Fantasy Horror Award #3: il premio letterario

Date: 25 marzo, 2010  |  Posted By: Andrea  |  Category: Riflessioni, Scrivere  |  Comments: 4

L’onda di commenti e attenzione intorno al FHA non accenna a scemare. Io vorrei anche occuparmi d’altro adesso, mi annoio in fretta, ma capisco che ci siano problemi da affrontare. Delle assurdità e insensatezza di alcune critiche ne ho già parlato e ci tornerò su, visto che alcune cose sui “criticoni” son saltate (inevitabilmente) fuori e appaiono davvero interessanti. Oggi, tuttavia, torno sull’argomento per un’altra questione.

Sia nei commenti al mio pezzo di ieri che via mail (Francesco Cortonesi e Giulio De Gaetano ne sanno qualcosa) sono stato messo al corrente di alcune cose e senza troppi giri di parole mi è stato chiesto di fare qualcosa per portare un po’ di chiarezza sulla faccenda. O per aumentare il casino, a seconda del punto di vista.

Non credo di poter fare granché, visto che non sono al corrente di come si sono svolti i fatti, ma prendo la palla al balzo e ripubblico qui il commento di un visitatore (lo trovate qui) che ha partecipato al concorso letterario legato al FHA:

Egregio signor Colombo,
Io sono uno dei polli, e anche se non è stato detto qui è stato detto da più parti e mi sono sentito molto sciocco. Il concorso fantastique mi sembrava una cosa seria ma quel che mi rimane è solo delusione.
Ero a Orvieto e non c’erano tutte quelle persone, ed è vero che 500-600 sarebbe state tante ma Gulli va parlando di migliaia! Perché queste bugie?
Lo stesso per il concorso letterario.
Le mail che ci hanno mandato erano delle ridicole arrampicate sugli specchi e le ho trovate avvilenti.
Io non giudico vincitori e non occupandomi di horror, ma di fantasy, non lo potrei fare; però il fatto che tutti i vincitori fossero stati previsti prima mi ha lasciato molto colpito. Anche su facebook si diceva già i giorni prima che avrebbe vinto Santamaria, che non conosco, solo perché aveva una presentazione in ballo. Quando è stato così mi sono cadute le braccia, soprattutto sapendo che i miei racconti non sono nemmeno stati letti.
Così come dopo aver letto che tutti i premiati si sapevano già prima. Per carità, non li discuto, ma è una cosa che mi ha fatto davvero sentire ridicolo, lì in mezzo.
Poi leggo anche delle difese ad oltranza dell’evento o come in questo caso dei distinguo come se il fantastique fosse stato una sezione a parte, ma non mi sembra così. Pensare a Orvieto, ora, mi mette solo rabbia e frustrazione. E mi sento dire anche è colpa mia, che ho dato fiducia a questo concorso con i miei 20euro. Grazie. Di cuore.
E anche il fatto di libri in inglese giudicati da italiani che non sono mai stati tradotti…
A meno che non lo siano stati da quella traduttrice là, che si rideva per non piangere.
Se penso poi che di fantasy non c’era niente e che si era parlato di ospiti di telefilm che poi non ci sono stati e senza uno straccio di smentita, beh, perché deve fingere che sia un comportamento corretto.
Lo so.
Lei non centra con tutto questo
E le avrei volute scrivere sul sito del non-Fantasy horror award ma non si può, non permettono alcun commento.
Gli ho mandato una mail ma mi rispondono che tutto è andato bene.
Mi scuso,
immagino che le sue intenzioni non fossero queste, con il post, ma mi sono sentito ridicolizzato e avvilito. Ripeto, è colpa mia, non sua.
E non voglio la testa di nessuno, ne di Gulli, che nemmeno so chi sia, ne di altri.
Però ho partecipato a molti altri concorsi ed eventi che erano anni luce più seri e più organizzati di questo e a questo punto ho sbagliato anche lì, probabilmente.
Scusi lo sfogo, ma spero che davvero un fantasy horror due nn ci sia mai più.
Un caro saluto, con stima
M.

E’ necessario premettere che ho fatto una ricerca sul sito del FHA, ma ormai non si trovano più i bandi di concorso, quindi per me è difficile ricostruire come stiano davvero le cose. Però leggo in apertura di questa lettera la seguente frase: <Il concorso fantastique mi sembrava una cosa seria> e mi preme di chiarire alcuni concetti fondamentali.

