Il Diacono, gli Iceberg e l’editoria italiana

Date: 16 novembre, 2011  |  Posted By: Andrea  |  Category: Diacono, Libri  |  Comments: 2

Lo so, il titolo grida vendetta, ma leggete fino in fondo e capirete. In realtà questo post avrei dovuto pubblicarlo circa 10 giorni fa, poi sono successe cose e l’ho messo in stand-by. Adesso che ne sono successe altre (continuano a succedere cose, dannazione), l’ho scongelato. E riscritto alla luce di quanto è accaduto.

Come forse saprete – e se non lo sapete, ve lo sto per dire – qualche giorno fa, è stato annunciato che il mio “vecchio” editore avrebbe cambiato la propria linea editoriale. A quanto pare non c’è più posto per l’horror come lo intendiamo e soprattutto, gli autori italiani non riceveranno più le attenzioni che meritano (a essi sarebbe riservata solo la pubblicazione in eBook). Sapete quanto poco io gradisca l’eBook, non tanto come mezzo in sé, quanto come “sistema”. Gli strumenti non hanno colpe: chi li usa in maniera sbagliata invece sì. Questo porta a distorsioni poco simpatiche nel sistema editoriale e anche per questo, avevo inizialmente deciso di rinunciare a proseguire su una certa rotta, interrompendo lo sviluppo del Diacono 2, un romanzo al quale tengo molto e che scriverò solo se potrò pubblicarlo in maniera adeguata all’affetto che provo per il progetto.

In seguito al mio comunicato scarno e cialtrone (come mio solito), sono stato contattato da un altro editore che già conoscevo per la cura con cui gli avevo visto confezionare e promuovere alcuni libri. Si sono detti interessati a discutere del progetto e nelle prossime settimane proporrò loro una struttura così da illustrare cosa voglio fare. Visto che la trattativa è ancora in corso e ci vorrà tempo, mi scuserete se non vi anticipo nulla, ma non mi parrebbe corretto nei confronti di questo editore.

Comunque vada, mi fa piacere che si siano interessati a me e ancora di più, mi fa piacere aver ricevuto in queste ore il sostegno e il supporto di tantissimi tra voi. I messaggi che mi arrivano sulla bacheca di Facebook e in privato sono pieni di affetto, entusiasmo e impazienza per il Diacono 2, e voglio pubblicamente ringraziarvi, non tanto per il calore che riuscite a trasmettermi, quando per l’indispensabile energia che mi infondete, senza la quale, lo ammetto, sarebbe davvero dura continuare a scrivere in un mercato editoriale come il nostro.

Come scrive il mio amico Giovanni Arduino in coppia con Lara Manni:

Sarà (è, in effetti) il momento duro/durissimo di cui sopra, ma qualche circuito sembra essere saltato, qualche ingranaggio andato fuori asse . Non adesso, non oggi, per carità, solo che adesso, oggi, le conseguenze e gli effetti sono più evidenti e probabilmente più gravi. E dunque: ognuno fa quel che vuole. E spesso non è il che cosa ma il come (in parte si ritorna alle “curiose interpretazioni” di cui abbiamo parlato prima).  E nessuna regola, nessun patto vale più. E allora si spreme lo spremibile, si commissiona il commissionabile, si ordina in automatico quello che va ordinato ai “fornitori di contenuti ad hoc”  (gli scrittori, ovvero coloro che scrivono, tanto per ricordarlo,  anche se il vecchio “content is king”, il contenuto è re, viene già sostituito dall’ “experience is king”, ovvero non importa che cosa si ha davvero in mano ma quello che ci si costruisce attorno

Il momento è durissimo (lo è per tutti, in qualunque settore, non solo quello editoriale), e proprio perché è dura, per un autore che non fa il comico di professione, che non è un politico, un presentatore TV, una pornostar, un calciatore, un ex-terrorista, un qualsiasi maledetto freak pescato nella società civile, insomma, per un povero cristo che come unica colpa ha quella di scrivere-e-basta, è dura davvero perché senza avere alle spalle un editore che creda in te e voglia promuoverti, non vai troppo lontano.

L’ho già detto in una intervista in occasione del Diacono: troppo spesso chi scrive di genere e ha un passaporto italiano, non può combattere ad armi pari. Ha una mano legata dietro la schiena e nonostante questo handycap, gli si rimprovera di prendere troppi ceffoni dai colleghi stranieri. Colleghi stranieri che arrivano in Italia pompati a mille e con promozioni di tutto rispetto. Del resto bisogna rientrare dei cospicui anticipi versati loro, quindi bisogna che vendano! E allora vai di promozioni, fascette, iniziative editoriali. Se penso che il mio Diacono praticamente me lo sono promosso e lanciato quasi da solo (il periodo non era dei migliori a causa di problemi di varia natura che non sto a elencarvi), un po’ mi sento figlio della schifosa, ma in Italia è così che funziona e lo facciamo con gioia perché in fondo ci piace quello che facciamo, quindi chi se ne frega. Va anche bene così.

