, una delle stelle più luminose della costellazione di Orione, chiamata Betelgeuse, sarebbe prossima ad un’esplosione che la trasformerebbe in supernova, col risultato che per una o due settimane il nostro pianeta Terra potrebbe avere una sorta di secondo Sole che, di fatto, farebbe sparire la notte. E il tutto potrebbe avverarsi entro la fine del 2012, ma in Cina l’hanno già visto…
Ora, come sapete, io non faccio l’astrofisico ma sono un appassionato della materia. E dell’esplosione di Betelgeuse avevo già sentito parlare. Il punto è che la notizia – in buona sostanza – è una bufala, dovuta a un malinteso. Capita, direte voi. Sì, ma questa cantonata l’aveva già presa il Corriere della Sera a gennaio! Io mi chiedo: siamo a Marzo e ancora circola questa “falsa” notizia? Ma soprattutto, visto che Google è accessibile a tutti, nessuno dei giornalisti che in questi giorni stanno ribattendo la notizia su un numero importante di siti ha pensato di fare una ricerchina impegnando dai 15 ai 30 secondi del proprio tempo?
Vediamo quindi che molto prima di Affaritaliani.it, anche Blitzquotidiano.it il 24 gennaio scriveva:
La previsione dell’astrofisico Brad Carter dell’università del Queensland, Australia, ha un retrogusto ‘apocalittico’: nel 2012 la Terra potrebbe essere illuminata da ‘due soli’. La stella supergigante rossa Betelgeuse, nella costellazione di Orione, è la nona più brillante nel cielo notturno ed è ormai agli stadi finali della sua vita, che terminerà con l’evoluzione in supernova.
Il ‘presagio’ di questa sua evoluzione, che implica un’esplosione violenta che illuminerà il cielo anche di notte e sarà visibile dalla Terra per una settimana o forse due, dipende dalle osservazioni degli astrofisici, che hanno evidenziato come la stella, molto massiccia, stia espellendo gran parte della sua massa a grande velocità, chiaro sintomo di un collasso gravitazionale ‘imminente’.
In questo caso, l’articolo prosegue poi con un pippone sui Maya che davvero non si capisce cosa diavolo abbia a che fare. Anche Tiscali.it il 26 gennaio parlava della esplosione imminente ma grazie al cielo, aggiungeva un paragrafo che metteva in dubbio la notizia:
Non tutti concordano con Carter – Massimo Turatto, direttore dell’INAF – Osservatorio Astronomico di Trieste, non esiste modo di prevedere quando Betelgeuse esploderà. “Sappiamo con certezza che stelle di questo tipo al termine della loro evoluzione si autodistruggono. Tutto il materiale viene espulso nello spazio interstellare a una velocità di 30mila chilometri al secondo e si sprigiona una quantità impressionante di energia. Alla fine, al posto della supergigante rossa si formerà una stella di neutroni estremamente compatta o, in alternativa, un buco nero. Betelgeuse è una supergigante rossa ormai in fase terminale, ma potrebbe morire domani come fra milioni di anni”. Secondo alcuni, inoltre, l’esplosione non darà vita ad un “secondo sole”: sarebbe al massimo il terzo corpo celeste temporaneamente più luminoso in cielo, dopo la Luna e la nostra stella.
Insomma potrei andare avanti così per molto, ma il senso resta questo: a Gennaio sono stati molti i siti a prendere questa cantonata. Tuttavia a Marzo, parlare ancora di esplosioni imminenti di Betelgeuse è davvero inconcepibile, visto che, tra l’altro, la notizia è stata ampiamente smentita a dopo la sbornia di entusiasmo generata dal malinteso. Cercando su Google, chiunque incapperebbe ad esempio in questo link: Aiuto, scoppia Betelgeuse! (ma è una bufala). L’articolo è del 7 febbraio scorso e dice chiaro e tondo:
Il 24 gennaio scorso un articolo sul “Corriere della Sera” annunciava la possibile esplosione della stella Betelgeuse nel 2012. Si trattava in realtà di una bufala, nata dal fraintendendimento di alcune dichiarazioni del fisico australiano Brad Carter. Betelgeuse è una supergigante rossa e prima o poi diventerà una supernova. Ma che accada nel prossimo anno è del tutto improbabile, e comunque nessuno è in grado di fare una previsione del genere.
Insomma, come troppo spesso accade, le bufale circolano a una velocità folle, e sono inarrestabili, perché anche dopo essere state smascherate, tornano periodicamente ad affacciarsi sul web, che ha memoria storica brevissima e continua a proporre e riproporre sempre le solite minchiate.
