Intervista su Braviautori.com
Vi riporto il testo dell’intervista che ho rilasciato a Melania Colagiorgio per il sito Braviautori.com. Mi sono molto divertito a rispondere alle domande stuzzicanti di Melania, riguardo all’horror, alla scrittura e al mio romanzo Il Diacono, quindi vi propongo qualche stralcio, rimandandovi al sito originale per leggere tutte le domande.
Buon divertimento…
Come nasce la voglia di scrivere questo libro?
Più che voglia, necessità. Quando una storia ti tormenta per anni e cresce, cresce a dismisura, arriva un momento in cui la “devi” scrivere. Non puoi scegliere, perché se non te ne liberi scrivendo, ti tormenterà il rimorso di averla fatta morire. So che detta così sembra una cosa da fuori di testa… e forse un po’ lo è davvero.
Questa del Diacono, per me, era LA STORIA, quella con la S maiuscola. L’idea alla base del libro (che svelo solo alla fine) mi perseguita da un ventennio. Un diamante grezzo che ho lavorato con pazienza fino a che non mi è parso che non avesse più senso tenerlo lì rinchiuso nella mia testa. Le alternative erano due: una lobotomia o scrivere il romanzo. Purtroppo per il genere umano, ho scelto la seconda.
E prima ancora come la spieghi la scelta dell’horror? Pura passione?
Ho sempre avuto una certa predilezione per le vicende drammatiche, epiche e un po’ macabre. E dire che ho avuto un’infanzia tutto sommato priva di grandi traumi… L’approdo all’horror, quindi, lo vedo come una naturale evoluzione di questa innata passione. Credo che l’horror, più di ogni altro genere narrativo, sia “ossessionato” dalle domande cruciali che da sempre assillano l’uomo. Perché viviamo e moriamo? E dopo la morte cosa ci aspetta? Il Male e il Bene… Perché quindi perdere tempo con altre questioni quando qui c’è il centro di gravità attorno al quale tutto ruota?
Così come in Alien, il sintetico Ash diceva della creatura: “Ammiro la sua purezza. E’ un sopravvissuto.” Io dico lo stesso dell’horror. Possiamo anche considerarlo rozzo, primitivo, chiassoso, eccessivo… ma la verità è una e una soltanto: l’horror è una lama affilata in grado di scavare in profondità senza perdersi a tormentare l’epidermide delle cose. C’è chi non è “pronto” per questa (forse) sgraziata autenticità, e chi invece non ne può fare a meno.
Io ovviamente faccio parte della seconda specie.
L’Horror è un campo difficile, di nicchia, e ultimamente sono pochi quelli che riescono a produrre materiale originale , Pensi che nel mondo horror sia stato detto o letto o visto tutto? Si può arrivare all’assuefazione ed essere privati dell’entusiasmo per l’horror?
E’ stato detto tutto di tutto quanto, non solo per l’horror! Quanti libri o film fotocopia troviamo nel mainstream, nel thriller, nel romance, nella fantascienza? L’uomo racconta storie dall’alba dei tempi. Storie che vengono ripetute, modificate, adattate. Ma le emozioni umane, sempre quelle sono e sempre di quelle si parla. Amore, odio, rabbia, paura… sono queste le pietre angolari su cui si regge tutto l’impianto narrativo, e i meccanismi che implicano lo scatenarsi di tali emozioni, sono gli stessi oggi come ieri.
Da quando la stampa è diventata un processo “industriale” con l’invenzione dei caratteri mobili, questa attitudine ha creato un’esplosione di creatività. Considerando che sono secoli che questo avviene e che sulla Terra si sono succeduti miliardi di persone, il calcolo delle probabilità è drammaticamente avverso a qualsiasi pretesa di unicità. Quasi tutto quello che inventiamo si può far risalire a qualcosa che lo ha preceduto. Architettura, pittura, scultura, letteratura, sono intrisi di echi del passato. Che ci piaccia o meno, siamo il frutto di secoli di stratificazione sociale e culturale, di influssi, di suggestioni. Avere la pretesa di inventare qualcosa da zero, quindi, è un po’ ridicolo.
E’ anche vero, come dici, che alla fine si fa il callo a tutto. A volte invidio Bram Stoker o Edgard Allan Poe: immagino i loro lettori più “innocenti e ingenui” di come lo siamo noi oggi, quindi le storie di questi scrittori dovevano avere un effetto deflagrante sul pubblico. Io vorrei procurare gli incubi a chi mi legge, non farlo sbadigliare. Del resto, più approfondisci una materia, meno ti diverti, perché c’è sempre più raziocinio e sempre meno istinto. Per questo evito di abbuffarmi: voglio conservare ancora un po’ di appetito.
La lotta tra il bene e il male è un argomento trito e ritrito qual è stato secondo te l’elemento che ha fatto del tuo libro un successo?
