Remake… e Venerdì 13

Date: 16 febbraio, 2009  |  Posted By: Andrea  |  Category: Cinema  |  Comments: 0

Cos’è che spinge dodici affermati registi a contendersi la direzione di un film? Cos’è che spinge eserciti di fans a guardare e riguardare sempre le stesse pellicole? Esistono produzioni più valide, altre più spettacolari, ma funzionano una volta sola, e i sequel si rivelano buchi nell’acqua… Dov’è il segreto?”

[Marcus Nispel, regista del remake Friday The 13th]

Nispel si chiede questo parlando dei sequel. Io me lo chiederei parlando dei remake. Siamo sempre qui a lamentarci di quanto siano seccanti e inutili. Poi guardi i risultati al box office USA (e a breve vedremo anche cosa è successo in Italia) e inizi a porti delle domande…

  1. Friday the 13th (2009) $42.2M       (tot. $42.2M)
  2. He’s Just Not That Into You (2009)     $19.6M     (tot. $55.1M)
  3. Taken (2008/I)     $19.2M     (tot. $77.9M)
  4. Confessions of a Shopaholic (2009)     $15.4M     (tot. $15.4M)
  5. Coraline (2009)     $15M     (tot. $35.5M)
  6. Paul Blart: Mall Cop (2009)     $11.7M     (tot. $110M)
  7. The International (2009)     $10M     (tot. $10M)
  8. The Pink Panther 2 (2009)     $9M     (tot. $22.3M)
  9. Slumdog Millionaire (2008)     $7.15M     (tot. $86.5M)
  10. Push (2009)     $6.93M     (tot. $19.3M)

Direttamente al primo posto. Quarantadue milioni di dollari nel primo week end. Davvero vogliamo continuare a chiederci perché registi e produttori facciano a gara per fare i remake?

Maledetti francesi…

Date: 15 luglio, 2008  |  Posted By: Andrea  |  Category: Cinema, Riflessioni  |  Comments: 0

Dopo l’ondata dell’horror spagnolo, è arrivato il momento di quello francese. E la frustrazione per una crisi ormai cronica del cinema horror nostrano, monta inesorabile.
Se Alexandre Aja (figlio di un pezzo grosso della critica francese, quindi non proprio fattosi da solo) è  tutto sommato un “fuori quota” che dopo il botto di Alta tensione, è emigrato a grande richiesta negli USA gettandosi nel fortunato remake de Le colline hanno gli occhi, per poi scrivere e produrre lo slasherino P2 e gettarsi nella realizzazione di quello che probabilmente è sino a oggi il suo film più costoso, Mirrors, ci sono altri registi – tutti giovani – i cui film sono letteralmente esplosi sia in Francia che in Europa, attirando spesso l’attenzione dei produttori USA.

Parlo di Alexander Bustillo e Julien Maury autori dell’acclamato low budget A L’interieur (Inside), che vengono già ritenuti talmente interessanti negli States, da essere stati indicati come i registi più papabili per il remake di Hellraiser. Oppure di David Moreau e Xavier Palud registi dell’ottimo Ils (Them), o di Pascal Laugier già autore del noiosetto Saint Ange e ora regista di Martyrs.

Qualunque sia il vostro giudizio su questi film, non può non risultare evidente la differenza rispetto alla squallida scena italiana. Lassù, in Francia, i produttori danno spazio all’horror e ai giovani registi e questo viene premiato. I film prodotti sono talmente interessanti da attirare l’attenzione dei produttori USA. Il sistema francese di supporto economico alle produzioni autoctone funziona, tanto che le co-produzioni USA-Francia si ripetono sistematicamente, rendendo i registi francesi interessanti anche dal punto di vista economico.

Qui da noi, lavorano sempre i soliti registi. Blasonati, non si discute. Capaci, chi dice di no. Ma forse non freschissimi. Forse non in sintonia con quello che è oggi l’horror.  Perché negli usa a 30 anni ti affidano un progetto miliardario e in Italia nemmeno ti fanno andare a prendere i panini? Io la definirei cialtroneria. Sento continuamente favoleggiare di nuovi mirabolanti progetti corali (ricordate gli Italian Masters of Horror?), ma poi tutto tramonta… mancano i soldi, mancano i produttori, mancano i distributori. Manca la voglia.
All’estero, intanto, lavorano sul serio e fanno i soldi che qui sognano.
Non si investe più niente, si va avanti solo per spintarelle e tanti saluti al cinema horror italiano.

I francesi, così, ci hanno bellamente sopravanzato, stanno dando spazio alle nuove leve, mentre i nostri produttori DORMONO e buttano via i soldi in filmacci tutti uguali, su storielle che non varcano i confini nazionali. Sempre la solita solfa, direte voi.

Avete ragione, aggiungo io.

Estenuanti remake

Date: 13 giugno, 2008  |  Posted By: Andrea  |  Category: Cinema, Riflessioni  |  Comments: 0

Mi chiedono via mail (in maniera sibillina) cosa ne pensi della notizia del prossimo sequel di Halloween, intendo quello di Rob Zombie. Che volete che vi dica? Sono esausto, questo è vero, l’ossessiva ripetizione di alcuni “marchi di fabbrica” (perché tali ormai sono diventati gli spunti narrativi, orrorifici e non) mi ha sfibrato. Non ho davvero più nulla da dire a riguardo.

Dopo anni che si fanno considerazioni sull’argomento, che si vedono remake, sequel, prequel, io ripeto stancamente sempre la stessa cosa: non mi interessa se un film sia copia, seguito o rifacimento. L’importante è che sia un buon film. Il problema è che quasi sempre, la qualità media di una saga va decrescendo esponenzialmente con l’aumentare del numero dopo il titolo. I motivi? Tanti e sempre gli stessi.
Magari ne riparlerò, comunque sia è questo il vero problema: non l’originalità, ma la qualità.

Mi sia dato atto, però, che da tempo immemorabile, vado sbraitando che i produttori non potrebbero continuare ad ammorbarci così SE il pubblico evitasse come la peste queste pellicole, premiando invece le sceneggiature originali.

Questo avviene?
NO. Sempre tutti pronti al botteghino. Quindi significa che un pubblico esiste.
Un pubblico giovane? Poco preparato? Indolente?
Non ne ho idea, ma le cose stanno così. Finchè questo modo di fare cinema sarà economicamente remunerativo, perché i produttori (non parlo di autori) dovrebbero rinunciarci? Loro fanno il loro interesse e a noi non resta che adeguarci.