Certe volte la gente mente soltanto tacendo

Date: 24 aprile, 2012  |  Posted By: Andrea  |  Category: Libri, Riflessioni, Scrivere  |  Comments: 5

Nella fotografia qui sopra, scattata nel 1982, potete vedere un giovane Stephen King accogliere il visitatore nella sua tenuta in autentico stile Famiglia Addams, aprendo l’ormai celebre cancello gotico con tanto di ragnatele e pipistrelli. Un’immagine che avrete sicuramente già visto chissà quante volte, che celebrava quello che tutti conoscono come il Re dell’horror. Tanto per darvi qualche coordinata, King nell’82 ha già fatto qualche soldino e ci tiene a calarsi nella parte del più letto e noto autore di horror del momento. Ha già pubblicato abbastanza romanzi da riempire la carriera di qualunque altro autore, eppure è praticamente solo agli inizi: Carrie (1974), Le notti di Salem (1975), Shining (1977), L’ombra dello scorpione (1978), l’antologia di racconti A volte ritornano (1978), La zona morta (1979), L’incendiaria (1980), Cujo (1981). E questo solo col suo nome, perché già nel 77, inizia a pubblicare romanzi sotto lo pseudonimo di Richard Bachman: Ossessione (1977), La lunga marcia (1979), Uscita per l’inferno (1981).

All’epoca in cui fu scattata quella foto, quindi, King aveva già scritto e pubblicato sette romanzi e un’antologia ascrivibili all’horror e altri tre libri che vanno dal dramma, al thriller, passando per il distopico. Fu Carrie a rendere famoso King, non Ossessione, il primo romanzo che scrisse e che peraltro arrivò quasi a rinnegare affermando (nella prefazione di Blaze) che era contento di saperlo fuori catalogo. Carrie vendette un sontuoso numero di copie, tanto che Brian De Palma nel 76 decise di farne un adattamento per il cinema. Carrie salvò King dalla miseria e lo proiettò in una dimensione di successi a ripetizione. E di dipendenza da alcool e droghe.

Vi ho inquadrato per bene la situazione? King ha successo come autore di romanzi horror e fa abbastanza soldi da gigioneggiare comprando una villa in stile vittoriano e facendo istallare un cancello che nemmeno in una puntata di Zio Tibia. Non c’è nulla di male, è entrato nella parte e la sta facendo bene. E’ già diventato un mito per tutti gli appassionati e da qui a 10 anni diventerà talmente popolare e amato che si inizierà a dire che potrebbe pubblicare la sua lista della spesa, tanto i lettori gliela comprerebbero lo stesso. Ed è la pura verità. Intanto però la critica storce il naso. Time Magazine lo definì: “maestro della prosa post-alfabetizzata“. Un atteggiamento ostile che continuò a lungo, almeno fino agli anni ’90.

Fast forward

Adesso facciamo un bel balzo in avanti nel tempo. Un “avanti veloce” che ci proietti fino ai giorni nostri, passando per altri 36 romanzi firmati King, 4 firmati Bachman, 11 raccolte di racconti, due fondamentali saggi sull’horror e sulla scrittura, 58 film ispirati direttamente o indirettamente ai suoi scritti, più film per la TV, miniserie, apparizioni come attore, sceneggiature, articoli per giornali e quotidiani, interviste ecc ecc… King è diventato l’indiscusso Re dell’horror, un autentico gigante, una personalità già messa accanto ai grandi del genere. In questa cavalcata verso l’immortalità c’è una sola sosta, nel 1999, quando King fu investito e quasi ucciso da un disgraziato alla guida di un Dodge. Immortale lo scrittore, mortale l’uomo. Fu un periodo molto difficile, segnato da operazioni, molto dolore, molti medicinali. King era prostrato, stanco. Arrivò ad annunciare di voler smettere di pubblicare.