Prima di lasciarvi, vi propongo uno stupendo video dove si comparano le dimensioni degli oggetti celesti conosciuti. Guardatelo a tutto schermo e con l’audio, possibilmente. Ne vale la pena.
Come ogni mattina, anche oggi ho dato un’occhiata ai siti dei quotidiani online per sapere se durante la notte è arrivato o no l’Armageddon (mai farsi trovare impreparati) e spulciando tra le news, ho visto questa:
Per la pupazza, mi sono detto. Andiamo a leggere di che diavolo si tratta.
un team della Washington University di St. Louis ha condotto un esperimento particolare, nel quale la dottoressa Jill Shelton (a capo dell’équipe di scienziati) si è mescolata agli studenti di un’affollata lezione di psicologia della Louisiana State University (Lsu), lasciando suonare il cellulare nella borsa per 30 secondi buoni. Risultato: i voti ottenuti dagli studenti nei test eseguiti dopo la distrazione sonora sono stati peggiori del 25%, con la percentuale destinata ad aumentare quando il disturbo musicale veniva accompagnato dalla frenetica ricerca del dispositivo nella borsa da parte della studiosa.
Leggo, poi rileggo una seconda volta e un po’ in ansia, proseguo nella lettura, sempre più sconvolto.
«Molti considerano la suoneria del cellulare che squilla in un posto pubblico solo come un disturbo fastidioso», ha spiegato Shelton nello studio durato tre anni e pubblicato sul Journal of Environmental Psychology, «ma la nostra ricerca conferma che questi rumori possono avere un impatto negativo anche nella vita reale, perché queste apparentemente innocue distrazioni influiscono, e tanto, anche sulla nostra capacità di apprendimento»
Giunto alla fine dell’articolo, mi sono chiesto: ma questi scienziati americani, hanno davvero impiegato tre anni per scoprire che le suonerie dei cellulari rompono i coglioni?
E subito dopo, un altro pressante interrogativo si è fatto strada nella mia mente sconvolta: ma il sito del più importante quotidiano nazionale deve proprio diffondere in maniera del tutto acritica queste cazzate siderali?
Son domande eh.
A questo punto, invierò la mia richiesta alla Washington University di St. Louis al fine di finanziare una mia nuova serie di ricerche, e conto sull’appoggio del Corriere per diffondere i risultati dei miei studi dando a essi il massimo rilievo possibile. Vi anticipo le materie su cui concentrerò i miei sforzi per i prossimi 15 anni:
Credo che per cominciare, un paio di milioni di euro, come finanziamento, possano bastare. Grazie.
… da piccolo detestavo questo cartone che pur parlando di misteri e fantasmi, aveva un tasso di antipatia talmente alto da rendermelo insopportabile. C’erano troppi scemi nel gruppo, e la tipetta coi capelli a scodella e gli occhiali da segretaria finto-sexy era troppo saccente. Ecco perché la vignetta che vi propongo oggi mi ha fatto ridere di gusto.
Sono una brutta persona, lo so.

Adesso vogliono pure devastare gli zombie. Il romanticume dilagante e farlocco, si sta inesplicabilmente cibando di tutto l’immaginario orrorifico che fino a qualche anno fa era di nostra esclusiva (e amorevole) competenza. Dopo aver pasteggiato coi vampiri, rendendoli talmente indigesti da risultare insopportabili, aver piluccato con Angeli, Demoni, Streghe e Licantropi, pare che raschiando il fondo del barile si sia avventato sugli zombie. Lo so, la mente vacilla dinnanzi a una simile eventualità, ma se avrete la pazienza di leggere fino in fondo, capirete che è peggio di quanto sembri.

Il romanzo che il 28 ottobre sarà edito anche in Italia (sì, anche qui, non c’è scampo) si intitola WARM BODIES. Corpi caldi. E parla di zombie. Morti viventi. Già dal titolo, si subodora il sentore di sonora cazzata. Ma è un bene che sia così, in questo modo da subito capiamo con cosa abbiamo a che fare. Il libro ha già fatto sfracelli negli USA, tanto che ne stanno ricavando un film. Com’è ovvio aspettarsi, sarà un successo anche da noi, perché si sa, abbiamo un coefficiente di resistenza alla penetrazione dei fenomeni mediatici d’oltre oceano pari alla temperatura dell’inverno siberiano.