Basta che non si facciano paragoni, altrimenti ci viene da chiedere: ma su questi nostri libri, quanto avete investito? E quanto avete investito sui tanto amati best sellers americani, libri che arrivano in Italia con un battage pubblicitario già costruito e funzionante e per questo straordinariamente avvantaggiati?

Già, forse il problema è proprio questo. Altrove (Stati uniti, Francia, Germania, Nord Europa, Spagna…), gli editori stranieri scoprono talenti o presunti tali, li coccolano e fanno montare il caso. Fanno in modo di vendere sfracelli in patria e poi li propongono all’estero (spesso a caro prezzo) sia che in mano abbiano un poker o una scala mancata. Il bluff in editoria funziona come nel poker. Forse meglio. In Italia, invece, ci comportiamo tale e quale alle nostrane squadre di calcio: si importano giocatori stranieri già collaudati, strapagandoli, si fanno squadre senza giocatori italiani, nessuno più investe sui vivai e poi quando gioca la Nazionale prendiamo calci nel culo anche dal Bangladesh.

Semplice e pulito.

Il pubblico, la domenica si diverte lo stesso, ciascuno ha il suo idolo, i giornali vendono e le trasmissioni TV si riempiono di contenuti. Ma quando si arriva agli Europei o ai Mondiali, ci ricordiamo quale enorme cazzata abbiamo fatto e gridiamo allo scandalo. Dura poco però, perché poi la Serie A ricomincia e tutto passa…

Se pensate che io stia esagerando, date una occhiata a questa piccola ricerca che ho condotto nelle passate settimane. Ho monitorato le classifiche di vendita di Amazon, contando su 100 libri in classifica, quanti fossero autoctoni e quanti importati dall’estero e tradotti. L’ho fatto monitorando i maggiori siti nazionali che ha aperto Amazon: USA, UK, Germania, Francia, Spagna e Italia. I valori cambiano di poco, di giorno in giorno, quelle che vi propongo sono delle medie, delle tendenze che grossomodo danno l’idea dello stato in cui versano i mercati editoriali negli stati presi in esame.

Best sellers su Amazon USA: 100% autori di lingua inglese (USA e UK)

Best sellers su Amazon UK: 100% autori di lingua inglese (USA e UK)

Best sellers su Amazon Francia: 80% autori francesi, 20% libri tradotti da altre lingue

Best sellers su Amazon Germania: 70% autori tedeschi, 30% libri tradotti da altre lingue

Best sellers su Amazon Spagna: 55% autori spagnoli, 45% libri tradotti da altre lingue

Best sellers su Amazon Italia: 40% autori italiani, 60% libri tradotti da altre lingue

 

I numeri possono cambiare di qualche unità, ma le tendenze sono quelle che vi ho riportato sopra. Se andassimo ad analizzare le classifiche per genere, il dato italiano diventerebbe drammatico (quando Il Diacono era andato al numero 1 dei più libri horror più venduti su Amazon, solo il 5% dei libri in classifica era italiano…). Questo significa che può essere che negli USA o Inghilterra ci sia nella lista dei bestsellers un libro di un autore tradotto, ma è un evento raro. Non è la regola, come avviene nel nostro Paese. La tendenza è quella che vedete: gli americani vogliono leggere libri americani. E se non ci credete, vi racconterò un giorno di cosa voglia dire proporre un romanzo italiano negli USA. Ne so qualcosa e le risposte sono state illuminanti, credetemi.

Qualcuno più scettico potrebbe anche dirmi che questo succede solo per i best sellers, che magari ci sono migliaia di libri tradotti negli USA. Vero. Ma è interessante notare comunque come all’estero (vale anche in Francia e Germania) fra i best sellers, la percentuale di libri prodotti nella propria nazione sia maggioritaria rispetto a quelli tradotti. In Italia questo non accade e basta dare un’occhiata agli scaffali di una qualsiasi libreria per rendersi conto di come stiano davvero le cose. Tutto ciò ha origini lontane, lo potremmo far risalire alla reazione per il ventennio fascista e la chiusura a tutto quello che veniva dall’estero? All’entusiasmo per la liberazione a opera degli Stati Uniti? Alla voglia di sentirci anche noi americani che ci colse negli anni del dopoguerra e del boom economico?