Qualcuno credette al suo annuncio. Tragedia. Io all’epoca scrissi che non ci credevo e non fui smentito, perché la “macchina” ricominciò a produrre, anche se qualcosa era cambiato. Forse vedere in faccia la morte di cui tante volte aveva scritto, fu un’esperienza che lasciò il segno perché dopo l’incidente, l’unico vero romanzo horror scritto da King fu Cell. E fra gli altri romanzi ci furono libri atipici come Colorado Kid, quasi sperimentali come Duma Key, distopici come 11/22/63. La critica intanto inizia a corteggiarlo. Più si discosta dall’horror, più diventa appetibile. Inizia a “meritarsi” un rispetto che prima non aveva. Anche in Italia succede la stessa cosa. Si inizia a parlare di King in ambienti dove fino a qualche anno prima lo si snobbava alla grande e questo lentamente fa sì che si arrivi a rinnegare l’appartenenza di King al genere horror. Critici e autori nostrani e americani iniziano a fare distinguo.

E arriviamo a qualche settimana fa, quando Neil Gaiman intervista Stephen King per il The Sunday Times. Nell’intervista c’è una frase (finalmente arriviamo al nocciolo della questione!) che mi ha fatto strabuzzare gli occhi. Ve la riporto:

Non mi sono mai considerato uno scrittore horror. E’ piuttosto quello che la gente pensa di me, e non ho mai avuto niente in contrario.

Se vi siete letti diligentemente tutto quanto ho scritto prima di questa frase, la citazione dovrebbe farvi sollevare almeno un sopracciglio. Stiamo parlando dell’autore simbolo dell’horror contemporaneo, giusto? Lo stesso che si è fatto ritrarre davanti alla sua villa vittoriana mentre apre un cancello in ferro battuto con ragnatele e pipistrelli? Lo stesso che viene preso a modello da generazioni di aspiranti scrittori?
Sì stiamo parlando di lui.
Lo so, qualcuno tra voi adesso starà pensando che in fondo King ha ragione, uno scrittore non si definisce, sono gli altri a definirlo.

Io sono tendenzialmente d’accordo con voi, ma nel caso di King, dovete ammetterlo, si parla di qualcosa di più di un semplice scrittore: King “è l’horror“, e lo è da almeno 30 anni a questa parte. Libri, saggi, articoli, film, telefilm… Pervasivo, invasivo, totalizzante nel suo andare dai fumetti alla musica, dai romanzi alle sceneggiature, dai film ai telefilm. No ragazzi, non è uno scrittoruccolo qualunque: parliamo di un uomo che è ormai un termine di paragone. Per chi, come il sottoscritto, non l’ha preso a calci nel culo negli anni ’80 e ’90, tutto sommato è difficile vederlo sotto questa luce anche se immagino che ci sarà chi gongolerà leggendo queste parole. Figuriamoci, ci sarà la gara a chi per primo dirà che lui lo sapeva, che era chiaro che King non fosse uno scrittore horror… Figurarsi era troppo bravo, no?

Già, e infatti Pet Sematary è un fantasy per ragazzine...

Il paradosso di King

Se devo essere sincero, quello che mi ha davvero disturbato (parola forte, lo so, ma sto ancora elaborando e magari tra un paio di giorni la cosa mi lascerà del tutto indifferente) è la frase che segue quella dichiarazione:

Arrivavo dal nulla, ed ero semplicemente terrorizzato dall’idea di deludere o contraddire in un qualche modo il mio pubblico: se loro avessero detto “Tu sei quello“, beh, sarei stato d’accordo, finché mi avesse aiutato a vendere i miei libri. Ho pensato di continuare a tenere la bocca chiusa e a scrivere ciò che volevo. Le cose sono parzialmente cambiate nel momento in cui l’antologia Stagioni Diverse ebbe alcune recensioni positive e il pubblico iniziò a dire “Wow, ma questa roba non è poi così horror“. Ovviamente non tutti se ne sono convinti.

