Buoni propositi per l’ultimo anno che ci resta da vivere? Nemmeno per idea: 10 cose che non farò nemmeno morto…

Date: 12 gennaio, 2012  |  Posted By: Andrea  |  Category: Roba mia  |  Comments: 8

A gennaio è tutto un fuoco d’artificio luminoso, colorato e rumoroso: un sacco di gente ci spiega per benino quello che farà o vorrebbe fare nel nuovo anno, che ci dice per filo e per segno cosa ha in cantiere e cosa spera di mettere in produzione. Io che sono rigorosamente contrario a qualsiasi tipo di pianificazione e programmazione che vada al di là della mezza giornata (e già se mi chiedete “cosa fai nel week end?” mi girano un po’ le balle), vi posso dire cosa sicuramente non farò nel 2012. Perché tanto, a dire quello che vuoi fare, ci smeni sempre. La sfiga è una zozzona inguardabile dall’udito finissimo. E poi se dici che farai qualcosa, ti tocca farla davvero.
Ed è troppa fatica.

10. Non scriverò quello che il mercato editoriale vorrebbe che io scrivessi.

Ci vuole troppo impegno per fare qualcosa che non ti piace solo per seguire quello che la gente si aspetta che “tu” (inteso nell’accezione più generica possibile) faccia. Non giudico quanti sono in grado di scrivere a comando ogni cosa che venga loro richiesta, ma nemmeno mi potete chiedere di apprezzarlo nè di condividerlo. Trovo particolarmente irritanti tutti quegli autori che si nascondono dietro a dichiarazioni di comodo del tipo: “Questo non è un romanzo di genere“, “volevo trascendere il genere“, “la mia intenzione è di smontare e rimontare i meccanismi del bla bla bla…”
Bello mio, se devi stare a spiegare il perché e il percome, significa che non hai la coscienza pulita. Se avessi scritto quello che volevi scrivere, non dovresti difenderlo con frasi del tipo “io non volevo fare, io non volevo dire”, perché il romanzo dovrebbe bastare per dire tutto quello che volevi dire. Cazzo, hai buttato su carta un milione di battute (spazi compresi) e hai ancora bisogno di spiegarci cosa diavolo hai scritto? Se te ne vergogni, significa che non ne eri convinto.
Quindi spiegami chi diavolo te lo ha fatto fare.

9. Non scriverò un romanzo di genere per poi dire che non volevo scrivere un romanzo di genere e il mio prossimo romanzo sicuramente non sarà di genere.

E’ una delle varianti al punto 10, ma è la più pelosa e noisosa quindi merita di stare in questa lista come voce a se stante. Questa serie di inutili giustificazioni che ogni tanto sento pronunciare da certi scrittori e scrittrici (spesso esordienti) tutti compresi nel proprio ruolo di intellettuali a tutto tondo, mi sembrano simili a quello che potrebbe dire un tizio che beccate a letto con vostra moglie (o marito): ancora a chiappe nude, il nostro malcapitato tenta di giustificarsi asserendo che non voleva trombarsi tua moglie, non lo voleva fare, lui era lì per controllare la ricezione della TV, sembra che se la stia trombando, ma in realtà era un modo per testare come si vede a letto la TV in condizioni ottimali…
Mi verrebbe da chiedergli: se non ti stai trombando mia moglie, perché sei lì a chiappe nude nel letto con lei? Ha tutta l’aria che tu volessi provarci, sai? Forse non ci sei riuscito a farlo bene (ansia da prestazione?), forse volevi farlo in un altro modo, ma bello mio credimi se ti dico che questo è quello che sembra. E mi viene spontaneo chiederti, che diavolo ci facevi dentro la mia signora, se la tua intenzione era riparare la TV? Hai lasciato a casa la borsa dei ferri, bello di mamma?
No, vi prego, risparmiateci questa serie di cazzate. Se il genere vi fa tanto schifo, non bazzicatelo. Nemmeno se vi conviene. Nemmeno, signori miei, se in un certo momento è di moda e quindi pensate che farci un salto potrà aiutarvi a vedere meglio il vostro libro, salvo poi dire che non volevate trombarvi nessuno ed eravate lì per altro.
Se volete fare altro, fate altro.

