Fantasy Horror Award #3: il premio letterario
L’onda di commenti e attenzione intorno al FHA non accenna a scemare. Io vorrei anche occuparmi d’altro adesso, mi annoio in fretta, ma capisco che ci siano problemi da affrontare. Delle assurdità e insensatezza di alcune critiche ne ho già parlato e ci tornerò su, visto che alcune cose sui “criticoni” son saltate (inevitabilmente) fuori e appaiono davvero interessanti. Oggi, tuttavia, torno sull’argomento per un’altra questione.
Sia nei commenti al mio pezzo di ieri che via mail (Francesco Cortonesi e Giulio De Gaetano ne sanno qualcosa) sono stato messo al corrente di alcune cose e senza troppi giri di parole mi è stato chiesto di fare qualcosa per portare un po’ di chiarezza sulla faccenda. O per aumentare il casino, a seconda del punto di vista.
Non credo di poter fare granché, visto che non sono al corrente di come si sono svolti i fatti, ma prendo la palla al balzo e ripubblico qui il commento di un visitatore (lo trovate qui) che ha partecipato al concorso letterario legato al FHA:
Egregio signor Colombo,
Io sono uno dei polli, e anche se non è stato detto qui è stato detto da più parti e mi sono sentito molto sciocco. Il concorso fantastique mi sembrava una cosa seria ma quel che mi rimane è solo delusione.
Ero a Orvieto e non c’erano tutte quelle persone, ed è vero che 500-600 sarebbe state tante ma Gulli va parlando di migliaia! Perché queste bugie?
Lo stesso per il concorso letterario.
Le mail che ci hanno mandato erano delle ridicole arrampicate sugli specchi e le ho trovate avvilenti.
Io non giudico vincitori e non occupandomi di horror, ma di fantasy, non lo potrei fare; però il fatto che tutti i vincitori fossero stati previsti prima mi ha lasciato molto colpito. Anche su facebook si diceva già i giorni prima che avrebbe vinto Santamaria, che non conosco, solo perché aveva una presentazione in ballo. Quando è stato così mi sono cadute le braccia, soprattutto sapendo che i miei racconti non sono nemmeno stati letti.
Così come dopo aver letto che tutti i premiati si sapevano già prima. Per carità, non li discuto, ma è una cosa che mi ha fatto davvero sentire ridicolo, lì in mezzo.
Poi leggo anche delle difese ad oltranza dell’evento o come in questo caso dei distinguo come se il fantastique fosse stato una sezione a parte, ma non mi sembra così. Pensare a Orvieto, ora, mi mette solo rabbia e frustrazione. E mi sento dire anche è colpa mia, che ho dato fiducia a questo concorso con i miei 20euro. Grazie. Di cuore.
E anche il fatto di libri in inglese giudicati da italiani che non sono mai stati tradotti…
A meno che non lo siano stati da quella traduttrice là, che si rideva per non piangere.
Se penso poi che di fantasy non c’era niente e che si era parlato di ospiti di telefilm che poi non ci sono stati e senza uno straccio di smentita, beh, perché deve fingere che sia un comportamento corretto.
Lo so.
Lei non centra con tutto questo
E le avrei volute scrivere sul sito del non-Fantasy horror award ma non si può, non permettono alcun commento.
Gli ho mandato una mail ma mi rispondono che tutto è andato bene.
Mi scuso,
immagino che le sue intenzioni non fossero queste, con il post, ma mi sono sentito ridicolizzato e avvilito. Ripeto, è colpa mia, non sua.
E non voglio la testa di nessuno, ne di Gulli, che nemmeno so chi sia, ne di altri.
Però ho partecipato a molti altri concorsi ed eventi che erano anni luce più seri e più organizzati di questo e a questo punto ho sbagliato anche lì, probabilmente.
Scusi lo sfogo, ma spero che davvero un fantasy horror due nn ci sia mai più.
Un caro saluto, con stima
M.
E’ necessario premettere che ho fatto una ricerca sul sito del FHA, ma ormai non si trovano più i bandi di concorso, quindi per me è difficile ricostruire come stiano davvero le cose. Però leggo in apertura di questa lettera la seguente frase: <Il concorso fantastique mi sembrava una cosa seria> e mi preme di chiarire alcuni concetti fondamentali.