King scrive dei libri. Per lui non sono libri horror, ma i lettori li definiscono così e lui non se ne preoccupa perché questi libri vendono un mucchio. E per non perdere soldi, cosa avrebbe fatto? E’ stato zitto.
Zitto?
Forse non ci siamo capiti allora…
King si è fatto fare una cancellata con pipistrelli e ragnatele. Uso questa foto come esempio anche se potrei farne mille altri, perché chiunque conosca anche solo superficialmente Mr. King (e non parlo solo delle letture, ma anche dei suoi scritti critici, delle sue dichiarazioni, del suo ruolo attivo sulla scena letteraria degli ultimi anni) sa bene che Stephen non è semplicemente stato zitto. Stiamo scherzando?

Io potrei stare zitto. Domani scrivo il libro storico che ho in mente da anni (giuro, è così) e quando mi definiranno autore di romanzi storici, terrò il becco chiuso. Ma io posso permettermi di farlo, sono un anonimo operatore culturale che vive in una nazione all’estrema periferia dell’occidente (non parlo in termini solamente geografici). Non ho in tutto il mondo schiere di aspiranti autori che pendono dalle mie labbra né editori pronti a scannarsi per i miei romanzi.

Ho pensato di continuare a tenere la bocca chiusa e a scrivere ciò che volevo.

Una frase simile, tenendo presente la carriera di King, non si spiega a meno che non si ipotizzi l’intenzione (o la necessità?) del Nostro di compiacere certi ambienti. King infatti conosce troppo bene la materia per non sapere cosa siano romanzi come It, L’ombra dello scorpione, Pet Sematary, La metà oscura, Shining, Le notti di Salem, Christine
Da un saggista ed esperto come lui ci aspettiamo che conosca la materia che tratta, quindi o finge di non sapere, per i motivi sopra enunciati, oppure davvero non lo sa. E non è possibile per un fine conoscitore della materia com’é King.

E’ un bel paradosso, non credete?

Sentire dalla bocca di King una sorta di giustificazione degna di Jessica Rabbit (Io non sono cattiva: è che mi disegnano così) fa un po’ specie. E’ stato King a insegnarci come l’horror non sia solo morti ammazzati e porte che sbattono, ci ha insegnato che c’è molto altro, un universo di emozioni e personaggi e sentimenti. Dirci così, adesso, equivarrebbe ad ammettere: “Ok ragazzi, abbiamo scherzato, io in realtà stavo parlando di altro.”

Se mi fermassi a questa frase, potrei (tutti noi potremmo) ricavarne una lezione di vita: scrivi solo quello che si vende. Qualsiasi cosa sia. E se ti dicono che quello che scrivi è giallo, tu annuisci anche se vedi che è verde, perché non sia mai che i lettori si accorgano del trucco e scappino a gambe levate. Personalmente ho capito che in Italia mi conviene stare zitto riguardo all’horror, allora. Scemo io a essere così diretto ed esplicito: se lo ha fatto King, posso farlo anche io e da oggi in poi quando mi chiederanno cosa scrivo, risponderò in maniera creativa

Ma stanno davvero così le cose?

Se avete resistito fino a questo punto, suppongo che siate lettori e appassionati di narrativa horror. Se così non fosse, sarà difficile che possiate comprendere la mia posizione e quello che sto per dirvi. Se non amate il genere, è probabile che alla “rivelazione” di King qualche riga più sopra, abbiate fatto spallucce. Buon per voi. Ma adesso, cortesemente, lasciatemi lavorare.

Allora, riflettiamo: cosa potrebbe desiderare un autore noto, ricco e famoso come King? Non i lettori, che ormai può condurre più o meno dove preferisce, dall’horror alla lista per la spesa. Non i soldi, dato che ne possiede più di quanti potrebbe spenderne negli anni che gli restano da campare. No amici, più ci penso e ripercorro le tappe della sua carriera, metto insieme i tasselli, e più mi convinco che King sia prigioniero di un desiderio covato per decenni: ficcare in gola a Time Magazine quella odiosa definizione. Al Time e a tutti quelli che per anni lo hanno sottovalutato, sminuito, deriso. Uno stillicidio che goccia dopo goccia ha eroso la rocciosa voglia di divertirsi scrivendo.