8. Non smetterò di fare quello che mi piace solo perché quello che mi piace fare non mi dà da vivere.

Viviamo in un ambiente schizofrenico che ci infligge una serie di sofferenze inutili che potremmo spazzare via semplicemente prendendo atto di come stanno le cose. Certo, le cose possono sempre cambiare, ma non è che possiamo consumarci il fegato adesso nella speranza che domani le cose cambino. Io il mio fegato voglio preservarlo ora. Il punto è questo: perché se tutti sanno che con certe cose in Italia è impossibile campare, l’unico metro di paragone per capire se quello che facciamo è valido oppure no è la gratificazione economica? C’è chi ironizza sulle soddisfazioni che prescindono da tali soddisfazioni monetarie: ebbene – io dico – cazzate. Il mondo si cambia anche facendo cose inutili. E se il successo economico fosse il solo metro di paragone per individuare uomini e donne degni di rispetto, probabilmente il 90% di quanti stanno leggendo ora rischierebbero di ricevere torte di fango in faccia (autore del blog compreso). Eppure so che tra voi ci sono persone con cui è fighissimo parlare e dalle quali c’è da imparare un sacco di cose. Questo non è un modo per indorare la pillola o per convincermi/vi che vada tutto bene. Col cazzo. Ma per dirla in maniera più Zen, è meglio essere giunchi e piegarsi al vento che pensare di essere querce anche quando siamo betulle (ok l’ho parafrasata un po’…). Le betulle finiscono sradicate dal vento. I giunchi si adattano e sopravvivono. Noi dobbiamo essere giunchi, ogni tanto nella vita. Perché quelli che cercano di essere querce, sono quelli che poi finiscono con entrambi i piedi nel punto 10 e nel punto 9, costretti a fare cose in cui forse nemmeno loro credono perché la pagnotta a casa va portata e quindi fanculo le passioni, fanculo quello in cui credo. Se avete detto “cazzo il colombo quanto ha ragione” quando avete letto i punti 10 e 9, accettate che il Colombo abbia ragione anche nel punto 8, anche se fa male, anche se è dura. Vedrete che nel momento in cui in testa vi scatterà questa cosa, vivrete molto meglio.
Date retta a un cretino.

7. Non combatterò battaglie inutili, perché anche se l’Entropia nell’Universo aumenta, non raggiungerà mai il caos generato dai troppi idioti su questo stupido pianeta.

E’ una delle poche leggi davvero utili della fisica: La Seconda Legge della Termodinamica Cazzona di Colombo. Se ve la spiegassi, andrei in contraddizione con la legge stessa, perché dovrei parlarvi dei troppi idioti che affollano il pianeta e delle cazzate che sparano, quindi la cosa costituirebbe battaglia inutile. E causerei un paradosso distruttivo che rischierebbe di annichilire l’intero Universo.
Quindi fidatevi e passate oltre, è meglio…

6. Non dirò “Io ve lo avevo detto” anche se, cazzo, io ve lo avevo detto!

E non mi metto a spiegarvi nemmeno questa perché altrimenti contraddirrei il punto 7 e La Seconda Legge della Termodinamica Cazzona di Colombo, e causerei un paradosso distruttivo che rischierebbe di bla bla bla bla… Sappiate solo che quando accadrà (e accadrà, non è una questione di SE ma di QUANDO) io farò una faccia come questa:

5. Non comprerò un Kindle.

Primo perché ho un iPad e mi ci trovo bene, mi consente di fare quasi ogni cosa e anche se preferisco leggere libri di carta, i libri sull’iPad li leggo da Dio (ammesso che Dio legga libri, Bibbia a parte). Secondo perché a me piace leggere al buio e l’iPad risolve il seccante problema di doverlo fare con una fonte di luce adeguata. Terzo perché odio comprare le cose solo per il fatto che ti dicono di farlo perché “sono il futuro“. Se lo devo proprio comprare, lo farò quando lo dirò io. Piccole soddisfazioni, ma irrinunciabili. Quarto perché Amazon ficca troppo il naso dentro Kindle e questo non mi va. Sorvolo sulle politiche editoriali di Amazon, perché ne ho già parlato fin troppo e ricadrei nei punti 6 e 7, causando un paradosso distruttivo che rischierebbe di bla bla bla bla…

4. Non darò consigli a chi me li chiede, perché in questo periodo è facilissimo toppare alla grande.

Specie in campo editoriale, le cose stanno andando talmente a catafascio che diffido di chi si presenta dicendo: “Vedrai, andrà sicuramente così“, oppure: “Dammi retta e fai cosà“. Ma tu che ne sai? Già faccio fatica a fidarmi di chi ci lavora da 30 anni, se poi gli indovini sono dei parvenu o dei wannabe (Colombo, ma uno straccio di parola in italiano no?), il mio grado di interesse scivola rapido come un Frecciarossa verso lo zero assoluto. Se poi questi consigli sono elargiti solo dietro adeguato compenso, il vaffanculo è pronto a scattare rapido come una mangusta.
Per quanto mi riguarda, quindi, cercherò di mantenermi fluido e neutrale, perché davvero, dirvi se sia meglio fare questo o quello, darsi all’ippica o no, lo considero un azzardo. E io al gioco sono sfigato da morire. Posso solo dirvi quello che non farò io, ma niente di più di questo.
Ed è già molto, direi.