Ma leggiamo qualcosa a proposito di questo volume (copiando e incollando dal sito dell’editore, lo stesso di Twilight…):
Il primo romanzo che vi farà innamorare di uno zombie. R è un ragazzo in piena crisi esistenziale: è uno zombie. Non ha ricordi né identità, non gli batte più il cuore e non sente il sapore dei cibi, ma nutre molti sogni. La sua capacità di comunicare col mondo è ridotta a poche, stentate sillabe, ma dentro di lui sopravvive un intero universo di emozioni. Un universo pieno di stupore, di nostalgia. Un giorno, mentre ne divora il cervello, R assaggia i ricordi di un ragazzo. Di lì a poco, per lui cambierà ogni cosa; intreccia una relazione con la ragazza della sua vittima, Julie, e sarà per lui un’esplosione di colori nel paesaggio grigio e monotono che lo circonda. Perché l’amore per lei lo trasformerà in un uomo (e in un morto) diverso, più combattivo e consapevole.
Di qui avrà inizio una guerra feroce contro i suoi compagni d’un tempo, e una rinascita, le cui conseguenze saranno del tutto inimmaginabili… Divertente, dark, forte di una scrittura acuminata e intelligente, Warm Bodies esplora cosa accade quando il freddo cuore di uno zombie viene tentato dal calore dell’amore umano.
I grassetti sono miei. Le “perle” narrative, invece, dell’autore del romanzo. Dichiaro qui, subito, che – contrariamente a quanto sostengo da una vita – non c’è bisogno di leggere il libro per capire che trattasi di boiata furibonda. Il mio sesto senso e mezzo di ragno schiacciato, al solo leggere di un ragazzo in piena crisi esistenziale perché è uno zombie, mi urla di emigrare in un paese dove questa roba non possa raggiungermi. Mai. Vi prego: posso arrivare a digerire che un vampiro sbrilluccichi e si innamori del suo pasto, ma che uno zombie, un cadavere che cammina, abbia crisi esistenziali, davvero, mi fa male al cuore.
E io, al contrario del suddetto morto, un cuore che batte ce l’ho ancora.
«Mai avrei pensato di potermi innamorare così tanto di uno zombie». Stephenie Meyer
Signora Meyer, taccia, la prego. Abbia pietà, di casini ne ha già combinati abbastanza, si accontenti e lasci fare.
Dicevamo, il cuore. Il cuore che non batte nel petto dello zombie dovrebbe fare il paio con un cervello andato in pappa, in grado al massimo di far deambulare il morto in cerca di umani da straziare e farlo ruggire sgraziato e rumoroso. Puro istinto, insomma. E istinto malefico, se capite quello che voglio dire. Già questa è una cosa che prendiamo per buona, inverosimile ma accettabile. Ora, se mi parlate di un ragazzino zombie che avrebbe bisogno dei consigli della rubrica della posta di Cioè perché in piena crisi esistenziale post-mortem, come diceva Flaubert: io mi incazzo. Se mi dite che nutre molti sogni a me viene la bava alla bocca. Se insistete dicendo che dentro di lui sopravvive un intero universo di emozioni mi viene voglia di prendervi la testa tra le mani e tenervela stretta mentre vi urlo in faccia: “Mi spieghi di cosa cazzo stai parlando?!?”
«Warm Bodies è una lettura grandiosa». Josh Bazell, autore del bestseller Vedi di non morire
Vedi di non rompere, Josh.
La cosa che più mi terrorizza di questo libro, è la spaventosa somiglianza con Twilight. Ecco perché Stephenie Meyer è la più grande supporter di questo romanzo, tanto da averne fatto acquisire i diritti alla stessa casa di produzione cinematografica della saga di Twilight. La signora lo ha letto, poi ha esclamato: “Oh Jesus! E’ meraviglioso! E’ uguale al mio romanzo!”
In effetti c’è un morto che cammina (qui lo zombie, là un vampiro) che invece di divorarsi la disadattata di turno, se ne innamora, senza se e senza ma. La sua vita cambia e decide di rinnegare la sua natura combattendo contro i suoi simili pur di fare trionfare l’ammmore. Paro paro Twilight.
Se questo fragile canovaccio poteva reggere coi vampiri della Meyer grazie alla fama di seduttori di cui da sempre godono i succhiasangue, con gli zombie di Marion il tutto diventa così assurdo da essere doloroso. No, dico, immaginate la scena… Lui (in rapida e nauseante decomposizione) va al cinema con la sua lei. Emozionati, contano di darsi il primo bacio e sul più bello, due file più indietro…
“Hey, chi cazzo ha fatto entrare nel cinema un muflone bagnato? Santoddio aprite le finestre che si muore dalla puzza!“
E’ così che deve andare, lo sapete anche voi. Ogni altra invenzione è una sciocchezza. E poi, lasciatemi dire che appena ho letto della storia d’amore tra lo zombie e la ragazza, la prima cosa che mi è venuta in mente è un siparietto triviale ma illuminante…
- Amore sono eccitatissimo, dai facciamolo!
