E’ in arrivo in tutte le edicole italiane (proprio in questi primi giorni uggiosi di novembre) l’antologia del Supergiallo Mondadori “Il mio vizio è una stanza chiusa“.
All’interno ci troverete BOXED una mia novella (o romanzo breve, se preferite) che stento a inquadrare in un solo genere. E’ figlia di suggestioni diverse.
Il filo rosso che lega tutte le novelle raccolte nell’antologia è ben riassunto dalle parole del curatore, Stefano Di Marino, il quale scrive nella sua introduzione:
[...] Una corrente iniziata dai primi film di Mario bava, proseguita con Lenzi, Martino, Fulci, Argento e molti altri. Quel ‘thrilling’ che ha saputo mescolare il giallo classico con atmosfere nostrane, suggestioni a volte al limite del paranormale, un certo grado di exploitation e crudeltà.
Se volete saperne di più sull’antologia, visitate il sito ufficiale all’indirizzo: ilmiovizio.horror.it
Se vi state chiedendo di che accidenti io stia parlando, vi spiego subito. Calma e gesso. Si tratta di una novella (più lunga di un racconto, più breve di un romanzo) alla quale sto lavorando da tempo, parecchio tempo, e che mi stava lentamente consumando. Non potendo scrivere quando e quanto voglio, i tempi di produzione si dilatano e sono costretto a portarmi dietro le storie per periodi talmente lunghi che alla fine i personaggi diventano quasi parte della mia vita.
Quando i personaggi sono comunque negativi, non è una compagnia piacevole. Anzi.
Alla fine mi sono liberato di Maria, di Roberto e degli altri personaggi (non vi anticipo niente altro… suspance!) e posso dirmi soddisfatto del risultato. E se state dicendo “bella forza, l’hai scritto tu“, vi garantisco che non è sempre così. Non sempre amiamo le nostre creature nel medesimo modo e a questa, anche se mi ha fatto penare, sono affezionato. Piccola bastardella velenosa…
Adesso l’ho spedita all’editor e BOXED è costretta a viaggiare sulle sue gambe. Come si dice in questi casi, ormai non mi appartiene più e si volta pagina. Dovrebbe (in campo editoriale, il condizionale è d’obbligo fino all’uscita del libro!) vedere la luce a NOVEMBRE, insieme ad altre 6 novelle raccolte in un unico volume di Mondadori (uscita in edicola, collana Supergiallo). Per di più, potrebbe anche avere sviluppi inaspettati, ma questa è un’altra faccenda. Molto più complessa e irta di difficoltà.
Stiamo comunque a vederer cosa succede. Per il momento il prossimo appuntamento con BOXED è a Novembre.
Piccola comunicazione di servizio… Adesso posso dedicarmi anima e cuore al DIACONO. So che alcuni tra voi saranno felici di leggere questa news: il primo romanzo del mio adorato e letale Monaco Nero è in fase di stesura. Padre Valdès, Tessa e gli altri stanno per tornare…
Ieri sera nonostante il sonno mi stesse già lavorando ai fianchi, mi sono trascinato sino al PC per scrivere un po’. Posso scrivere quasi solo alla sera, quindi anche solo aprire il file e correggere qualche refuso, fa sì che la testa resti aviluppata nella trama del racconto. Insomma tengo in caldo il motore, pronto per quando decide (lo decide lui, quando diavolo gli va) di farsi una bella sgroppata, una di quelle durante le quali inizio a scrivere e perdo la cognizione del tempo.
Come stavo dicendo, ieri sera apro il file di BOXED, e scribacchio un po’ con questa colonna sonora:
La canzone in sè non mi dice granché, ma mi piace il ritornello. C’è un che di oscuro che mi ispira. Quindi va bene per scrivere e tanto mi basta. Il sonno però è davvero tanto, così visto che sto lavorando a un aspetto delicato della vicenda, decido di non essere abbastanza lucido per affrontarla col piglio necessario.
Salvo tutto e chiudo.
Potrei andare a letto, mi dico. E’ quasi mezzanotte, sarebbe il caso visto che ho un sonno che mi trascino a stento. E invece no. Il PC è ancora acceso e guarda caso mi viene in mente che durante il giorno mi ero chiesto come risolvere un problemino sul mio cellulare.
E’ l’inizio della fine.
Per i successivi NOVANTA MINUTI ho caricato e modificato software, aggiornando persino il firmware del cellulare, una procedura che una volta iniziata non potevo interrompere. Alla fine il cellulare era a posto, ma io ero un rottame. E per di più mi sentivo in colpa come una bestia perché un’ora e mezza prima avevo smesso di scrivere raccontando a me stesso che ero troppo stanco per farlo.
In queste settimane sono impegnato con la stesura di un nuovo racconto, il cui titolo (provvisorio) è BOXED. Mi è stato commissionato per una antologia che finirà in edicola per il Giallo Mondadori, composta da 4/5 racconti piuttosto lunghi (tutti sulle 50 pagine circa). Racconto lungo o romanzo breve, vedete voi. Non vi anticipo altro, prima fatemi finire il racconto. Questo post, tuttavia, dovrebbe farvi capire il motivo per cui latito un po’ qui sul blog.
Il fatto è che di solito, quando mi metto a scrivere narrativa, smetto di fare qualsiasi altra cosa. Scrivere, per me, è un’esperienza totalizzante: ho bisogno di immergermi completamente nel mondo che sto creando e i suoi personaggi me li porto dietro, ogni minuto della mia giornata. Spesso i personaggi dei miei racconti non sono compagnie piacevoli, visto il genere che bazzico, e non se ne vanno finché il racconto non è finito. La cosa mi porta, nelle settimane in cui dura la stesura del racconto, a essere piuttosto “assente”. Mangio, respiro, cammino, ma in realtà non sono realmente qui e adesso.
Questo mi obbliga a girare sempre con una fidata moleskine, autentico feticcio (compro solo il modello taccuino a pagine bianche con copertina nera) e una penna, per fermare su carta appunti spesso utili, a volte del tutto inservibili. Capisco King quando ironizza un po’ sulle fisime di chi scrive, sui rituali a cui ci si sottopone. Io cerco di non diventarne schiavo, ma a volte prendono la mano senza che ce ne si renda conto. Grazie al cielo scrivo poco, per mancanza di tempo, altrimenti la schiavitù sarebbe inevitabile.
Sapete dove sono finito, insomma. Ci sono ma non sono esattamente qui…