Anche l’amore lo è, eppure continuiamo a innamorarci e a leggere storie d’amore. E la morte? Da quando esiste l’uomo, esiste la morte, eppure non si smette di scriverne… Sono semplicemente argomenti che sono parte integrante dell’essere umano e che continueranno a tornare, finché saremo su questo sasso nello spazio.
Quello che ho cercato di fare io, piccolo granello di sabbia in un titanico e inarrestabile ingranaggio, è stato di non prendere mai la strada più semplice, di complicarmi la vita. Perché – mi sono detto – se sorprendi te stesso, forse riuscirai anche a sorprendere il lettore. Ho fatto scelte “impopolari” forse, ma che molte volte hanno sortito l’effetto sperato.
La mentalità popolare ha ancora suggestione nei confronti dell’arcano del religioso e del misticismo, probabilmente perché non si capisce mai dove finisce la verità. So che tu hai compiuto diversi studi, viaggi e ricerche per carpire quante più esperienza riguardo all’esorcismo e varie cerimonie rituali, come le hai vissute queste esperienze e quanto di te crede davvero nel “mondo oscuro”?
Quando assisti a una messa di liberazione, durante la quale vengono effettuati diversi esorcismi, e tutti attorno a te sono fermamente convinti di stare assistendo a qualcosa di soprannaturale, ha davvero importanza se Satana sia reale o no? L’emozione che queste persone provano è tangibile, la puoi quasi respirare. Il rituale che recita il sacerdote lo senti con le tue orecchie così come le urla degli “indemoniati” trascinati a forza verso l’altare… Fanno davvero impressione. Ho visto una ragazzina trattenuta a stento da due uomini grandi e grossi. Lei crede di essere posseduta, ma non lo è? Bene, ma vai in quella chiesa, al tramonto, in mezzo a quelle persone, con l’odore dell’incenso, delle candele che bruciano, le litanie e gli inni ripetuti incessantemente… Senti le sue urla che rimbombano sotto le volte della chiesa…
Non importa che sia vero o no, perché quello a cui assisti, lo è. Eccome se lo è. Qualsiasi cosa succeda in quei momenti, ti garantisco che è più che reale e ti rimane appiccicato addosso, che tu creda o no.
Mi hanno raccontato cose alle quali, tutt’ora, non posso né voglio credere, perché semplicemente sono troppo assurde, sono caos in un mondo che (nonostante tutto) pensiamo guidato da un certo ordine naturale. Eppure l’idea che ci siano in mezzo a noi persone che credono queste cose REALI, è secondo me più spaventoso del fatto in sé.





























Sì, ho capito. Sto già scantonando. Ma l’antifona è chiara. L’horror italiano ha sempre dovuto fare i conti con dei problemi d’identità. Nonché una storia alle spalle di “tentativi”. Qui, dove sto scrivendo, possiedo una biblioteca sul punto di accartocciarsi su sé stessa soltanto formata da tentativi italici. Editoria alta e, per capirci, underground. Quasi tutti tentativi con un seguito editoriale – i famosi numeri che “contano” – dal fiato cortissimo. E dentro ci stanno cose straordinarie che non inizio neppure a citare, perché poi giustizia imporrebbe di citare tutti. Però, a volo radente sui marchi editoriali, leggo: Camunia, ACME, Addictions, Larcher, ADNKronos, Tranchida, Il Foglio Letterario, Flaccovio e altri ancora. Senza ignorare che sono usciti sporadici horror italiani, anche presso le cosiddette major. Una situazione, a dir poco, instabile almeno sino all’avvento di Gargoyle Books, inizialmente deputata a pubblicare solo autori stranieri, ma poi apertasi per assoluta convinzione al nostro mercato interno forte di autori di notevole prestigio (Dimitri, Manfredi, Vergnani e il duo Pezzini/Tintori sul fronte saggistico). Fermi restando che un autore italiano nell’identico catalogo è destinato a vendere di meno di un suo collega americano per il pregiudizio di cui sopra, la politica della casa editrice romana ha di fatto inaugurato un percorso nel quale è legittimo intravedere qualche barlume di stabilità e di allargamento di confini editoriali: da Einaudi a Marsilio, da Salani alla Nord, si sono riscontrate uscite non di poco conto nel genere praticato dai “nostri”. Senza dimenticare quella perla d’eccellenza che risponde al nome di Edizioni XII, che ha concesso all’horror e al fantastico italiano tutto lo spazio possibile, e il generosissimo tentativo, ancora da edicola, messo in piedi da Alan D. Altieri con la collana ibridante EPIX nella quale gli autori italiani hanno avuto grande vetrina, ma – a parere esclusivo di chi scrive – sono stati ingenerosamente ripagati.