- Sei sicuro? Sicuro sicuro?
- Sì, sì, dai… infila la mano nei boxer e delicatamente…
- OPS!
- E che cazzo! Ti avevo detto di farlo delicatamente!
- Ma io sono stata delicata, solo che… m’è rimasto in mano! E Adesso?
- Aspetta che ho il nastro isolante in tasca…
Vedete, se c’è una cosa su cui possiamo contare è che gli zombie sono schifosi. Sono lividi, smunti, dementi, puzzano di carogna perché sono carogne. Gli zombie si decompongono e perdono pezzi. Sì, anche quei pezzi! E se già ci siamo dovuti sorbire vampiri-non-trombanti, l’idea di un manuale di sesso per non morti non ci entusiasma. Siamo all’apoteosi della sublimazione dell’astinenza come rappresentazione dei timori adolescenziali nei confronti del sesso. Qui non lo puoi fare se no il partner si smonta.
E non parlo di calo del desiderio.
Perde proprio i pezzi.
Ma alla macchina dell’intrattenimento cazzaro made in USA questo non importa. Ci diranno che è una commedia romantica che indaga sui timori e le ansie comuni alla popolazione giovanile. Sì, certo, e io sono Pamela Anderson. La metafora, per quanto facile, necessita di un supporto degno. Un cadavere putrefatto non è degno per niente. Lo zombie è un tragico simbolo della spersonalizzazione delle masse, è il simbolo della morte che prevale sulla vita, è l’ossessione del diverso che invade le nostre città e le consuma. Questa trovata dello zombie illanguidito che vede la sua vita riempirsi di colori, davvero, non ce la meritavamo.
Ricordatevelo quando andrete in libreria. Ogni copia di Warm Bodies venduta fa piangere un povero zombie…

Ieri sera su SKY è andata in onda una nuova serie a base di fantascienza, dinosauri e gnocca. La serie ci racconta che nell’anno 2149 la terra è allo sbando totale (come adesso). L’aria è irrespirabile (come adesso), la gente vive sempre al chiuso (come adesso), e il pianeta è talmente sovrappopolato che per legge ogni famiglia è costretta ad avere solo due figli.
Praticamente la Cina di oggi.
La geniale civiltà del 2149 ha trovato una breccia spaziotemposalcazzo e mandano una sonda. La sonda viene persa per sempre. Ce lo dice una delle ragazze del serial (tutte prese da una delle selezioni di una delle cene del nostro PresDelCons, a giudicare dallo standard). Tenete a mente questo dettaglio: la sonda non manda nessuna comunicazione ai tizi che l’hanno spedita…
Comunque va detto che nel 2149 ci saranno solo gnocche e pannocchioni. Gente normale come noi si è estinta. Segnatevelo.
Ora, cosa fanno i tizi del 2149? Mandano gente attraverso la breccia. Mi auguro che nel corso del serial qualcuno ci spieghi il perché. Messa così, la cosa non sta in piedi. La sonda non ti risponde, quindi come fai a sapere che non sia stata distrutta da chissà cosa?
- Hey, abbiamo perso la sonda! Non sappiamo dove sia finita!
- Bene! Mandiamo subito colonie di umani attraverso la stessa breccia allora!
Tuttavia, da Lost in poi abbiamo imparato che qualsiasi minchiata diventa plausibile, dopo sei serie complete, perché bisogna dare il tempo agli sceneggiatori di trovare tappi per i buchi. Quindi facciamo finta che loro sappiano in qualche modo che la sonda sia sana e salva e sia andata a finire sulla terra di 85 milioni di anni fa. D’accordo?
Bene. Andiamo avanti.
I nostri amici del 2149 (tutti gnocchissimi) dicono: “Abbiamo distrutto la terra! Spostiamoci nel passato e rifacciamo tutto da capo!” L’idea in sé è fantastica, lo ammetto. Serve una nuova Terra e perché non usare questa che conosciamo bene?
Così cosa fanno?
Mandano un gruppo di militari a costruire un villaggio di baracche…
Hey capo, io sono addestrato per sparare con un M16, non per usare cazzuola e frattazzo!
I nostri pellegrini del futuro, memori dei calci in culo dati ai nativi americani ai tempi in cui mio bis-bis-bis-nonno Cristoforo in cerca dell’India sbagliò strada, si piazzano in una radura e militarizzano il perimetro all’insegna dell’impatto zero sull’ambiente. Qualche problema con tutto quell’ossigeno nell’aria, ma per il resto vanno alla grande. Noi oggi rischiamo la gastroenterite se andiamo in vacanza in Kenia, ma loro fano un salto di 85 milioni di anni e l’unica cosa che hanno è il fiatone. Magnano e bevono come se non ci fosse un domani, senza problemi. Non c’è un fottuto batterio preistorico che li massacri seduta stante, nemmeno a cercarlo col lanternino.