3. Non aprirò un account personale su Twitter.

Fa cagare. E anche se non fosse, io non sento di avere niente di così interessante e brillante da cinguettare ogni santo giorno. E poi i colombi tubano, non cinguettano.
Al massimo aprirò un account su YouTube… (ok, questa era terribile)

2. Non incrementerò il numero dei post mesili su questo blog.

Non lo renderò più professionale, non lo curerò di più, non vi ammorberò con le mie vicissitudini più di quanto già non faccia ora. Non creerò rubriche interessanti, non vi stimolerò intellettualmente (né sessualmente, pubblicando foto di manzi e manze a profusione). Vi prometto che resterà il solito cialtronissimo e scombinato angolo di web che è sempre stato fino a oggi.
E’ bello avere delle certezze nella vita.

1. Non diventerò famoso.

Perché volevo vincere facile almeno una volta su dieci.

Il Diacono finalista al premio Massarosa

Date: 27 settembre, 2011  |  Posted By: Andrea  |  Category: Diacono, Libri, Roba mia  |  Comments: 0

Stamattina ho ricevuto una notizia inaspettata. Il mio romanzo è entrato a far parte della cinquina finalista dell’edizione 2011 del PLM Premio Letterario Massarosa, il premio letterario più antico d’Italia, dedicato alle opere prime. Ammetto che per un autore di horror questa è un’autentica sorpresa. L’anno scorso, questo premio se lo aggiudicò Donato Carrisi con “Il suggeritore“. Diciamo quindi che non ambisco certo alla vittoria, ma sarà bello esserci.

I cinque finalisti di questa edizione, dopo una selezione tra 52 case editrici, sono:

  1. Insolita storia di una vita normale” di Carlo Repetti, Einaudi
  2. La libraia di Orvieto” di Valentina Pattavina, Fanucci Editore
  3. Troppo umana speranza” di Alessandro Mari, Feltrinelli
  4. Elisabeth”, di Paolo Sortino, Einaudi
  5. Il Diacono”, di Andrea G. Colombo, Gargoyle Books

Fa un po’ effetto l’idea di trovarsi lì tra due Einaudi, un Feltrinelli e un Fanucci. Inutile girarci attorno, ragazzi, spicco come una mosca sopra la neve immacolata…

La serata finale si prospetta divertente. Mi è stato chiesto un estratto dal romanzo da far recitare a una compagnia teatrale e una brano musicale. Ora, vista la situazione, mi sono posto il dubbio se fosse il caso di non farmi “riconoscere” e andarci piano, magari con un elegante brano di musica classica e un estratto dal libro colto e raffinato (sì, vabbè, e dove lo trovo?). Alla fine non ho resistito e ho deciso che tanto vale presentarsi per quello che si è. Dritti e impavidi verso la catastrofe. Così, amici cari, questi saranno il brano musicale (che mi ha tenuto compagnia durante molte sessioni di scrittura del romanzo) e l’estratto che sarà messo in scena (ho fornito anche una seconda scelta riguardo all’estratto, di più facile realizzazione).

Buon divertimento.

 

IL DIACONO – ESTRATTO

<Aiutaci a trovarli>, gli stava chiedendo il vecchio monaco dal viso stanco, <racconta loro quale pericolo stanno correndo ed evita che vengano massacrati uno dopo l’altro>.

Un attimo di silenzio.

Si sentì ticchettare la pendola dimenticata nell’angolo, accanto alla finestra.

Cinque tic e altrettanti tac.

Il vescovo Xavier si alzò dalla poltrona, non riusciva più a rimanere seduto, anzi, non ne poteva più di stare in quell’edificio. <Padre, mi ha appena detto che non ha alcuna intenzione di arrendersi. A nessun costo, è esatto?>

Il monaco rispose con un cenno affermativo del capo.

A nessun costo.

<Ora però mi sta chiedendo di convincere tutti gli altri a gettare la spugna…> Il Vescovo, si avvicinò al davanzale. Sentiva addosso lo sguardo dei cinque monaci. Gli scavavano dentro, occhi come cucchiai dai bordi affilati. Cercò sollievo osservando il panorama, ma non gli fu di alcun aiuto, con quel cielo nero e la pioggia battente.

Non aveva scampo.

Un brivido lo percorse da capo a piedi, e in quel momento seppe con assoluta certezza che nulla sarebbe mai più stato come prima. Finiva tutto lì, in quel momento preciso, un istante di lucidità e consapevolezza tali da mozzargli il fiato in gola. Dovette appoggiarsi alla finestra per combattere un capogiro.

<Hai sentito quello che ha urlato il tuo esorcista mentre era steso sul pavimento?>, lo incalzò padre Valdés.