Come faccio a capire se un premio letterario è davvero serio? Beh, se è indetto da un grande editore, che so, Mondadori, Longanesi o Rizzoli, direi che non ci siano grandi dubbi. Il rischio di fregatura è minimo sebbene sempre possibile. Però negli altri casi? Diciamo che il dubbio ve lo dovete porre quando vi chiedono soldi per partecipare. Ecco, in questo caso, fossi in voi, inizierei sempre a nutrire qualche dubbio.

SEMPRE.

Ogni volta che pensate di partecipare a un concorso letterario nel quale vi chiedono del denaro, sarebbe bene che vi poneste sempre queste domande:

  1. Chi fa parte della giuria? Le persone che giudicheranno il mio racconto sono davvero qualificate per farlo? C’è tra loro un autore professionista, un editor o un editore serio?
  2. Che fine farà il mio racconto? Sarà pubblicato su un libro? E dove sarà distribuito questo libro? Chi è l’editore che lo curerà? E ‘ un soggetto serio? Si trovano i suoi libri in libreria?
  3. La vittoria di questo premio, a parte la (dubbia) soddisfazione personale, porta vantaggi concreti alla mia carriera di autore?

Se analizzaste con severità e obiettività  i concorsi letterari che vengono proposti a decine in Italia anno dopo anno, e lo faceste tenendo ben presente i criteri che vi ho appena enunciato, vi accorgereste come – in realtà – pochi di questi concorsi valgano davvero la pena.

Se non avete idea di chi ci sia nella giuria, se non si fa un nome, nemmeno del presidente, se nessuno si prende la responsabilità di metterci la faccia, insomma, che senso ha partecipare alla competizione? Come farete a sapere se il vostro lavoro sarà giudicato da qualcuno che è in grado di farlo con  competenza? Per di più, maggiore è il prestigio della giuria, maggiore (almeno in linea teorica) sarà la certezza che il racconto scelto sia davvero di qualità. Se c’è un gruppo di persone a occuparsi della cosa (una redazione) e conoscete queste persone, le stimate, allora va bene. Se c’è un autore noto, allora va bene. Ma se leggete di un premio Pincopallo e non c’è uno straccio di riferimento a nessun professionista del settore, come fate a sapere se sarete giudicati seriamente? Insomma, chi diavolo li leggerà questi benedetti racconti?

E una volta giudicati, che fine farà il vostro racconto? Se partecipate per una targa e vi basta, l’importante è saperlo prima. Se vi interessa il premio in denaro, contenti voi… Se però volete apparire in un libro, sarebbe il caso che questo libro fosse effettivamente un volume in grado di camminare con le proprie gambe. Lasciarsi ammaliare dal miraggio della pubblicazione è facile, ma sapete quanti libercoli stampano solo per i concorsi? Libri che finiscono per essere regalati ad amici e parenti e che non vedranno mai una libreria? MIGLIAIA!
Credete che questo genenere di risultati siano utili per la vostra carriera? Che un qualsiasi editor Mondadori si lasci impressionare da un secondo posto al premio “Limoni e Leoni – XXVII Premio letterario città di Limbiate”?
Io dico di no. E voi?

Ma torniamo alla lettera. Posto che chi decide di partecipare a un premio, secondo me ha il dovere di assicurarsi che sia serio prima di regalare i propri soldi, in questa lettera c’è di tutto un po’ e vorrei fare un po’ di chiarezza, anche se non mi compete.

Ero a Orvieto e non c’erano tutte quelle persone, ed è vero che 500-600 sarebbe state tante ma Gulli va parlando di migliaia!

Non capisco cosa c’entri col premio letterario. Gulli le spara grosse… E’ una novità? Ma a parte questo…

Poi leggo anche delle difese ad oltranza dell’evento o come in questo caso dei distinguo come se il fantastique fosse stato una sezione a parte, ma non mi sembra così.

Era un evento collaterale. Il festival era tutt’altro. E faccio questo distinguo perché non vedo che attinenza potesse avere la mia tavola rotonda sulla narrativa horror con un premio dedicato ai racconti. Oppure cosa c’entrassero attori e registi con questo premio. Ma è una cosa che nemmeno va spiegata, è come mettere insieme mele con le pere, non capisco poi a cosa serva.