- Maria! Maria! Portami la carta igienica che sto malissimo!
- Te lo avevo detto di non mangiare la frutta non lavata! Ci sono i pesticidi!
- Pesticidi? Che cazzo dici, Maria? Siamo nel Mesozoico! Passa la carta, cazzo!
Ma come dicevo, mancano ancora 6 serie per tappare tutti i buchi, quindi non fate tanto i malmostosi. I nostri eroi, belli (sono tutti gnocchi!) sani e felici di vivere in mezzo a bestioni carnivori grossi come un condominio e insettazzi della stazza di un chihuahua, si attrezzano per la vita nel loro nuovo mondo. Si arrangiano come possono, poverelli. Devono contingentare le medicine e le munizioni per le armi sono preziose. Qualcuno sa dirmi perché?
Hanno fuoristrada blindati con mitragliatrici micidiali, ma sono scarsi di medicine? Nel macchinario in cui hanno fatto passare tutto il materiale bellico, non potevano mettere pure una stramaledetta cassa di Aspirina in più? La compagnia aerea faceva questioni sul peso del bagaglio a mano?
- Mi può levare la flebo dottoressa?
– Certo, aspetti che… oddio che schifo! Ma è una sanguisuga gigante!
– Sì, per favore me la può levare dalla schiena?
– Infermiera! Presto, un lanciafiamme!
Questi combattono con l’ambiente ostile in un villaggio di capanne e dal 2149 gli mandano a intervalli regolari nuovi pellegrini. In un villaggio. Di capanne. Nel mesozoico. E i pellegrini sono scelti con una cazzo di lotteria?
C’è il comandante della base, il tizio di Avatar, che chiede ai pellegrini: “Hey bello, tu che sai fare? L’idraulico? Bene, vai a spalare letame“. Trova nel mucchio una dottoressa e le dice che potrebbe tornare molto utile.
Ma vogliamo scherzare?
Volete ricreare la civiltà e non avete mandato una fottuta equipe di superscenziati e supermedici per primi? Siete costretti a frugare nel mucchio di quelli che arrivano sperando che non vi mandino solo calciatori in pensione e ballerine di rumba?
- Un velociraptor mi ha troncato un braccio! Mi sto dissanguando! Qualcuno chiami un medico!
- Io! Io!
- Lei è un medico?
- No, ma so ballare da dio la Baciata! Vuole vedere?
C’è un’altra cosa che non ho capito di sto plot strampalato. Da quello che pare sinora, dal passato non si può comunicare col futuro. E non lo si può fare perché, ci viene spiegato, quello è un corso temporale differente. Si può mandare solo roba e persone indietro nel tempo, ma non nel senso opposto. Quindi mi chiedo: come hanno fatto a sapere che i primi pellegrini erano riusciti a installarsi e creare un villaggio? Mandano a intervalli regolari altri pellegrini: ma se i primi sono morti, sterminati dai dinosauri o da batteri sconosciuti, quelli che arrivano dopo che fanno? Inziano a correre e a urlare inseguiti dai velociraptor appena arrivano nella terra promessa? Me li vedo i dinosauri che mangiata la foglia, e restano ad aspettare nella stessa zona l’arrivo dei nuovi umani da sgranocchiare!
- Quand’è che arriva la prossima portata? Io ho fame.
- Te lo avevo detto che questa tavola calda ha un servizio pessimo! Ma tu niente!
- Sei proprio noiosa. Peggio di un brontosauro.
Per non incappare nella noia di un plot che era troppo simile a Jurassic Park (qualcosa si muove nella jungla, oddio è un raptor, corri corri che ce se magna!), si inventano il gruppo di umani ribelli, che ciulano risorse e cercano di fracassare gli zebedei ai vicini di casa. Niente da fare: sono in quattro gatti in un pianeta abitato da cristi carnivori colossali e l’unica cosa che trovano da fare è scannarsi tra loro. Aggiungete a questo dei graffiti inesplicabili lasciati sulle rocce (alieni?) e le intenzioni della produzione di superare il successo di Lost, e già capite che l’intenzione è quella di incasinare tutto a puntino in modo che non si capisca niente e nessuno pensi alla storia dell’inizio.
Vale a dire la sonda mandata a casaccio, che non risponde e che per questo dà il via alla migrazione su Terra Nova…