<Ne avrei volentieri fatto a meno>.

<Il messaggio era chiaro>, Valdés ignorò il suo commento, <sono tutti in pericolo e lo sono da ormai mesi>.

<Voi per primi…>

<Noi sappiamo a cosa andiamo incontro. È il nostro compito e lo è da sempre. Voi non siete preparati, vi massacreranno…>

Il viso di Valdés era una maschera di pietra. Dura e fredda, senza emozioni, nessuna esitazione. Xavier ne fu quasi intimorito. Cosa spingeva quel vecchio? Una vita di trame oscure e terrificanti, dolori e malvagità da combattere giorno dopo giorno, anno dopo anno… Che effetto poteva avere tutto quell’orrore sulla mente e sul cuore di un uomo?

Quello che hai sotto gli occhi, si disse.

Fissò il monaco e capì che non si sarebbe arreso.

Di nuovo, gli tornò in mente quell’aggettivo.

Inamovibile.

<Come posso trovarli tutti?>, cercò di protestare fra un respiro profondo e un altro, <è una impresa titanica. È vero, per gli esorcisti che controllo direttamente e gli ex allievi della scuola, non ci sono grossi problemi. Ma gli altri? Padre, mi ascolti: ci sono vecchi sacerdoti nominati esorcisti che non hanno mai nemmeno praticato, diocesi sparse ovunque, spesso minuscole e tagliate fuori dal mondo… È al di sopra delle mie possibilità. E potrebbe essere fatica sprecata, perché tutto quello che ha a che fare con il sacramentale dell’esorcismo, da domani alle 15.00 sarà solo storia>, concluse Xavier sfregandosi le dita sulla fronte, come se cercasse di alleviare un forte mal di testa.

<L’annuncio di Deveraux fermerà solo gli esorcisti, non chi dà loro la caccia>. La voce di padre Valdés era il rintocco a morto di una campana. <Se questo è il suo disegno, non si fermerà finché non l’avrà compiuto.>

<Crede davvero che sia in atto una simile caccia all’uomo?>

<Cos’altro ti serve ancora per credere?>, replicò Valdés.

Io-non-voglio-credere! stava per sbottare, ma riuscì a tenere per sé quel commento. Il monaco non sapeva quello che lui aveva scoperto. Se lo avesse saputo, forse, nemmeno lui avrebbe avuto il coraggio di credere.

Sospirò appoggiando la fronte al vetro freddo.

Si sentiva come se avesse la febbre, era stanco e gli facevano male le ossa. Aveva dato la sua massima disponibilità a Valdés, ma era terrorizzato all’idea di sconvolgere la propria vita. Sino ad allora la sua missione era stata tutto sommato semplice: educare i sacerdoti a riconoscere il male e a combatterlo con la preghiera e la forza della fede. Ma mai, in tanti anni, aveva pensato che questo facesse di lui e dei suoi allievi delle vittime potenziali. Non si combatteva più per la salvezza dell’anima immortale, ma per la mera sopravvivenza del corpo.

Questo faceva la differenza.

Altroché se la faceva.

Sospirò e si allontanò dal vetro lasciando una piccola nube di condensa lì dove si era appoggiato. Intravide appena la colonna di fumo sopra la chiesa, ma non ci fece troppo caso. Aveva altro a cui pensare. Valdés lo aspettava al varco. Però quando scorse il riflesso arancione dietro a una delle vetrate, una decina di metri più in basso, si soffermò a osservare meglio. Quello era davvero strano. Non poté fare a meno di chiedersi quale fosse la fonte del bagliore.

Fu allora che padre Valdés cominciò a tossire.

Xavier si voltò.

Il volto del monaco era rosso per lo sforzo, gli occhi pieni di lacrime.

<State bene padre?>, domandò.

<F-fumo…>, riuscì a pronunciare il vecchio monaco.

<Fumo? Io non sento…> Si interruppe, sgranò gli occhi e tornò a guardare al di là del vetro.

Fumo.

Dalla chiesa.

La porta si spalancò. Nello studio fece irruzione Guillermo, scarmigliato e sconvolto. Aveva la tonaca fradicia, i capelli appiccicati alla fronte. Doveva essere andato là fuori, sotto al diluvio. Aveva gli occhi rossi di pianto.

<Eccellenza>, urlò ansimando, <bruciano!>

<Bruciano? Di chi stai parlando?> Il Vescovo gli andò incontro aggirando la scrivania. Padre Valdés continuava a tossire, sorretto da fratello Simone.

<Un incendio, in chiesa!> Guillermo lo afferrò per un braccio e iniziò a tirarlo via con sé, fuori dallo studio.

Carlos Xavier iniziò a sentire un fischio acuto.