Se penso poi che di fantasy non c’era niente e che si era parlato di ospiti di telefilm che poi non ci sono stati e senza uno straccio di smentita, beh, perché deve fingere che sia un comportamento corretto.

Ecco… non ti offendere, ma hai preso (e come te molti altri) una cantonata colossale. La manifestazione si chiama FANTASY HORROR AWARD. Cioè sarebbe stato l’HORROR AWARD del canale FANTASY di SKY. Il Fantasy, con questo evento, non c’entrava proprio nulla. Chi ha mai detto che c’entrasse il fantasy? Dove stava scritto? La lista degli ospiti andava da Yuzna a Englund, da Balaguerò ad Argento. Si parlava di Vampiri e di rinascita dell’horror. Di fumetti e di corti. Horror. Gli ospiti erano TUTTI professionisti del settore e non c’era nessuno che si occupasse di fantasy.

Fantasy era solo il nome del canale TV.
Credo che questo errore la dica lunga, non ti offendere, di come troppo spesso ci si affidi all’entusiasmo (sacro e benedetto) ma che basterebbe informarsi un pochino e capire cosa si sta per fare prima di affidare i propri soldi a chicchessia.

Detto questo, leggo sul sito del FHA questo comunicato:

PREMIO FANTASTIQUE
L’associazione Culturale Art Maco Ballet, che ha in gestione il concorso “Fantastique”, dopo aver effettuato una prima seleziona, finalmente è lieta di poter annunciare i 10 finalisti che avranno accesso alla serata finale del festival gratuitamente e un pacco omaggio contente DVD, libri e fumetti.

Al vincitore definitivo sarà dato: Una targa consegnata durante la serata;
- pubblicazione cartacea del racconto in un’antologia con autori affermati italiani e stranieri e con distribuzione nazionale;
- Promozione del libro attraverso gli uffici stampa del Fantasy Horror Award: il libro verrà presentato ufficialmente in occasione della II edizione del Fantasy Horror Award, nel 2011;
- Pernottamento gratuito al festival;
- Pacco omaggio contenente DVD, libri, fumetti.

L’associazione Art Maco Ballet ha effettuato le selezioni sia attraverso dei propri collaboratori che grazie all’ausilio di un team composto da 5 editor:
- Andrea Aromatico (direttore della rivista SECRETA MAGAZINE, autore , saggista, sceneggiatore tv e di fumetti e romanziere)
- Luigi Boccia (sceneggiatore ed editor. In passato ha lavorato con la Eagles, adesso è impegnato sul set di “Barbareschi Sciock”)
- Alessandro Bottero (editore della Bottero Edizioni, inoltre autore, editor e saggista di diverse case editrici)
- Dario Gulli (editor Star Comics, saggista e sceneggiatore)
- Gianluca Piredda (editor Streap Season e autore di opere per l’Antartic Press, Images Comics, ecc)

LE 10 OPERE

Alberto di Lupo
Titolo dell’opera: “BAMBINI CATTIVI”

Marco Greganti
Titolo dell’opera: “Il Ripostiglio”

Jacopo Mondini
Titolo dell’opera: “Voodoo Vengeance”

Erica Baldaro
Titolo dell’opera: “La Casa che mangiava le persone”

Lorenzo Laneve
Titolo dell’opera: “The Tzigan”

Anna Giraldo
Titolo dell’opera: “Il cerchio”

Francesca Mairani
Titolo dell’opera: “Vino Rosso Sangue”

Maurizio Cometto
Titolo dell’opera: “Cambio di Stagione”

Andrea Viscusi
Titolo dell’opera: “Un’altra casa”

Simonetta Santamaria
Titolo dell’opera: “Una lunga autostrada”

Visto così, onestamente, non mi pare che si prospetti un risultato diverso da tanti altri premi simili. Insomma sono contentini mirati a solleticare giovani scrittori in erba. Se queste indicazioni erano già nel bando di concorso, però, mi spiegate perché a nessuno è venuto in mente di chiedere a questi signori:

  1. perché una associazione culturale che si occupa di danza dovrebbe mai presiedere un premio letterario?
  2. l’antologia del premio da chi sarà pubblicata?
  3. perché nella giuria di un premio letterario ci sono così tanti editor di fumetti e non scrittori o editor di narrativa?