Qualunque sia la ragione, è innegabile che tutti noi siamo a tal punto condizionati da trovare “provinciali” le storie ambientate in Italia e se i protagonisti non si chiamano John o Frank ci suona male. Siamo tutti figli di Salgari, forse? Preferiamo ambientare storie in paesi che nemmeno conosciamo piuttosto che fare come Stephen King che scrive quello che avviene nel cortile di casa sua? Se vi stupite di questa mia affermazione, significa che ho ragione. Siamo così condizionati che ci pare normale conoscere meglio Castle Rock di Milano.

In tutto questo discorso, badate bene, non ho mai parlato di qualità dell’oggetto libro. Non mi interessa. E non influisce minimamente su quanto vi sto dicendo. Ricevo costantemente libri di ogni tipo e genere e trovo talmente tanto ciarpame tradotto da avere la nausea per i prossimi 300 anni. Il fatto è che quando esce un libro italiano, questo viene vivisezionato e se non risulta meno che perfetto, spesso viene massacrato. La cosa potrebbe anche andarmi bene, se fosse una pratica estesa a tutto il mercato, ma così non è perché – vi garantisco – in commercio ci sono di quelle porcherie che gridano vendetta, in hard cover, con fascette eccezionali, reperibili ovunque, dagli autogrill ai supermercati e di questi volumi non troverete una sola riga di critica. Nè positiva né negativa. Silenzio. Questi libri hanno il loro mercato, vendono e gli editori sono convinti che vada tutto bene, quindi continuano a farli. Questo non significa che non bisogna recensire i libri o non dire che fanno schifo se fanno schifo: questo significa che ciò accade sempre per i libri italiani (numericamente limitati e quindi perfettamente monitorabili nel loro insieme), mentre è impossibile che avvenga per ogni libro made in USA che esce nel nostro paese.

Per ogni brutto libro italiano vivisezionato e massacrato, un migliaio di brutti volumi americani passano senza colpo ferire, vendendo senza che nessuno se ne accorga nemmeno.

E’ come se il mercato editoriale fosse un enorme Iceberg. C’è una piccolissima quantità di libri esposti alle intemperie, al sole che li scioglie, al vento che li consuma rendendoli poco appetibili, ma sotto il pelo dell’acqua, silenziosa e immane, c’è la massa di libri davvero importante e pericolosa, quella che schianta la fiancata del Titanic e lo affonda. Quella massa di libri che costituisce la spina dorsale e – drammaticamente – il vero problema dell’editoria italiana. Inarrestabile e per questo indispensabile, sommerso tanto che si stenta a percepirne le reali dimensioni, e per questo defilato. Sappiamo che c’è, la sotto, ma non ce ne curiamo. Preferiamo dare la colpa di ogni male a quei pochi libri esposti al sole e al vento lassù in cima.

La massa di libri tradotti è una zavorra incredibile. E’ vero, è comodo proporre libri già collaudati all’estero che arrivano da noi ammantati di un irresistibile fascino esotico, ma se da un lato questo può apparire come un risparmio e un vantaggio, dall’altro, alla lunga, si dimostrerà un costo letale. Cerchiamo di pensare all’industria editoriale americana e forse capiremo meglio: perché riescono a promuovere così bene i loro libri anche quando non si tratta di capolavori? Perché hanno più risorse dei nostri editori, mi pare evidente. E perché? Perché l’editore americano scopre talenti che gli costano poco o niente, non li deve tradurre sostenendo costi inutili, e li può promuovere per farli esplodere.

Ricordatevi: in editoria conta più la promozione che il contenuto. Purtroppo, direte voi. Se non sai che esiste quel bel romanzo in libreria, non lo puoi comprare. Ma se ovunque ti volti, vedi iniziative promozionali, allora alla fine cedi e corri a comprarlo. E questo accade indipendentemente dal passaporto dell’autore. Dire che gli italiani abbiano meno appeal, è falso. E lo dimostrano in maniera inoppugnabile due editori che in questi ultimi mesi stanno dimostrando come il marketing editoriale possa promuovere anche un autore italiano dando ottimi risultati in libreria. Pensate a Marsilio col romanzo di Roberto Costantini oppure alla Newton col romanzo di Marcello Simoni (ma anche con quelli della Ghinelli e di altri perfetti sconosciuti italiani che sono stati lanciati alla grande da un sapiente lavoro editoriale). Non è questione se il libro sia bello o brutto, ma se lo vuoi promuovere o no!

Ci sono autori stranieri che vengono pagati profumatamnte solo per poterseli tenere in catalogo, soldi che non saranno recuperati dalle vendite in libreria, ma che sono ripagati in prestigio. Autori americani pagati a peso d’oro perché del loro (brutto?) libro viene fatto un film e quindi garantirà visibilità. Che siano belli o brutti i loro libri, non importa quasi nulla: conta cosa riescono a garantire in termini di resa commerciale. Ora immaginate l’esordiente italiano, sconosciuto, magari di talento. Paragonatelo a uno dei due modelli di autore di cui sopra e chiedetevi: è una lotta ad armi pari?