Come faccio a capire se un premio letterario è davvero serio? Beh, se è indetto da un grande editore, che so, Mondadori, Longanesi o Rizzoli, direi che non ci siano grandi dubbi. Il rischio di fregatura è minimo sebbene sempre possibile. Però negli altri casi? Diciamo che il dubbio ve lo dovete porre quando vi chiedono soldi per partecipare. Ecco, in questo caso, fossi in voi, inizierei sempre a nutrire qualche dubbio.
SEMPRE.
Ogni volta che pensate di partecipare a un concorso letterario nel quale vi chiedono del denaro, sarebbe bene che vi poneste sempre queste domande:
- Chi fa parte della giuria? Le persone che giudicheranno il mio racconto sono davvero qualificate per farlo? C’è tra loro un autore professionista, un editor o un editore serio?
- Che fine farà il mio racconto? Sarà pubblicato su un libro? E dove sarà distribuito questo libro? Chi è l’editore che lo curerà? E ‘ un soggetto serio? Si trovano i suoi libri in libreria?
- La vittoria di questo premio, a parte la (dubbia) soddisfazione personale, porta vantaggi concreti alla mia carriera di autore?
Se analizzaste con severità e obiettività i concorsi letterari che vengono proposti a decine in Italia anno dopo anno, e lo faceste tenendo ben presente i criteri che vi ho appena enunciato, vi accorgereste come – in realtà – pochi di questi concorsi valgano davvero la pena.
Se non avete idea di chi ci sia nella giuria, se non si fa un nome, nemmeno del presidente, se nessuno si prende la responsabilità di metterci la faccia, insomma, che senso ha partecipare alla competizione? Come farete a sapere se il vostro lavoro sarà giudicato da qualcuno che è in grado di farlo con competenza? Per di più, maggiore è il prestigio della giuria, maggiore (almeno in linea teorica) sarà la certezza che il racconto scelto sia davvero di qualità. Se c’è un gruppo di persone a occuparsi della cosa (una redazione) e conoscete queste persone, le stimate, allora va bene. Se c’è un autore noto, allora va bene. Ma se leggete di un premio Pincopallo e non c’è uno straccio di riferimento a nessun professionista del settore, come fate a sapere se sarete giudicati seriamente? Insomma, chi diavolo li leggerà questi benedetti racconti?
E una volta giudicati, che fine farà il vostro racconto? Se partecipate per una targa e vi basta, l’importante è saperlo prima. Se vi interessa il premio in denaro, contenti voi… Se però volete apparire in un libro, sarebbe il caso che questo libro fosse effettivamente un volume in grado di camminare con le proprie gambe. Lasciarsi ammaliare dal miraggio della pubblicazione è facile, ma sapete quanti libercoli stampano solo per i concorsi? Libri che finiscono per essere regalati ad amici e parenti e che non vedranno mai una libreria? MIGLIAIA!
Credete che questo genenere di risultati siano utili per la vostra carriera? Che un qualsiasi editor Mondadori si lasci impressionare da un secondo posto al premio “Limoni e Leoni – XXVII Premio letterario città di Limbiate”?
Io dico di no. E voi?
Ma torniamo alla lettera. Posto che chi decide di partecipare a un premio, secondo me ha il dovere di assicurarsi che sia serio prima di regalare i propri soldi, in questa lettera c’è di tutto un po’ e vorrei fare un po’ di chiarezza, anche se non mi compete.
Ero a Orvieto e non c’erano tutte quelle persone, ed è vero che 500-600 sarebbe state tante ma Gulli va parlando di migliaia!
Non capisco cosa c’entri col premio letterario. Gulli le spara grosse… E’ una novità? Ma a parte questo…
Poi leggo anche delle difese ad oltranza dell’evento o come in questo caso dei distinguo come se il fantastique fosse stato una sezione a parte, ma non mi sembra così.
Era un evento collaterale. Il festival era tutt’altro. E faccio questo distinguo perché non vedo che attinenza potesse avere la mia tavola rotonda sulla narrativa horror con un premio dedicato ai racconti. Oppure cosa c’entrassero attori e registi con questo premio. Ma è una cosa che nemmeno va spiegata, è come mettere insieme mele con le pere, non capisco poi a cosa serva.
Se penso poi che di fantasy non c’era niente e che si era parlato di ospiti di telefilm che poi non ci sono stati e senza uno straccio di smentita, beh, perché deve fingere che sia un comportamento corretto.