La vita è breve, avrà pensato dopo l’incidente del ’99…

Così oggi, confessando di averlo fatto solo per soldi, di aver scritto romanzi che sarebbero stati “fraintesi” o comunque erroneamente “etichettati”, è come se cercasse di rifarsi una verginità. Una specie di “non lo fo per piacer mio ma per dare un figlio a Dio“.
Ed è probabile che lo stia facendo perché alla fine abbia voglia di essere ricordato come uno dei “grandi scrittori” del nostro tempo. Nonostante abbia passato anni a dire che la distinzione tra letteratura alta e bassa era sostanzialmente una stronzata, alla fine deve aver ceduto.

Ma se le cose stanno davvero così, lasciatemi dire allora che la colpa è stata di quanti ammorbano (e hanno ammorbato) l’ambiente letterario con la loro presunzione e la loro supponenza. Se vuoi essere dei nostri, amico, devi omologarti. Devi pensarla come noi. Quindi caro Stephen levati di torno quella fama pittoresca che ti porti appresso e scendi a più miti consigli. Rinnega le tue origini, e ne riparliamo. E intanto che ci sei, facci il favore: cambia il cancello di casa con qualcosa che possa essere a noi gradito. Qualcosa di noioso, senza pipistrelli. Altrimenti, ti garantiamo, nel nostro esclusivissimo club non ci entri nemmeno dalla porta di servizio…

Dimenticavo: se pensate che il titolo che ho usato per questo articolo sia un mio giudizio etico su King, vi sbagliate. Non è altro che una citazione. Ovviamente tratta da un libro di Stephen King. Forse era un indizio, una specie di confessione… chissà.

“Certe volte la gente mente soltanto tacendo.” (La metà oscura)

Notte buia…

Date: 01 febbraio, 2011  |  Posted By: Andrea  |  Category: Libri  |  Comments: 0

Sto leggendo “Notte buia, niente stelle“, l’ultimo libro di Stephen King. Su 4 racconti che compongono la racccolta, ne ho già letti 3 e mi riserbo l’ultimo per il week end. Sebbene non sia nulla di nuovo per zio Steve – dobbiamo ammetterlo – il libro è buono. Davvero buono. E’ come tornare in un posto di villeggiatura che si conosce già, pensare che ormai non ti puoi più divertire perché ci sei stato troppe volte e invece  scoprire che te la puoi godere ancora.

Forse si sente un po’ l’abuso del ricorso a certe figure ormai archetipiche (forse un po’ logore?) della narrativa di King, ma come potrebbe essere altrimenti dopo 40 anni di scrittura, decine e decine e decine (ma quanto diavolo scrivi Steve?) di romanzi e racconti? C’è solo da portare rispetto per un autore così… così… gigantesco.

Spero che l’ultimo racconto riersca a sorprendermi. Se non sarà così, sarà stato comunque un piacevole viaggio. Ci risentiamo presto per un commento più strutturato.

Come iniziare bene l’anno…

Date: 01 gennaio, 2011  |  Posted By: Andrea  |  Category: Diacono  |  Comments: 0

Il Diacono in questo momento è PRIMO nella classifica dei Best Sellers di Amazon.it. Il che non cambia la vita, ma quando mi ricapiterà mai più di stare davanti a sua maestà Stephen King in una classifica? Mi perdonerete, quindi, se gongolo in maniera indegna e imbarazzante, e mi godo il momento, breve ed effimero come ogni istante di gioia. Prometto che me ne torno subito nella solita palude ad ammuffire, ma per adesso, godo.