Il Diacono a GialloLuna NeroNotte

Date: 09 settembre, 2011  |  Posted By: Andrea  |  Category: Diacono, Roba mia  |  Comments: 0

Il 7 ottobre sono stato invitato alla manifestazione GialloLuna NeroNotte, festival del giallo e del noir italiano che si tiene a Ravenna. Terrò un incontro intitolato “Investigatori per volontà di Dio”, insieme a Roberto Costantini, autore di Tu sei il male (Marsilio). Il festival inizia il 30 settembre e prosegue fino al al 9 ottobre ed è ormai alla sua nona edizione. Qui di seguito, troverete l’intero comuncato ufficiale. Se siete in zona, as usual, mi farà piacere scambiare quattro chiacchiere con voi.

Nelle prime otto edizioni il festival “GialloLuna NeroNotte” ha proposto una lunga serie di incontri letterari, scegliendo temi che hanno caratterizzato l’evoluzione del “genere” e invitando autori che, a proprio modo, ne erano la migliore rappresentazione.

Il 2011 è anno di grandi anniversari che “ci interessano”; per citarne solo alcuni: i cent’anni della nascita di Giorgio Scerbanenco, il secolo di “vita” dei personaggi Fantomas e Padre Brown . Senza dimenticare i 150 anni dell’Unità d’Italia.

Così, senza scegliere un unico tema, la rassegna terrà conto di queste scadenze; e insieme rivolgerà i propri sforzi nella valorizzazione degli autori esordienti e nell’impegno di divulgare la lettura fra i giovani.

Il titolo generale potrà essere “Fantomas contro Padre Brown”, intendendo con questo l’eterno conflitto fra il male e il bene, in termini “assoluti”.

 

Intervista su Braviautori.com

Date: 15 luglio, 2011  |  Posted By: Andrea  |  Category: Diacono, Roba mia, Scrivere  |  Comments: 0

Vi riporto il testo dell’intervista che ho rilasciato a Melania Colagiorgio per il sito Braviautori.com. Mi sono molto divertito a rispondere alle domande stuzzicanti di Melania, riguardo all’horror, alla scrittura e al mio romanzo Il Diacono, quindi vi propongo qualche stralcio, rimandandovi al sito originale per leggere tutte le domande.

Buon divertimento…

Come nasce la voglia di scrivere questo libro?

Più che voglia, necessità. Quando una storia ti tormenta per anni e cresce, cresce a dismisura, arriva un momento in cui la “devi” scrivere. Non puoi scegliere, perché se non te ne liberi scrivendo, ti tormenterà il rimorso di averla fatta morire. So che detta così sembra una cosa da fuori di testa… e forse un po’ lo è davvero.
Questa del Diacono, per me, era LA STORIA, quella con la S maiuscola. L’idea alla base del libro (che svelo solo alla fine) mi perseguita da un ventennio. Un diamante grezzo che ho lavorato con pazienza fino a che non mi è parso che non avesse più senso tenerlo lì rinchiuso nella mia testa. Le alternative erano due: una lobotomia o scrivere il romanzo. Purtroppo per il genere umano, ho scelto la seconda.

E prima ancora come la spieghi la scelta dell’horror? Pura passione?

Ho sempre avuto una certa predilezione per le vicende drammatiche, epiche e un po’ macabre. E dire che ho avuto un’infanzia tutto sommato priva di grandi traumi… L’approdo all’horror, quindi, lo vedo come una naturale evoluzione di questa innata passione. Credo che l’horror, più di ogni altro genere narrativo, sia “ossessionato” dalle domande cruciali che da sempre assillano l’uomo. Perché viviamo e moriamo? E dopo la morte cosa ci aspetta? Il Male e il Bene… Perché quindi perdere tempo con altre questioni quando qui c’è il centro di gravità attorno al quale tutto ruota?
Così come in Alien, il sintetico Ash diceva della creatura: “Ammiro la sua purezza. E’ un sopravvissuto.” Io dico lo stesso dell’horror. Possiamo anche considerarlo rozzo, primitivo, chiassoso, eccessivo… ma la verità è una e una soltanto: l’horror è una lama affilata in grado di scavare in profondità senza perdersi a tormentare l’epidermide delle cose. C’è chi non è “pronto” per questa (forse) sgraziata autenticità, e chi invece non ne può fare a meno.
Io ovviamente faccio parte della seconda specie.

L’Horror è un campo difficile, di nicchia, e ultimamente sono pochi quelli che riescono a produrre materiale originale , Pensi che nel mondo horror sia stato detto o letto o visto tutto? Si può arrivare all’assuefazione ed essere privati dell’entusiasmo per l’horror?