Queste erano domande da porre all’organizzazione PRIMA di partecipare e di regalare loro 20 euro a cranio. E se tutto questo, nel bando di concorso, non era esplicitato, tornate alle mie tre imprescindibili condizioni sopra esposte.

Questo non fa di chi ha partecipato al premio un pollo, però se non pensate voi ai vostri interessi, chi altri dovrebbe farlo? Resto comunque a disposizione per chiunque avesse informazioni concrete a riguardo, purché si evitino pettegolezzi e illazioni. Di tempo ne abbiamo tutti sempre troppo poco: usiamolo bene.

Fantasy Horror Award #2: adesso so che conta davvero!

Date: 23 marzo, 2010  |  Posted By: Andrea  |  Category: Riflessioni, Roba mia  |  Comments: 15

Temo di aver bisogno di una cassaforte, e anche in fretta. Lo giuro, non avevo capito di essere entrato in possesso di un oggetto tanto prezioso e conteso… scemo io ad aver messo questa statuetta di neanche-tanto-puro ottone per-niente-massiccio sulla libreria del mio studio, in mezzo a una pila di volumi horror in attesa di lettura. Adesso però ho capito, occorre una teca di vetro spesso e un sistema d’allarme.
Come minimo.

Sto anche pensando ai cani…

A leggere alcuni (prevedibilissimi) commenti che mi vengono segnalati e che rimandano, di sito in sito, sino ai Soliti Sospetti (seeeempre gli stessi), temo davvero di aver preso un abbaglio. Ma giuro che quando sono uscito dall’autostrada, il cartello diceva davvero ORVIETO e non LOS ANGELES. E il teatro dove si è tenuta la bella serata, giuro che non era il Kodak Theater a Hollywood. Oddio, c’era un po’ di gente che parlava inglese, ma sono certo che quella fosse Orvieto. Umbria. Italia.

O-R-V-I-E-TO con massimo rispetto per la regione Umbria tutta, ma santodio… Orvieto!

Eppure a leggere questa roba, c’è da chiedersi se questa gente, questi indignati per professione, lo sappiano che quelle statuette non sono l’Oscar. Io ne sono conscio. Credo anche tutti quelli che l’hanno ritirata (e l’atmosfera di sana giovialità credo abbia messo tutti d’accordo sul fatto). Tutti a parte quelli che oggi si stanno affannando per gridare forte e con convinzione che quel premio sarebbe dovuto andare a Tizio, che sono pazzi ad aver premiato Caio e che soprattutto Sempronio deve mo-ri-re! E poi vai di considerazioni sui massimi sistemi, che tanto è tutto un magna magna, la vita è uno schifo e a me non mi caga nessuno, ecco…

Sì, ma – benedetti figliuoli – eravamo a Orvieto!

Che fosse una cosa tanto importante, mica l’avevo capito fino a oggi. Adesso però mi sto rendendo conto di avere in casa un autentico cimelio. Forse è il caso che inizi pure a tirarmela un po’, tutto sommato. E non sto facendo battute, perché, vi garantisco, che nessuna delle persone presenti (tranne una, ma non vi dico chi è nemmeno sotto tortura) ha vissuto questa occasione come un momento di Sacra Celebrazione. E’ stata una festa. Una bella festa. Leggere i commenti di gente (che tra l’altro non era presente, peccato, a uno avrei volentieri detto quattro parole di persona… Ringhio la prossima volta non mancare dai!) coi soliti toni assolutamente deliranti, manco stessero parlando di un premio che possa decretare successo imperituro o grande infamia per gli sconfitti, è davvero ridicolo.
Rendetevene conto è ri-di-co-lo.
Come per i cani di Pavlov, basta un input – anche minuscolo – e scatta la bagarre! Solo che scatta fermandosi a quella che è la pelle, la superficie del fenomeno, nella totale incomprensione di quello che si pretende di commentare, usando il solito fraseggio e termini di paragone sinceramente imbarazzanti.