Se non avete ancora letto il romanzo, sappiate che Amazon continua ad offrirlo con lo sconto del 30%. A buon intenditore…

Buon anno!

Stephen King ne “I Griffin”

Date: 28 luglio, 2009  |  Posted By: Andrea  |  Category: Ciarpame  |  Comments: 0

Qui galleggiano tutti

Date: 18 marzo, 2009  |  Posted By: Andrea  |  Category: Cinema, Libri  |  Comments: 0

Video Code by HorrorTube.it

Anche se il film TV non era sto gran capolavoro, è comunque gustosissimo. E’ il libro è così maledettamente IMMENSO che solo vedere Pennywise sullo schermo calamita la mia attenzione. Sto cercando la forza di rileggere IT per la quarta volta.

Stephen King – UR

Date: 16 marzo, 2009  |  Posted By: Andrea  |  Category: Libri  |  Comments: 3

Mi mandano un link. Leggo il pezzo. E trovo la cazzata del secolo.

Il libro firmato da King sarà comunque come sempre ai confini tra fantascienza e giallo (…)

Va bene che grazie a Internet, tutti possono scrivere tutto, ma che su un sito di (presunta) informazione – che non cito per pietà – si scriva che “come sempre” King scriverà qualcosa fra fantascienza e giallo, significa solo che chi ha scritto questo pezzo non ha la minima idea di cosa scriva Stephen King né abbia ben chiara in testa la differenza tra horror, giallo e fantascienza. Il che, se me lo permettete, su un sito che si occupa di libri, è davvero imbarazzante.

Il triciclo di Shining

Date: 01 dicembre, 2008  |  Posted By: Andrea  |  Category: Cinema  |  Comments: 0

Questa scena credo la conosciate tutti…

Ma forse non conoscete quest’altra versione:

Stephen King: sempre dalla parte sbagliata

Date: 20 giugno, 2008  |  Posted By: Andrea  |  Category: Libri, Riflessioni  |  Comments: 0

Ieri sera, dopo una presentazione in libreria, mi sono messo a cianciare amabilmente con alcuni amici e la conversazione è scivolata presto su un tema sempre caldo: gli ultimi romanzi di Stephen King. Tutte le persone con cui stavo parlando erano lettori di vecchia data del vecchio zio Steve. Tutti, sebbene con diversi punti di vista, concordavano su una cosa: i vecchi romanzi erano di ben altra pasta. Gli ultimi sono sì, piacevoli, ma insomma… è come se alla fine mancasse qualcosa. Niente di drammatico, sia chiaro, ma quando per anni e anni sei abituato all’eccellenza (abituato troppo bene, diciamo pure) diventi esigente. Forse troppo.

A un tratto, la conversazione è scivolata da King alla critica SU King e guarda un po’, chi più, chi meno, ci siam sentiti tutti presi di mira. Spiego in due parole: da qualche tempo, i toni di alcune recensioni pubblicate on line e su testate anche importanti, sono cambiati. Da un misto di sufficienza e derisione, siamo passati – col lento scorrere degli anni – a un’attenzione sempre crescente, sino alla recentissima celebrazione a opera dei critici più giovani e blasonati (penso ai Wu Ming, ad esempio).

Quello che però stona in queste critiche, è il costante ripetersi di una specie di mantra che potrei riassumere in questo modo: questo libro di King è un capolavoro nonostante non faccia impazzire i suoi vecchi fans. Non è mio interesse in questa sede riflettere a proposito del torto o della ragione altrui, né cercare di assodare se King sia migliorato o peggiorato. La cosa che vorrei sottolineare è che – guarda un po’ – noi fans, noi lettori ventennali del Re, siamo ancora e sempre dalla parte sbagliata.