E’ stato detto tutto di tutto quanto, non solo per l’horror! Quanti libri o film fotocopia troviamo nel mainstream, nel thriller, nel romance, nella fantascienza? L’uomo racconta storie dall’alba dei tempi. Storie che vengono ripetute, modificate, adattate. Ma le emozioni umane, sempre quelle sono e sempre di quelle si parla. Amore, odio, rabbia, paura… sono queste le pietre angolari su cui si regge tutto l’impianto narrativo, e i meccanismi che implicano lo scatenarsi di tali emozioni, sono gli stessi oggi come ieri.
Da quando la stampa è diventata un processo “industriale” con l’invenzione dei caratteri mobili, questa attitudine ha creato un’esplosione di creatività. Considerando che sono secoli che questo avviene e che sulla Terra si sono succeduti miliardi di persone, il calcolo delle probabilità è drammaticamente avverso a qualsiasi pretesa di unicità. Quasi tutto quello che inventiamo si può far risalire a qualcosa che lo ha preceduto. Architettura, pittura, scultura, letteratura, sono intrisi di echi del passato. Che ci piaccia o meno, siamo il frutto di secoli di stratificazione sociale e culturale, di influssi, di suggestioni. Avere la pretesa di inventare qualcosa da zero, quindi, è un po’ ridicolo.
E’ anche vero, come dici, che alla fine si fa il callo a tutto. A volte invidio Bram Stoker o Edgard Allan Poe: immagino i loro lettori più “innocenti e ingenui” di come lo siamo noi oggi, quindi le storie di questi scrittori dovevano avere un effetto deflagrante sul pubblico. Io vorrei procurare gli incubi a chi mi legge, non farlo sbadigliare. Del resto, più approfondisci una materia, meno ti diverti, perché c’è sempre più raziocinio e sempre meno istinto. Per questo evito di abbuffarmi: voglio conservare ancora un po’ di appetito.

La lotta tra il bene e il male è un argomento trito e ritrito qual è stato secondo te l’elemento che ha fatto del tuo libro un successo?

Anche l’amore lo è, eppure continuiamo a innamorarci e a leggere storie d’amore. E la morte? Da quando esiste l’uomo, esiste la morte, eppure non si smette di scriverne… Sono semplicemente argomenti che sono parte integrante dell’essere umano e che continueranno a tornare, finché saremo su questo sasso nello spazio.
Quello che ho cercato di fare io, piccolo granello di sabbia in un titanico e inarrestabile ingranaggio, è stato di non prendere mai la strada più semplice, di complicarmi la vita. Perché – mi sono detto – se sorprendi te stesso, forse riuscirai anche a sorprendere il lettore. Ho fatto scelte “impopolari” forse, ma che molte volte hanno sortito l’effetto sperato.

La mentalità popolare ha ancora suggestione nei confronti dell’arcano del religioso e del misticismo, probabilmente perché non si capisce mai dove finisce la verità. So che tu hai compiuto diversi studi, viaggi e ricerche per carpire quante più esperienza riguardo all’esorcismo e varie cerimonie rituali, come le hai vissute queste esperienze e quanto di te crede davvero nel “mondo oscuro”?

Quando assisti a una messa di liberazione, durante la quale vengono effettuati diversi esorcismi, e tutti attorno a te sono fermamente convinti di stare assistendo a qualcosa di soprannaturale, ha davvero importanza se Satana sia reale o no? L’emozione che queste persone provano è tangibile, la puoi quasi respirare. Il rituale che recita il sacerdote lo senti con le tue orecchie così come le urla degli “indemoniati” trascinati a forza verso l’altare… Fanno davvero impressione. Ho visto una ragazzina trattenuta a stento da due uomini grandi e grossi. Lei crede di essere posseduta, ma non lo è? Bene, ma vai in quella chiesa, al tramonto, in mezzo a quelle persone, con l’odore dell’incenso, delle candele che bruciano, le litanie e gli inni ripetuti incessantemente… Senti le sue urla che rimbombano sotto le volte della chiesa…
Non importa che sia vero o no, perché quello a cui assisti, lo è. Eccome se lo è. Qualsiasi cosa succeda in quei momenti, ti garantisco che è più che reale e ti rimane appiccicato addosso, che tu creda o no.
Mi hanno raccontato cose alle quali, tutt’ora, non posso né voglio credere, perché semplicemente sono troppo assurde, sono caos in un mondo che (nonostante tutto) pensiamo guidato da un certo ordine naturale. Eppure l’idea che ci siano in mezzo a noi persone che credono queste cose REALI, è secondo me più spaventoso del fatto in sé.