<Gli allievi… sono chiusi là dentro!>, ansimò Guillermo. <Tutti quanti!>

Il fischio si fece assordante. Xavier si ritrovò a scendere le scale correndo, senza sapere di preciso dove stesse andando né perché.

Il fischio si tramutò in un grido.


Il Diacono a GialloLuna NeroNotte

Date: 09 settembre, 2011  |  Posted By: Andrea  |  Category: Diacono, Roba mia  |  Comments: 0

Il 7 ottobre sono stato invitato alla manifestazione GialloLuna NeroNotte, festival del giallo e del noir italiano che si tiene a Ravenna. Terrò un incontro intitolato “Investigatori per volontà di Dio”, insieme a Roberto Costantini, autore di Tu sei il male (Marsilio). Il festival inizia il 30 settembre e prosegue fino al al 9 ottobre ed è ormai alla sua nona edizione. Qui di seguito, troverete l’intero comuncato ufficiale. Se siete in zona, as usual, mi farà piacere scambiare quattro chiacchiere con voi.

Nelle prime otto edizioni il festival “GialloLuna NeroNotte” ha proposto una lunga serie di incontri letterari, scegliendo temi che hanno caratterizzato l’evoluzione del “genere” e invitando autori che, a proprio modo, ne erano la migliore rappresentazione.

Il 2011 è anno di grandi anniversari che “ci interessano”; per citarne solo alcuni: i cent’anni della nascita di Giorgio Scerbanenco, il secolo di “vita” dei personaggi Fantomas e Padre Brown . Senza dimenticare i 150 anni dell’Unità d’Italia.

Così, senza scegliere un unico tema, la rassegna terrà conto di queste scadenze; e insieme rivolgerà i propri sforzi nella valorizzazione degli autori esordienti e nell’impegno di divulgare la lettura fra i giovani.

Il titolo generale potrà essere “Fantomas contro Padre Brown”, intendendo con questo l’eterno conflitto fra il male e il bene, in termini “assoluti”.

 

Ottimizzazione degli spazi

Date: 10 agosto, 2011  |  Posted By: Andrea  |  Category: Roba mia, Stuzzicante  |  Comments: 0

Il libro eterno…

Date: 04 agosto, 2011  |  Posted By: Andrea  |  Category: Diacono, Roba mia  |  Comments: 0

Intervista appena pubblicata sul blog Il libro eterno (grazie a Ivana). Potete leggerla a questo indirizzo. Qui di seguito solo una domanda con relativa risposta…

Ci sono personaggi del tuo romanzo ispirati a persone reali? O sono solo di fantasia?

Quando scrivi, in genere, cerchi di miscelare la fantasia con l’esperienza. Lo stesso ho fatto io coi miei personaggi, figli della mia creatività e della vita di tutti i giorni. Molte delle “comparse” del romanzo (personaggi che fanno fugaci apparizioni) sono “reali”, persone che conosco e che ho voluto omaggiare in questo modo, inserendoli nellla storia, con tanto di nome e cognome.
Gli faccio fare sempre una brutta fine però…
Per quanto riguarda i protagonisti, invece, sono personaggi che ho costruito un mattone alla volta, nei lunghi anni di gestazione del romanzo. Li conosco talmente bene che per me ormai sono a tutti gli effetti persone in carne e ossa.

De Crescenzo lascia Gargoyle Books

Date: 29 luglio, 2011  |  Posted By: Andrea  |  Category: Libri, Roba mia  |  Comments: 0

Come probabilmente già saprete, Paolo De Crescenzo ha lasciato la direzione editoriale di Gargoyle Books. Trovate il comunicato a questo indirizzo.
Ho lasciato passare qualche giorno, pensando e rimuginando su cosa dire di adeguato al riguardo, ma alla fine mi tocca costatare che non è affatto facile, specie cercando di restare entro i confini tracciati da Paolo nel suo breve messaggio. So che Paolo storcerà il naso e tirerà fuori una delle sue battute al vetriolo, leggendo questo pezzo, ma la cosa s’ha da fare, non solo perché Paolo è una persona che stimo e per la quale nutro sincera amicizia, ma perché – senza girarci attorno – con la sua creatura, De Crescenzo ha cambiato (spero per sempre) il volto smunto dell’editoria horror in Italia.

Si possono fare tutti i distinguo che vogliamo, mettere tutti i paletti, sollevare obiezioni, ma signori miei: la verità è che in una nazione come la Nostra, dove l’horror è sempre stato il figlio di un Dio minore, De Crescenzo ha avuto la folle idea di creare una etichetta editoriale che ha avuto come unica missione pubblicare horror, senza alcuna “mimesi editoriale” (come invece praticano molti altri suoi colleghi), e senza badare a spese (no dico, ma avete visto che razza di carta usa per i suoi libri?), con l’obiettivo di tenere sempre alta l’asticella della qualità. Insomma, ha dato all’horror quello che in Italia l’horror non aveva mai avuto prima. Possiamo non essergliene grati?

