L’horror in Italia
In questi giorni, sto rispondendo a diverse interviste per via del mio libro (ve ne ho parlato vero? Mi pare di sì…) e ricorre spesso una domanda sullo stato di salute dell’horror italiano. Sono occasioni ghiotte, per me, perché da tempo mi ripropongo di scrivere qualcosa a proposito e non ne ho mai avuto il tempo/voglia, ma con la scusa delle interviste sono obbligato a stare sul pezzo, ed ecco che il discorso prende corpo. Ne ho già parlato in un’altra intervista, e adesso vi riporto uno stralcio da quella che mi ha fatto qualche giorno fa Nicola Lombardi:
[LTN]: Collane editoriali e riviste di genere, in Italia, continuano a sorgere e a tramontare, in un susseguirsi di proposte che comunque denunciano un fermento e un interesse che non conoscono pace. Le generazioni di appassionati lettori – e di scrittori – si susseguono, si accavallano, si passano il testimone. Come vedi, in prospettiva, il fenomeno “horror letterario nostrano”?
[AGC]: Come ben sai, la situazione attuale è enormemente cambiata rispetto a 15 anni fa, quando iniziai a muovere i primi passi in questo ambiente. E’ innegabile che oggi ci sia più attenzione verso l’horror da parte di pubblico e critica, ed è ovviamente merito del paziente lavoro di tutti. La costanza (testardaggine) di tutti quanti noi ha iniziato a scalfire la lapide di pietra che ci avevano calato addosso per seppellirci sotto terra. Però dobbiamo lavorare ancora parecchio prima di riuscirci a issare fuori dalla fossa in cui ci hanno ficcati a forza. L’ambiente è ancora troppo giovane e fragile. Tutti quanti, in molti modi differenti, stiamo gettando le basi per quello che potrebbe essere il futuro horror italiano, giorno per giorno, però se e come questo evolverà, davvero non lo so.
Ci sono ancora molte problematiche, alcune debolezze e diffidenze congenite che si stenta a risolvere e che costituiscono un’enorme zavorra. Più appassionati si daranno da fare, meglio sarà, questo è evidente, ma è anche vero che l’ambiente editoriale ha bisogno di numeri per sopravvivere, la buona volontà non basta. Oggi questi numeri non ci sono, salvo in rarissimi casi. E non è un problema di qualità: c’è talmente tanta robaccia che arriva dagli USA – scritta male, tradotta peggio e con idee ridicole – che mi sembra quantomeno ingeneroso fare una questione di qualità solo per gli italiani.
Il fatto è (lo sappiamo da sempre) che in Italia a parità di escrementi, con un nome straniero i tuoi puzzeranno di meno. E’ un mercato talmente delirante che quando in Italia iniziarono a pubblicare i romanzi thriller di David Baldacci, decisero (solo in Italia) di dargli un nome più americano per evitare che vendesse poco. Da lì, ecco nascere il fantastico David Baldacci Ford. Geniale non credi?
Negli anni 80/90, molti autori italiani presero a pubblicare (horror e non) sotto pseudonimo.
La gente li leggeva senza fiatare. Poi se gli stessi autori uscivano col nome in Italiano ecco calare le vendite e le prime critiche. Un vero delirio. Non ci sono soluzioni rapide, solo la qualità della scrittura. E’ solo con la qualità e un’infinita pazienza che si potranno riparare i danni enormi che le generazioni passate hanno inflitto all’horror nostrano.