Di nuovo al numero 1

Date: 05 aprile, 2011  |  Posted By: Andrea  |  Category: Diacono  |  Comments: 0

Mi segnalano e più che volentieri segnalo a mia volta che di nuovo, oggi Il Diacono è saltato in testa alla classifica di Amazon.it (classifica fluida in costante evoluzione). Un paio di osservazioni: sono senza parole vedendo che viene addirittura venduto con lo sconto del 35%. Quindi acquistandolo su Amazon.it lo paghereste solo € 9,75 risparmiando ben € 5,25.

Fantastico per voi lettori, non credete? Però mi chiedo…  ma come diavolo fanno? Che razza di prezzi spuntano dai distributori? L’unica cosa che riesco a pensare, è che siano già diventati così “influenti” sul mercato italiano da poter fare questi prezzi, oppure che cerchino di ammazzare la concorrenza fregandosene dei guadagni. Tanto per farvi capire l’entità degli sconti, pensate che in questo momento, le offerte degli altri store online sono:

  1. IBS.it sconto del 5% (risparmio €0,75)
  2. BOL.it nessuno sconto
  3. laFeltrinelli.it nessuno sconto
  4. Webster.it nessuno sconto
  5. Unilibro.it nessuno sconto

Insomma, avete capito la solfa. A turno, probabilmente, scelgono dei titoli e picchiano duro. Scorrendo le prime venti posizioni della classifica, infatti, si nota che a tutti è stato applicato lo sconto del 35%.

L’altra osservazione riguarda le prime venti posizioni. Le prime cinque sono:

  1. Il Diacono (indovinate l’autore…)
  2. La contessa nera - Rebecca Johns
  3. Soulless. Il protettorato del parasole: 1 - Gail Carriger
  4. I racconti del Necronomicon – Howard P. Lovecraft
  5. Torment – Lauren Kate

Il resto della classifica è tutto occupato da libri su vampiri romantici di un’unica autrice (a parte un volume de La torre nera e un altro paio di titoli): Lisa J. Smith

Ora vi faccio un piccolo quiz: indovinate quanto mi sta simpatica questa donna da 1 a 10?

Dieas Irae

Date: 02 aprile, 2011  |  Posted By: Andrea  |  Category: Diacono, Musica  |  Comment: 1

Avrei tanto voluto intitolare il nuovo romanzo del Diacono in questo modo, ma alla fine ci ho rinunciato, perché ci sono altri libri col medesimo titolo e perché – in fondo – giudico talmente potente l’immagine evocata da questo componimento, che avrei rischiato di farmi fuorviare. Questo non vuol dire che ne risentirete parlare, ma che almeno per quanto riguarda il titolo, non ne farò menzione.

Oggi però vi vorrei proporre un percorso sonoro che spero possa essere suggestivo ed evocativo, partendo dal componimento originale (il canto gregoriano) per poi viaggiare nei secoli e vedere come il requiem sia stato interpretato. Non sono un musicista né un esperto di musica, quindi perdonate le castronerie che farò parlando dell’argomento. Partiamo ovviamente dall’origine.

Dies Irae, dies illa
solvet saeclum in favilla:
teste David cum Sybilla.

Quantus tremor est futurus,
Quando judex est venturus,
Cuncta stricte discussurus.

Tuba, mirum spargens sonum
per sepulcra regionum
coget omnes ante thronum.

Mors stupebit et natura,
cum resurget creatura,
judicanti responsura.

Liber scriptus proferetur,
in quo totum continetur,
unde mundus judicetur.

Judex ergo cum sedebit,
quidquid latet, apparebit:
nil inultum remanebit.

Quid sum miser tunc dicturus?
quem patronum rogaturus,
cum vix justus sit securus?

Rex tremendae majestatis,
qui salvandos salvas gratis,
salva me, fons pietatis.

Recordare, Jesu pie,
quod sum causa tuae viae
ne me perdas illa die.

Quaerens me, sedisti lassus,
redemisti Crucem passus:
tantus labor non sit cassus.

Juste judex ultionis,
donum fac remissionis
ante diem rationis.

Ingemisco, tamquam reus,
culpa rubet vultus meus
supplicanti parce, Deus.

Qui Mariam absolvisti,
et latronem exaudisti,
mihi quoque spem dedisti.

Preces meae non sunt dignae,
sed tu bonus fac benigne,
ne perenni cremer igne.

Inter oves locum praesta,
et ab haedis me sequestra,
statuens in parte dextra.

Confutatis maledictis,
flammis acribus addictis,
voca me cum benedictis.

Oro supplex et acclinis,
cor contritum quasi cinis:
gere curam mei finis.

Lacrimosa dies illa,
qua resurget ex favilla

Judicandus homo reus.
huic ergo parce, Deus:

Pie Jesu Domine,
dona eis requiem. Amen.