Quando osannavamo King e l’horror, ci prendevano in buona sostanza per pazzi. Quando cercavamo di convincere il nostro prossimo che King non scriveva robaccia, che quei romanzi horror erano cibo per la mente adatto a tutti, lo sguardo che di solito avevamo in cambio era di moderata indifferenza se non di compatimento. Di che accidenti stavamo cianciado? Quei romanzi erano fuffa, ci veniva assicurato.
Oggi, che King è diventato di moda e ne viene riconosciuto il valore letterario, siamo oggetto di biasimo perché ci lamentiamo delle sue ultime creazioni. Peccato non avere avuto delle sponde così importanti tipo un dieci anni fa, quando a parlare di King era come andare contro i mulini a vento. Dire oggi che King è bravo nonostante il genere e i fans, non mi sembra granché come presa di posizione. E’ come scrivere che la Nutella è buona, dopo 40 anni di diffusione di quella droga color cacao.
E’ come se si volessero smarcare dai fans, fare dei distinguo. Prima criticando King, oggi criticando i suoi appassionati.

Non voglio aprire una delle solite polemiche on line (per questo non ho linkato i pezzi incriminati), ma ribadire un concetto molto semplice: se i fan di King avevano ragione su di lui 10 anni prima che la critica ufficiale se ne rendesse conto, forse un motivo ci sarà. E prendere come un piagnisteo fastidioso le considerazioni che oggi, noi orgogliosi Figli del Re portiamo al nostro amato sovrano, è ingeneroso e un po’ miope.
Forse, come anni fa, abbiamo le nostre buone ragioni per pensarla così.

Tante cose da fare e così poco tempo…

Date: 16 giugno, 2008  |  Posted By: Andrea  |  Category: Riflessioni  |  Comments: 3

Giuliano, amico e compagno di mille cibernetiche avventure, mi ha appena scritto via mail a proposito di questo blog chiedendomi col suo tipico aplomb inglese: “come cazzo fai ad avere anche tempo per scrivere lì, eh?“, testuali parole. Ecco, spesso in diversi mi chiedono come faccia a trovare il tempo per tutto, ma la mia reazione di solito è: “Ma se non riesco a combinare quasi niente?”
E non la sto sparando grossa. Vi giuro che faccio circa un decimo di quello che vorrei fare.

Se siete come me, potrete capire l’ansia perenne…
Ricordo ancora una frase che lessi anni addietro di Stephen King, al quale chiesero come facesse a scrivere tutti quei libri e lui più o meno rispose che il tempo si trova, basta smetterla di perdere tempo con le stronzate (sto parafrasando… King parlò di perdere tempo con la TV). Il che riassume, in definitiva, il concetto espresso da Edgar A. Poe nel suo Il demone della perversione, che mi marchiò a fuoco in giovine età. In particolare, quello che il setaccio della mia memoria ha trattenuto per tutti questi anni è un concetto semplice… Se lasci che il tempo passi senza fare niente, troverai sempre più facile non fare niente.

Terrificante, non trovate?

Sappiamo di avere un numero limitato di ore, minuti e secondi a nostra disposizione, eppure troviamo piacere nel lasciarli scorrere nell’inedia più totale. Siamo attratti da tutto ciò che ci può fare del male (non per nulla la Nutella ha un sapore divino), compreso l’ozio. La vita ci costringe in direzioni che spesso non vorremmo imboccare e per necessità, gran parte della nostra esistenza si perde dietro ad attività il cui unico scopo alla fine è garantirci la sopravvivenza. Poi arriva un bel giorno e ti accorgi che il tempo a tua disposizione è terminato e quello che volevi disperatamente realizzare, lo hai rinviato, anno dopo anno, convincendo te stesso che l’anno venturo sarebbe stato quello buono.

Ebbene, io credo di aver già perso abbastanza tempo.
Se potessi tornare indietro e trovarmi faccia a faccia col me stesso ventenne, gli piallerei il culo a calci. Per questo adesso arranco dietro a mille progetti… Ho paura da un istante all’altro di trovarmi di fronte al me stesso sessantenne e di venire preso a ceffoni per una settimana.