Ecco… non ti offendere, ma hai preso (e come te molti altri) una cantonata colossale. La manifestazione si chiama FANTASY HORROR AWARD. Cioè sarebbe stato l’HORROR AWARD del canale FANTASY di SKY. Il Fantasy, con questo evento, non c’entrava proprio nulla. Chi ha mai detto che c’entrasse il fantasy? Dove stava scritto? La lista degli ospiti andava da Yuzna a Englund, da Balaguerò ad Argento. Si parlava di Vampiri e di rinascita dell’horror. Di fumetti e di corti. Horror. Gli ospiti erano TUTTI professionisti del settore e non c’era nessuno che si occupasse di fantasy.
Fantasy era solo il nome del canale TV.
Credo che questo errore la dica lunga, non ti offendere, di come troppo spesso ci si affidi all’entusiasmo (sacro e benedetto) ma che basterebbe informarsi un pochino e capire cosa si sta per fare prima di affidare i propri soldi a chicchessia.
Detto questo, leggo sul sito del FHA questo comunicato:
PREMIO FANTASTIQUE
L’associazione Culturale Art Maco Ballet, che ha in gestione il concorso “Fantastique”, dopo aver effettuato una prima seleziona, finalmente è lieta di poter annunciare i 10 finalisti che avranno accesso alla serata finale del festival gratuitamente e un pacco omaggio contente DVD, libri e fumetti.Al vincitore definitivo sarà dato: Una targa consegnata durante la serata;
- pubblicazione cartacea del racconto in un’antologia con autori affermati italiani e stranieri e con distribuzione nazionale;
- Promozione del libro attraverso gli uffici stampa del Fantasy Horror Award: il libro verrà presentato ufficialmente in occasione della II edizione del Fantasy Horror Award, nel 2011;
- Pernottamento gratuito al festival;
- Pacco omaggio contenente DVD, libri, fumetti.L’associazione Art Maco Ballet ha effettuato le selezioni sia attraverso dei propri collaboratori che grazie all’ausilio di un team composto da 5 editor:
- Andrea Aromatico (direttore della rivista SECRETA MAGAZINE, autore , saggista, sceneggiatore tv e di fumetti e romanziere)
- Luigi Boccia (sceneggiatore ed editor. In passato ha lavorato con la Eagles, adesso è impegnato sul set di “Barbareschi Sciock”)
- Alessandro Bottero (editore della Bottero Edizioni, inoltre autore, editor e saggista di diverse case editrici)
- Dario Gulli (editor Star Comics, saggista e sceneggiatore)
- Gianluca Piredda (editor Streap Season e autore di opere per l’Antartic Press, Images Comics, ecc)LE 10 OPERE
Alberto di Lupo
Titolo dell’opera: “BAMBINI CATTIVI”Marco Greganti
Titolo dell’opera: “Il Ripostiglio”Jacopo Mondini
Titolo dell’opera: “Voodoo Vengeance”Erica Baldaro
Titolo dell’opera: “La Casa che mangiava le persone”Lorenzo Laneve
Titolo dell’opera: “The Tzigan”Anna Giraldo
Titolo dell’opera: “Il cerchio”Francesca Mairani
Titolo dell’opera: “Vino Rosso Sangue”Maurizio Cometto
Titolo dell’opera: “Cambio di Stagione”Andrea Viscusi
Titolo dell’opera: “Un’altra casa”Simonetta Santamaria
Titolo dell’opera: “Una lunga autostrada”
Visto così, onestamente, non mi pare che si prospetti un risultato diverso da tanti altri premi simili. Insomma sono contentini mirati a solleticare giovani scrittori in erba. Se queste indicazioni erano già nel bando di concorso, però, mi spiegate perché a nessuno è venuto in mente di chiedere a questi signori:
- perché una associazione culturale che si occupa di danza dovrebbe mai presiedere un premio letterario?
- l’antologia del premio da chi sarà pubblicata?
- perché nella giuria di un premio letterario ci sono così tanti editor di fumetti e non scrittori o editor di narrativa?
Queste erano domande da porre all’organizzazione PRIMA di partecipare e di regalare loro 20 euro a cranio. E se tutto questo, nel bando di concorso, non era esplicitato, tornate alle mie tre imprescindibili condizioni sopra esposte.
Questo non fa di chi ha partecipato al premio un pollo, però se non pensate voi ai vostri interessi, chi altri dovrebbe farlo? Resto comunque a disposizione per chiunque avesse informazioni concrete a riguardo, purché si evitino pettegolezzi e illazioni. Di tempo ne abbiamo tutti sempre troppo poco: usiamolo bene.