Questo è il testo del canto gregoriano originale, composto da Tommaso da Celano intorno al 1200, e descrive il giorno del giudizio, quando i buoni saranno salvati e i cattivi condannati alla dannazione eterna. Leggendolo, avrete notato un verso che è stato ripreso da Valerio Evangelisti per il titolo del suo romanzo Rex tremendae majestatis. Ricordo di averla sentita quando ero molto piccolo, cantata in una chiesa: l’eco del canto gregoriano sotto le volte di una o di un monastero è qualcosa che fa venire la pelle d’oca. Non capivo una parola eppure non c’era verso di farmi allontanare da lì. Forse è stata in quell’occasione che ho sviluppato la (insana?) passione che ben sapete per monaci, monasteri e compagnia bella.

Non vi fa correre i brividi lungo la schiena? A me sì. Questo è il suono della fine. Un suono che torna e ritorna dal 1200 sino a oggi, in molte messe di requiem come quelle di Berlioz, Donizetti, Dvorak, o in opere classiche come quelle di Rachmaninov o Liszt. Personalmente, ho tre versioni che ritengo di culto. Le conoscerete di certo.

La prima è di quel genio di Wolfgang Amadeus Mozart. La messa di Requiem in re minore K 626, l’ultima sua composizione, mai completata…

 


Lo sentito il ritmo della fine? La disperazione, la magnificenza dell’Apocalisse, il tono melodrammatico della morte? Riuscite a vedere le immagini della disperazione dell’essere umano bersagliato da ogni parte da un mondo all’improvviso ostile? Si racconta che Mozart, malato e caduto in disgrazia, compose quest’opera per un misterioso committente, ma che non riuscì a completare perché morì prima di poterlo fare, stroncato da un’insufficienza renale. Sembra una trama degna di Faust. Ho un romanzo appena abbozzato (che resterà tale) su questa vicenda.
Davvero affascinante.

Il secondo brano è quello di Giuseppe Verdi, del 1974, contenuto nella messa di Requiem composta per la morte di Alessandro Manzoni, avvenuta l’anno prima.

Potentissimo, meno melodrammatico di quello di Mozart, ma ugualmente evocativo. Ha un’energia, nelle sue battute iniziali, assolutamente irresistibile.

Chiudo con un tocco di certo più leggero, citando un brano sfruttatissimo ma che non smette di piacermi, del britannico Karl Jenkis (nostro contemporaneo):

Come a dire… l’evoluzione della specie, no? Di strada, dal canto gregoriano, se n’è fatta tanta, eppure quando sento un brano che si rifà a quel componimento, mi scatta dentro qualcosa. E non c’è scampo per me: inizio ad ascoltarlo e riascoltarlo. Fatelo anche voi…

Preparatevi alla fine!

 

 

Enigma

Date: 24 marzo, 2011  |  Posted By: Andrea  |  Category: Diacono  |  Comment: 1

Con grande anticipo, ma visto che Giovanni questa volta si è superato, non ho resistito.

Il secondo volume del libro dell’Apocalisse secondo Andrea G.

Niente è come sembra…

Niente è come sembra…

Date: 07 febbraio, 2011  |  Posted By: Andrea  |  Category: Diacono  |  Comments: 0

Voglio condividere con voi una suggestione. Questa sera posso ufficialmente dire che è nato D2 (working title, anche se un titolo già ce l’ho in testa, ma lo svelerò più in là) il seguito del Diacono. Stavo riflettendo da settimane, prendendo appunti e vagliando ipotesi. Io so dove devo andare a parare, tutto è già scritto, ma ci sono alcune questioni che devono essere affrontate e c’è un solo modo per farlo.

E fino a oggi non ero sicuro di averlo trovato. Ho accumulato tre moleskine di appunti in queste settimane, ma sappiate che le potrò tranquillamente buttare via, perché sento che l’idea che mi è venuta stasera (più delirante di quanto temessi e di certo la più complicata da sviluppare) è quella giusta.

Lo so che è quella giusta.

Perché stasera ho trovato il ritmo perfetto, e anche se ci sono enormi vuoti da riempire, (non sapete quanto enorme sia il deserto nero e freddo che mi circonda in questo momento…) ho sentito quel vuoto allo stomaco che avverto sempre quando capisco che l’idea è quella che cerco davvero. Un’emozione simile a quando sei su un’altalena e sfrecci verso il suolo a velocità folle. Avete presente? Ecco, l’emozione c’è, e non se ne va nemmeno adesso che sto scrivendo queste poche righe per convididere con voi la mia gioia. Quindi io so.

So che oggi è nato D2.

