Quando a giugno sono stato a New York, non ho potuto evitare di andare a pranzo in uno di quei locali tipici, dove sembra di stare nel quadro di Hopper (I nottambuli), dove c’è sempre del caffè schifoso pronto per te appena ti siedi, le poltroncine imbottite sono rosse e la temperature interna è rigorosamente sottozero per via dell’aria condizionata. Non puoi evitare di pensare quanti film contengono almeno una scena girata in un locale simile. L’autore dell’immagine qui sopra, sembra aver pensato la stessa cosa… l’artista dev’essere un grande appassionato del cinema dei fratelli Coen e di Quentin Tarantino: infatti sono ritratti nell’illustrazione, i protagonisti de Il grande Lebowski, Pulp Fiction, Le iene, Fargo, Non è un paese per vecchi. Mi restano solo due dubbi: i due tizi in alto a sinistra, all’ingresso e quello con la camicia nera e la giacca, fuori dal locale, appena sopra il testone del “drugo”.
Oggi si inaugura su Horror.it una nuova rubricona. Si tratta de Le Grandi Saghe, e ha lo scopo di presentare in formato organico, tutte le grandi saghe del cinema horror moderno. L’idea è quella di proporre ai nostri lettori, in un’unica soluzione (vale a dire pubblicate nello stesso giorno) le recensioni di ogni film componente la saga e di un breve saggio che ne riassuma storia e caratteristiche generali.
Un interessante esperimento. Un corridoio d’albergo e una bimba coi capelli dritti davanti al viso, come la Samara di The Ring. Come reagirebbe la gente trovandosela di fronte?
Probabile che abbiano tutti visto il film, ecco il motivo di una simile reazione. Deve esserci qualcosa che è andato inculcandosi nel nostro inconscio sin dai tempi di Shining. Ricordate le due gemelline nel corridoio?
Bambino fermo in un corridoio = senso di inquietudine.
E’ un’immagine stonata, non possiamo negarlo, ma ragionando a freddo un bambino fermo in un corridoio dovrebbe suscitare in noi un impulso di protezione, il primo pensiero dovrebbe essere: “Ehi piccolo, ti sei perso? Ti porto dalla tua mamma…”
In narrativa e al cinema, però, quell’immagine riesce a farci rabbrividire. Un bambino solo e immobile in un corridoio lungo e buio è un’immagine stonata e ci segnala che qualcosa non va come dovrebbe, così il nostro subconscio aggiunge il resto.
Mi chiedo tuttavia se questa immagine sarebbe ancora così perturbante se non avessimo visto tanti film horror e il nostro immaginario non fosse colonizzato da questo tipo di emozione collegata a questa immagine. Una bambina coi capelli neri sulla faccia potrebbe terrorizzare i ragazzi del video là sopra se non ci fossero stati tanti jappo-horror? Posto che ci sia una solida motivazione piscologica alla nostra reazione, questa non è ormai surclassata dall’influenza “nefasta” di libri e film?