Ma anche addentrandosi, come poter pretendere dare un giudizio universale? Io posso parlare di quello che ho visto e vissuto in questi due giorni, non altro. Mi sono incazzato anche io perché le interviste erano sballate come orario, altre sono saltate, perché ho dovuto correre per due giorni da una parte all’altra della città… però vediamo di essere chiari e adulti: se non vi sta bene, la prossima volta statevene a casa.
Io di solito faccio così.
E vivo alla grande.
Provateci…

Non partecipo a tutto, vado solo ad alcune manifestazioni e se mi trovo bene ci torno, se no, smetto. Se ho qualcosa da ridire sull’organizzazione, non mi faccio problemi: io piglio il capo e glielo dico. In faccia. Non mi cago sotto per poi tornare a casa e scrivere sul blogghettino con piglio rancoroso e vendicativo. Io piglio il tizio in disparte, a quattrocchi, e glielo dico.
Assolutamente liberatorio, credetemi.

Se non vuole ascoltare, semplicemente, l’anno dopo declino l’invito. E non venitemela a menare sulla responsabilità che avrei di denunciare questa o quest’altra cosa… Sono cazzate.
Cazzate che possono permettersi di sparare i parvenue, quelli della pappa pronta. Quelli che sono arrivati trovando già le cose messe in piedi, che non hanno nemmeno idea di come si organizza un evento, un sito, una rivista, un’impresa editoriale o una produzione cinematografica in un paese storicamente avverso all’horror come il nostro. Arrivano e sputano sentenze.

Non lo sanno, quindi fanno i capricci.

Ma chi come me (lo so che ai capricciosi, quando dico così, la bile sale,  ma la loro bile in aumento mi fa talmente godere che reitero ad libitum) c’era quando qui “era tutta campagna” e non c’era niente di quello che oggi ci si permette di distruggere per partito preso, sa quanto sia maledettamente difficile. Quanto tutto questo giocattolo sia ancora fragile. Meglio fare, sbagliando, che stare chiusi a ringhiare addosso a tutto quello che fanno gli altri.

Vanno bene i festival scricchiolanti, le premiazioni un po’ sopra le righe, i premi un tanto al chilo… Sempre meglio del deserto che c’era prima, del deserto che alcuni talebani – con poco sale in zucca, ma tanto fegato da mangiarsi – vorrebbero vedere attorno a sé, così da poter finalmente brillare in prima persona in mezzo a tanta desolazione. E non menatemela sul fatto di essere duri e puri, che c’è gente che nemmeno sa dove stia di casa sta definizione. E’ solo opportunismo mascherato da sacro furore. Criticano perché non hanno la minima idea di dove andare a sbattere la testa.
Ma sarebbe ora che alzassero il culo invece di criticare chi già c’è per le “posizioni” che occupa, manco stessimo parlando del Soglio Pontificio. Non è mica un club esclusivo e a nessuno è dovuto niente. Sporcatevi le mani, signori.

Alla fine è questo che rode e che si continui a dire “critico non perché sono invidioso ma per sacrosanti motivi” è una coperta corta e logora. Tra l’altro, nel caso specifico, mi levo pure un sassolino dalla scarpa. A questa manifestazione, sono stato invitato con estremo tatto, visto che l’organizzazione era figlia di un ambiente a me ostile. Ma sì, parlo di quella rivista il cui editore ha fatto il ganassa salvo poi pigliare i ceffoni editoriali da me predetti e puntualmente avveratisi, come a dire che a parole son bravi tutti ma i fatti… Ah, i fatti…

Ci siamo parlati, spiegati.

E io che sono un buono – diomio quanto sono buono – sono andato a Orvieto. Ho organizzato una tavola rotonda e c’è andata un sacco di gente. Ospiti contenti, atmosfera frizzante. Ho stretto la mano a Gulli, pur facendo presente che i problemi c’erano e che l’anno prossimo avrebbero dovuto lavorare tanto per sistemarli. Qualsiasi professionista sa che in ogni lavoro il problema in agguato c’è e ci sarà sempre, e più è grosso il lavoro in ballo, e più casini ci sono. Se il FHA migliorerà o no, sono fatti di Gulli. Chi premierà e chi no, sono fatti suoi, perché io non misuro la qualità del mio lavoro in base ai premi.