E se D1 è stato “Niente accade per caso“, credo proprio che D2 sarà “Niente è come sembra“…

Dimenticavo. Ormai saprete che quando scrivo ascolto musica a volume insostenibile. Ebbene, volete sapere che ritmo ha l’idea che ho avuto?

(Link per gli amici che mi leggono su Facebook)

I monaci stanno per tornare…

Come iniziare bene l’anno…

Date: 01 gennaio, 2011  |  Posted By: Andrea  |  Category: Diacono  |  Comments: 0

Il Diacono in questo momento è PRIMO nella classifica dei Best Sellers di Amazon.it. Il che non cambia la vita, ma quando mi ricapiterà mai più di stare davanti a sua maestà Stephen King in una classifica? Mi perdonerete, quindi, se gongolo in maniera indegna e imbarazzante, e mi godo il momento, breve ed effimero come ogni istante di gioia. Prometto che me ne torno subito nella solita palude ad ammuffire, ma per adesso, godo.

Se non avete ancora letto il romanzo, sappiate che Amazon continua ad offrirlo con lo sconto del 30%. A buon intenditore…

Buon anno!

Il Diacono: soundtrack

Date: 30 dicembre, 2010  |  Posted By: Andrea  |  Category: Diacono  |  Comments: 0

Giovanni Lorecchio, già artefice dei tre teaser trailer del romanzo, ha superato se stesso realizzando l’intera soundtrack di un ipotetico film basato sul romanzo. I dieci brani, che è possibile ascoltare in streming grazie al caricamento su YouTube, fanno da ideale colonna sonora ad altrettanti momenti topici del romanzo.

  1. Il Diacono (Main Theme)
  2. Santo Joao (prologo): la favelas del prologo, vista dall’alto mentre fratello Nathan si inerpica lungo gli stretti e roventi vicoli.
  3. N’Chili Tzuani: il villaggio dove tutto ha avuto origine, il clima arido, l’atmosfera malsana, la “via del dolore” che conduce alla grotta segnata dai pali ove sono issate le bambole rituali…
  4. Barcellona chase, a brother dies: i monaci percorrono a bordo del furgone i vicoli di Barcellona, una corsa contro il tempo e uno scontro letale, nella seconda parte del brano.
  5. Monks in desert: Padre Valdés e fratello Nathan, nella Jeep che percorre il deserto di Giuda sulle tracce del Cacciatore.
  6. Vision n.1: la prima visione del mondo che va in frantumi, una profezia, una collina e un vescovo vestito di bianco…
  7. Tessa rising: Tessa che pian piano si lascia sprofondare nella vasca, per compiere il rito del sangue per la Divoratrice.
  8. Sacrifice: un’ambulanza, un monaco ferito, una lotta contro il tempo, e il piano della Divoratrice che si compie spietato e inarrestabile.
  9. Metro: il Diacono e padre Valdés nella stazione centrale, a Milano, quando a un tratto occhi gialli compaiono tra la folla…
  10. Beautiful Red Beast: uno degli scontri finali… nello scenario della basilica di San Pietro, la Divoratrice combatte contro i suoi avversari…
  11. Bad Military: il piano si compie e il Male cattura nella sua rete parecchia forza lavoro…

1. Il Diacono (Main Theme)

2. Santo Joao (prologo)

3. N’Chili Tzuanij

4. Barcellona chase, a brother dies

5. Monks in desert

6. Vision n.1

7. Tessa rising

8. Sacrifice

9. Metro

10. Beautiful Red Beast

11. Bad Military

Il Diacono su Lipperatura

Date: 28 dicembre, 2010  |  Posted By: Andrea  |  Category: Diacono  |  Comments: 0

Con mio sommo piacere, oggi Il Diacono è uno dei libri consigliati da Lipperatura, il blog di Loredana Lipperini, giornalista (collabora da anni con le pagine culturali de “La Repubblica“), scrittrice, e co-conduttrice di Fahrenheit su Radio Tre.

Ecco un estratto del post di oggi su Lipperatura:

Il diacono di Andrea G.Colombo, pubblicato da Gargoyle: scenario apocalittico, esorcismi, cardinali, tenebre.  Sentimentalismo zero e la speranza che una strada diversa per questo tipo di narrativa si inizi a delineare, anche da noi.

Inutile dire come la cosa per chi come il sottoscritto (autore italiano di horror, e per questo consapevole di essere sistematicamente tenuto ai margini da un “sistema” che definire  zeppo di preconcetti è dire poco), sia un evento piuttosto inconsueto.
Piacevole e inconsueto.
Ci vorrebbero più “Lipperini” in Italia perché le cose cambino davvero per la narrativa “di genere”. Più Lipperini, più editori coraggiosi privi di paraocchi, media meno fissati con tette-culi-e-calcio, e – perché no – più libri di qualità.

Insomma, serve ancora un sacco di roba, non credete?