Sotto la sua guida, Gargoyle ha rapidamente conquistato l’affetto dei lettori e degli appassionati, ha iniziato un serio lavoro di recupero dei classici della narrativa anglosassone proponendo classici mai editi nel nostro paese (vedi l’opera monumentale di Varney il Vampiro o Vendetta! di Marie Corelli), ri-pubblicato romanzi già editi in Italia in nuove edizioni spesso più rispettose del testo originale, dato spazio ad autori culto dell’horror americano (Robert McCammon, Richard Laymon, Dan Simmons, Graham Masterton). E non pago, ha infine dato una casa anche agli autori italiani, garantendo loro un trattamento raramente riscontrabile altrove: Gianfranco Manfredi, Danilo Arona, Claudio Vergnani, Francesco Dimitri… Insomma, a parte un tragico passo falso che difficilmente i lettori gli perdoneranno, Paolo De Crescenzo ha operato per il meglio dimostrando di essere un grande conoscitore della materia e un editore col massimo rispetto per i propri autori.

E’ per tutte queste cose che il suo abbandono è stato per me un colpo difficile da metabolizzare. Capisco – e apprezzo – la decisione di voler garantire alla sua creatura un futuro sicuro e non discuto sul fatto che essa rifletta perfettamente l’uomo che è Paolo. Tuttavia mentirei se vi dicessi che la cosa non mi abbia lasciato un po’ scombussolato. Resta la certezza che grazie al suo gesto, Gargoyle Books si sia assicurata un futuro certo e sicuro. E resta il fatto che sarò sempre grato a Paolo per tutto quello che ha fatto per l’horror italiano.

Intervista su Braviautori.com

Date: 15 luglio, 2011  |  Posted By: Andrea  |  Category: Diacono, Roba mia, Scrivere  |  Comments: 0

Vi riporto il testo dell’intervista che ho rilasciato a Melania Colagiorgio per il sito Braviautori.com. Mi sono molto divertito a rispondere alle domande stuzzicanti di Melania, riguardo all’horror, alla scrittura e al mio romanzo Il Diacono, quindi vi propongo qualche stralcio, rimandandovi al sito originale per leggere tutte le domande.

Buon divertimento…

Come nasce la voglia di scrivere questo libro?

Più che voglia, necessità. Quando una storia ti tormenta per anni e cresce, cresce a dismisura, arriva un momento in cui la “devi” scrivere. Non puoi scegliere, perché se non te ne liberi scrivendo, ti tormenterà il rimorso di averla fatta morire. So che detta così sembra una cosa da fuori di testa… e forse un po’ lo è davvero.
Questa del Diacono, per me, era LA STORIA, quella con la S maiuscola. L’idea alla base del libro (che svelo solo alla fine) mi perseguita da un ventennio. Un diamante grezzo che ho lavorato con pazienza fino a che non mi è parso che non avesse più senso tenerlo lì rinchiuso nella mia testa. Le alternative erano due: una lobotomia o scrivere il romanzo. Purtroppo per il genere umano, ho scelto la seconda.

E prima ancora come la spieghi la scelta dell’horror? Pura passione?

Ho sempre avuto una certa predilezione per le vicende drammatiche, epiche e un po’ macabre. E dire che ho avuto un’infanzia tutto sommato priva di grandi traumi… L’approdo all’horror, quindi, lo vedo come una naturale evoluzione di questa innata passione. Credo che l’horror, più di ogni altro genere narrativo, sia “ossessionato” dalle domande cruciali che da sempre assillano l’uomo. Perché viviamo e moriamo? E dopo la morte cosa ci aspetta? Il Male e il Bene… Perché quindi perdere tempo con altre questioni quando qui c’è il centro di gravità attorno al quale tutto ruota?
Così come in Alien, il sintetico Ash diceva della creatura: “Ammiro la sua purezza. E’ un sopravvissuto.” Io dico lo stesso dell’horror. Possiamo anche considerarlo rozzo, primitivo, chiassoso, eccessivo… ma la verità è una e una soltanto: l’horror è una lama affilata in grado di scavare in profondità senza perdersi a tormentare l’epidermide delle cose. C’è chi non è “pronto” per questa (forse) sgraziata autenticità, e chi invece non ne può fare a meno.
Io ovviamente faccio parte della seconda specie.

L’Horror è un campo difficile, di nicchia, e ultimamente sono pochi quelli che riescono a produrre materiale originale , Pensi che nel mondo horror sia stato detto o letto o visto tutto? Si può arrivare all’assuefazione ed essere privati dell’entusiasmo per l’horror?