La cosa davvero divertente è che alcuni di quelli che oggi vorrebbero sfasciare la testa a Gulli, ieri gli leccavano le terga pur di avere uno spazietto sulla rivista che curava per quell’editore che nemmeno nomino e col quale ho avuto alterchi non secondi alla battaglia delle Termopili. Ma com’è sto fatto? Sta gente mi fa impazzire… ti chiedono l’amicizia su Facebook ma poi son lì a parlarti alle spalle. Vengono a presentarsi e a stringerti la mano, e ti sorridono, ma girato l’angolo confabulano con fare vittimistico. Contenti voi…

Credo che sia più onesto e corretto dirsi in faccia le cose. Secondo me, pur con tutti gli errori evidenti, questa credo sia una manifestazione che potrebbe diventare un appuntamento piacevole. E se così non fosse… ma dove sta il problema? Le manifestazioni e i festival, in Italia, hanno tutte una data di scadenza: nascono e muoiono dopo qualche annetto. Come è possibile veder spuntare il solito coro livoroso per una manifestazione chiaramente ludica come questa? Quello che dobbiamo chiederci è: a chi davvero interessa se a Orvieto vince Balaguerò invece di Pincopallo? Questo “premio” cambia qualcosa nella vita di chi se l’è portato a casa?

Vi svelo un segreto: no.

Rendetevene conto tutti e fatevene una ragione. Noi che c’eravamo, ce la siamo fatta.

Fantasy Horror Award #1

Date: 22 marzo, 2010  |  Posted By: Andrea  |  Category: Roba mia  |  Comment: 1

Sono arrivato oggi da Orvieto dove si è tanuta la prima edizione del Fantasy Horror Award. Non avete idea dello stato in cui sono dopo due giorni passati a correre da un appuntamento all’altro, quasi zero ore di sonno e una quantità di cibo ingerito fuori da ogni controllo, ma è stato bello vedere un sacco di amici e di amiche.
Che poi è il vero e unico motivo per cui io frequento festival e convention.

Nella foto qui sopra, scattata durante la cena di gala (ancora cibo…) dopo le premiazioni, Simonetta Santamaria e Gianfranco Manfredi (detto anche Giancarlo, da domenica sera…). Sembravamo a una gita scolastica. Presto vi racconterò qualche episodio, qui e su Horror.it, ma stasera proprio non sono in grado. Vi anticipo però qualche fotografia e un frammento video, così, per gradire…

Nemmeno fossi alla notte degli Oscar, con la padronanza del palco di un addetto alle pulizie, nella foto qui sopra mi vedete (al centro) mentre alzo il premio dedicato al Best Website vinto da Horror.it, premio che ho dedicato a tutti i siti italiani e a tutti i ragazzi che scrivono e si occupano on line di horror in Italia. E’ merito di tutti se l’horror sta lentamente uscendo dalla palude in cui rischiava di affondare.

Per i maligni: no, non ho baciato la presentatrice della serata. E che cazzo, quella baciava tutti… E non sto parlando del tizio coi baffi a sinistra (il tizio coi baffi sarebbe Ari Lehman, che mi ha dato buca per un’intervista perché la sera prima aveva bevuto come una spugna e non si reggeva in piedi!), ma della tipa minigonnata a destra.

Dario Argento premia Jaume Balaguerò (che ho intervistato per RADIO RAI 2, spero di potervi presto dire quando andrà in onda l’intervista). Balaguerò è un tipo davvero simpatico, uno dei nostri, anche se il vero divertimento è stato intervistare Robert Englund, una vera forza della natura (sentirete probabilmente anche la sua intervista alla radio).

Qui sotto un (pessimo) frammento video che ho girato col mio cellulare. E’ il momento in cui “Freddy” ringrazia per il premio speciale “alla carriera” che gli è stato dato.

Lasciatemi fare un saluto generale a tutte le ragazze e ai ragazzi che ho incontrato a Orvieto, davvero tanti e tutti simpaticissimi. I tre ragazzini che nel teatro, dopo la premiazione, hanno preteso che autografassi loro le magliette, sono da oggi i miei miti personali.  Erano appostati lì fuori manco fossimo a Hollywood. Fortissimi.

Mitico il pranzo coi ragazzi di Horror.it… da ripetere al più presto.
Siete una manica di pessimi elementi, sappiatelo.
Mi scuso se spesso ero di corsa, ma avevo davvero un calendario fitto di impegni. A chi ho promesso risposte, sappiate che con un po’ di pazienza arriverò a fare tutto. E’ stato bello vedervi, davvero.

Adesso vado a perdere i sensi sul divano, se non vi offendete.