E’ stato detto tutto di tutto quanto, non solo per l’horror! Quanti libri o film fotocopia troviamo nel mainstream, nel thriller, nel romance, nella fantascienza? L’uomo racconta storie dall’alba dei tempi. Storie che vengono ripetute, modificate, adattate. Ma le emozioni umane, sempre quelle sono e sempre di quelle si parla. Amore, odio, rabbia, paura… sono queste le pietre angolari su cui si regge tutto l’impianto narrativo, e i meccanismi che implicano lo scatenarsi di tali emozioni, sono gli stessi oggi come ieri.
Da quando la stampa è diventata un processo “industriale” con l’invenzione dei caratteri mobili, questa attitudine ha creato un’esplosione di creatività. Considerando che sono secoli che questo avviene e che sulla Terra si sono succeduti miliardi di persone, il calcolo delle probabilità è drammaticamente avverso a qualsiasi pretesa di unicità. Quasi tutto quello che inventiamo si può far risalire a qualcosa che lo ha preceduto. Architettura, pittura, scultura, letteratura, sono intrisi di echi del passato. Che ci piaccia o meno, siamo il frutto di secoli di stratificazione sociale e culturale, di influssi, di suggestioni. Avere la pretesa di inventare qualcosa da zero, quindi, è un po’ ridicolo.
E’ anche vero, come dici, che alla fine si fa il callo a tutto. A volte invidio Bram Stoker o Edgard Allan Poe: immagino i loro lettori più “innocenti e ingenui” di come lo siamo noi oggi, quindi le storie di questi scrittori dovevano avere un effetto deflagrante sul pubblico. Io vorrei procurare gli incubi a chi mi legge, non farlo sbadigliare. Del resto, più approfondisci una materia, meno ti diverti, perché c’è sempre più raziocinio e sempre meno istinto. Per questo evito di abbuffarmi: voglio conservare ancora un po’ di appetito.

La lotta tra il bene e il male è un argomento trito e ritrito qual è stato secondo te l’elemento che ha fatto del tuo libro un successo?

Anche l’amore lo è, eppure continuiamo a innamorarci e a leggere storie d’amore. E la morte? Da quando esiste l’uomo, esiste la morte, eppure non si smette di scriverne… Sono semplicemente argomenti che sono parte integrante dell’essere umano e che continueranno a tornare, finché saremo su questo sasso nello spazio.
Quello che ho cercato di fare io, piccolo granello di sabbia in un titanico e inarrestabile ingranaggio, è stato di non prendere mai la strada più semplice, di complicarmi la vita. Perché – mi sono detto – se sorprendi te stesso, forse riuscirai anche a sorprendere il lettore. Ho fatto scelte “impopolari” forse, ma che molte volte hanno sortito l’effetto sperato.

La mentalità popolare ha ancora suggestione nei confronti dell’arcano del religioso e del misticismo, probabilmente perché non si capisce mai dove finisce la verità. So che tu hai compiuto diversi studi, viaggi e ricerche per carpire quante più esperienza riguardo all’esorcismo e varie cerimonie rituali, come le hai vissute queste esperienze e quanto di te crede davvero nel “mondo oscuro”?

Quando assisti a una messa di liberazione, durante la quale vengono effettuati diversi esorcismi, e tutti attorno a te sono fermamente convinti di stare assistendo a qualcosa di soprannaturale, ha davvero importanza se Satana sia reale o no? L’emozione che queste persone provano è tangibile, la puoi quasi respirare. Il rituale che recita il sacerdote lo senti con le tue orecchie così come le urla degli “indemoniati” trascinati a forza verso l’altare… Fanno davvero impressione. Ho visto una ragazzina trattenuta a stento da due uomini grandi e grossi. Lei crede di essere posseduta, ma non lo è? Bene, ma vai in quella chiesa, al tramonto, in mezzo a quelle persone, con l’odore dell’incenso, delle candele che bruciano, le litanie e gli inni ripetuti incessantemente… Senti le sue urla che rimbombano sotto le volte della chiesa…
Non importa che sia vero o no, perché quello a cui assisti, lo è. Eccome se lo è. Qualsiasi cosa succeda in quei momenti, ti garantisco che è più che reale e ti rimane appiccicato addosso, che tu creda o no.
Mi hanno raccontato cose alle quali, tutt’ora, non posso né voglio credere, perché semplicemente sono troppo assurde, sono caos in un mondo che (nonostante tutto) pensiamo guidato da un certo ordine naturale. Eppure l’idea che ci siano in mezzo a noi persone che credono queste cose REALI, è secondo me più spaventoso del fatto in sé.

Ci sono più cose in cielo e in terra…

Date: 21 gennaio, 2011  |  Posted By: Andrea  |  Category: Diacono, Roba mia  |  Comments: 0

Ilaria mi ha mandato una serie di scatti (che potete vedere a questo indirizzo) impersonificando una meravigliosa quanto oscura Divoratrice di anime con in pugno il mio romanzo.

Nel Diacono cuore e cervello sono efficacemente condensati in una prosa eccellente: è un romanzo serrato, appassionato, intelligente; una storia che i lettori abituali dell’horror adoreranno (lo conferma il loro entusiasmo), ma che è abbastanza forte da colpire anche i non lettori di genere.

Francesco, invece, mi ha fatto una bella intervista – dalla quale ho tratto il brano qui sopra – che potete leggere su Mentelocale.it. Ve la segnalo perché mi viene fatta una domanda che mi pongono spesso: il Diacono sembra fatto apposta per un film, ci hai pensato? E’ in programma? Chi vorresti come regista?

Io rispondo sempre più o meno nella stessa maniera, abbozzando una risposta e svicolando. Si può davvero pensare a un cinema diverso dai checcozalone, dai cinepanettoni o alla mafiacriminepoliziotti, in Italia? Io me lo chiedo, continuo a chiedermelo, non posso fare altro che chiedermelo. Perché risposte non ce ne sono. Non vedo uno slancio, lavoglia di fare qualcosa di diverso, qualcuno che metta sul tavolo soldi veri, niente di niente. Quel poco che viene fatto (vedi Shadow) resta al cinema una settimana, poi sparisce. E andiamo avanti con Vallanzasca, allora. Ma sì… è brutto parlare di mostri assassini, zombie o fantasmi… megliosbattere sullo schermo criminali comuni.  Quelli sono  educativi, no? “Certi libri” sono quasi sconvenienti da tenere sugli scaffali, mentre “certi film” non lo sono, evidentemente…

Ciao Radio e altre interviste…

Date: 09 novembre, 2010  |  Posted By: Andrea  |  Category: Diacono, Roba mia  |  Comments: 0

In questi giorni, come immaginerete, sto parlando del mio libro con un sacco di persone interessanti. E’ bello vedere come soggetti diversi abbiano colto diversi spunti nel romanzo. Vi segnalo – a questo proposito – questa bella intervista fatta da Federica Federico per il settimanale online Fuorilemura.

Per i bolognesi, poi, la possibilità di ascoltare in diretta (sai che lusso…) il Colombo che blatera via etere del Diacono: venerdì 12 novembre, alle 18.15, su Ciao Radio (Bologna – FM 90.1 e 91.2).

Prima di lasciarvi, vi segnalo due recensioni più che lusinghiere: quella di Remainders, programma di Radio Città Fujiko a Bologna, di Liberi di Scrivere e delmagazine Cut-up. Ce ne sarebbero almeno un altro paio molto interessanti, ma con troppi spoiler e preferisco non rovinare la lettura a quanti tra voi ancora non hanno messo le grinfie sul romanzo.

Il Diacono: sito ufficiale

Date: 25 settembre, 2010  |  Posted By: Andrea  |  Category: Diacono, Roba mia  |  Comments: 9

Aggiornamento veloce sul romanzo per informarvi che ho appena “varato” il sito ufficiale dedicato al libro. Lo trovate a questo indirizzo: ildiacono.com. Vi raccoglierò tutto quello che riguarda il romanzo, alcune chicche che sto facendo preparare (cosucce davvero sfiziose), le segnalazioni di eventi e fatti riguardanti l’uscita del libro. Ve ne parlerò anche qui nel blog, magari, ma preferisco avere un unico contenitore…

Il volume finale sarà un volumazzo da 490 pagine, all’ottimo prezzo (grazie  allo sforzo di Gargoyle Books!) di € 15,00. Tre centesimi a pagina. E che ci comprate con 3 centesimi di questi tempi? Considerando la mole, poi, una volta letto il volume si presterà a svariati utilizzi, permettendovi così di ottimizzare la spesa: fermaporte, sterminazanzare, manubrio per esercizi fisici, strumento di difesa personale, combustibile per scaldarvi per una settimana in caso di glaciazione improvvisa e totale.

Sto inoltre organizzando una presentazione a Milano. Non voglio dirvi che sarà la prima e unica, ma chi mi conosce sa quanto poco gradisca le occasioni ufficiali come queste, quindi la considero un “evento” che potrebbe anche non ripetersi. Se mi inviteranno da qualche parte, non dirò di no. Ma non organizzerò direttamente altri eventi. Quindi se avete voglia di fare quattro chiacchiere con me a proposito del libro, preparatevi.

Lo so, in questo periodo non vi parlo di nient’altro… il fatto è che non faccio nient’altro! Rassegnatevi.

PS: Spammate alla grandissima questo sito tra i vostri amici. E’ per una buona causa. ;)